La ricerca della maratona perfetta non è solo questione di numeri. Appunti dopo l’esperimento #Breaking2.

“Immagino che tu ora stia pensando cosa potevo fare per togliere quei 25 secondi, per scendere davvero sotto le due ore?” È la prima domanda di Carl Lewis, quel Carl Lewis, al maratoneta più veloce del mondo.

I believe that with good preparation and good planning the 25 seconds will go.

Così gli risponde Eliud Kipchoge. Razionale, sereno, consapevole che il sub2 è sempre più vicino.

Atleta kenyano di 32 anni, oro olimpico a Rio 2016 nella maratona, Kipchoge è stato scelto dalla Nike insieme all’etiope Lelisa Desisa e all’eritreo Zersenay Tadese per un esperimento durato 7 mesi per portare il record della maratona da 2:02:57 (Dennis Kimetto, Berlino 2014) al di sotto delle due ore. La ricerca della “maratona perfetta”. Che in realtà, sia a livello scientifico che sportivo, ha radici molto lontane, da un saggio pubblicato nel 1991 sul Journal of Applied Physology da Michael J. …


Nella vita, ultimamente corro. Molto. Sto preparando una maratona. Preparare una maratona è un investimento emotivo, prima che fisico. Lo sa bene chi è costretto a fermarsi per un infortunio. Se quello che ho scritto da qui in avanti vi sembrano troppo fatti miei è perché lo sono.

  1. Come mi ha detto un amico “nel preparare una maratona imparerai più cose su te stessa che in anni di vita”.
  2. Quello che mi sta succedendo mi ricorda la prima volta che ho provato a praticare meditazione mindfulness, una pratica che, per dirla facile, si basa sul vivere il momento presente usando il respiro come oggetto di meditazione. Una cosa tanto semplice quanto potente, che non serve assolutamente come tecnica di rilassamento, ma anzi come strumento di conoscenza di sé e di come funziona la propria mente. Ritrovo la stessa potenza e lo stesso stupore nell’osservare cosa succede nella mia testa quando faccio i lunghi (28, 30, 36 chilometri): vedo con chiarezza la Donata sul lungotevere che cerca di convincere se stessa e le sue gambe ad andare avanti, ma vedo anche la Donata che è in ufficio, che risponde a email, che incontra clienti, che affronta problemi, che compie scelte di vita. …


Di Donata Columbro

In un giorno non meglio precisato di luglio cade il mio anniversario con Roma. Avevo 9 anni, guardavo in alto ammirando palazzi che mi sembravano altissimi e dicevo ai miei genitori: “Da grande verrò a vivere qui”. Erano arrivati da Torino per riportarmi a casa dopo una settimana di vacanza “da sola” da una zia conosciuta pochi mesi prima al matrimonio di una cugina. Vieni a trovarmi a Roma quest’estate? Fin da piccola probabilmente avevo la sindrome delle occasioni sprecate e ho detto “sì” senza battere ciglio. Fino al giorno della partenza i miei a insistere: “Ma sei sicura? Non è che poi ci chiami per venirti a prendere dopo due giorni?” No. Voglio andare da zia Desi. Zia Desolina, che vive a Roma da più di 60 anni e non ha perso una nota del suo accento di Parma. …

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Giornalista, blogger e social media editor. Ossessionata dall'Africa, dai media digitali e dall'attivismo online.

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