In un modo o nell’altro, cambia tutto.


Genova, Carrara, Acireale. Sono solo tre dei più recenti esempi di violenti fenomeni climatici e dissesto idrogeologico del nostro paese. Ma se quest’ultimo è per lo più il frutto di dissennata gestione del territorio, i primi sono il risultato di una follia grande quanto l’intero pianeta. Mentre il mondo soffre già il peso dell’avidità capitalista e dove beni come l’acqua potrebbero diventare il nuovo oro, l’Italia stessa vede nel suo premier Renzi un sostenitore delle politiche neo-liberiste e dell’energia nucleare. Gli attori del presente stanno straziando l’ambiente come una tela in cui sempre meno potrà essere fatto e dove sempre più deboli saranno lasciati indietro, mentre solo i più ricchi e potenti potranno permettersi una adeguata qualità della vita.

Occorre una risposta rivoluzionaria — immediata e globale — al Non-futuro. Invertire il cambiamento climatico è la sfida politica più importante nella storia dell’umanità.

“In un momento di sincerità, il gigante delle armi Raytheon, ha spiegato: «Estese opportunità di affari sono in probabile ascesa in relazione alla trasformazione dei comportamenti dei consumatori e dei bisogni in risposta al cambiamento climatico.» Queste opportunità non includono soltanto maggiore richiesta per i servizi privatizzati della compagnia ma anche «richiesta per i suoi prodotti militari e servizi di sicurezza in seguito alle conseguenze di siccità, inondazioni, ed eventi tempestosi risultanti dal cambiamento climatico.» Mentre sorgono i primi interrogativi sulla gravità di questa crisi, è opportuno tenere a mente questo dato: le milizie private si stanno già mobilitando.

Siccità e inondazioni creano ogni tipo di opportunità d’affari, a parte la crescente richiesta di uomini armati. Fra il 2008 e il 2010 sono stati brevettati oltre 261 tipi di semi di grano capaci di resistere a condizioni climatiche estreme; di queste, quasi l’80% sono controllate dai sei giganti del settore agroalimentare, inclusi Monsanto e Syngenta. Nel frattempo, in New Jersey, la super-tempesta Sandy ha fruttato milioni ai costruttori, che hanno ricevuto fondi statali per aree non gravemente danneggiate, mentre si è rivelata un incubo per gli abitanti di alloggi popolari duramente colpiti, così come era successo a New Orleans dopo l’uragano Katrina.

Ma niente di tutto ciò rappresenta una sorpresa. Trovare nuovi modi per privatizzare i beni comuni e trarre profitto dai disastri è ciò che il nostro attuale sistema è costruito per fare; e così com’è, non è capace d’altro. La dottrina-shock, comunque, non è il solo modo in cui le società rispondono alle crisi. Lo abbiamo visto tutti coi nostri occhi in questi ultimi anni, con il collasso economico cominciato nel 2008 a Wall Street e contagiatosi in tutto il mondo. Un aumento improvviso nei prezzi degli alimentari ha contribuito a creare le condizioni per la Primavera araba. Le politiche di austerità hanno ispirato movimenti di massa dalla Grecia alla Spagna, dal Cile agli Stati Uniti, e al Quebec.

Forse molti di noi stanno diventando molto più bravi nell’individuare coloro che sfrutteranno cinicamente le crisi per depredare la sfera pubblica. Eppure queste proteste hanno altresì dimostrato che dire “no”, da solo, non è abbastanza. Se i movimenti di opposizione esistono per brillare più di un fuoco fatuo, avranno bisogno di una visione d’insieme per mettere in evidenza le crepe dell’attuale, fallace sistema via via che si manifestano, così come di strategie politiche per raggiungere i propri obiettivi. In passato, è stato essenziale costruire dei forti movimenti in grado di resistere chi ha difeso lo status quo, e che hanno chiesto una quantità molto più ampia di benessere per tutti.

Alcune delle poche (e minacciate) vittorie dell’eccezionale passato comprendono: previdenza sociale in molti paesi, pensioni di anzianità, sussidi per gli alloggi e finanziamenti pubblici all’arte. Sono convinta che il cambiamento climatico rappresenti una opportunità storica su una scala ben più vasta. Facendo parte del progetto di ridurre le emissioni nocive al livello sollecitato dagli scienziati, abbiamo ancora una volta la possibilità di far progredire politiche che migliorino drasticamente la vita, chiudere il gap tra ricchi e poveri, creare grandi quantità di buoni posti di lavoro, e rinvigorire la democrazia da capo a fondo.

Piuttosto che l’ultima espressione della dottrina-shock — una varietà di ulteriori sfruttamenti delle risorse del pianeta e repressioni di massa — il cambiamento climatico può essere lo Shock della Gente Comune: un colpo dal basso. Può ridistribuire il potere nelle mani dei tanti, invece che consolidarlo in quelle dei soliti pochi; ed espandere radicalmente i beni pubblici, piuttosto che smembrarli e mandarli all’asta. E dove i dottori della destra sfruttano le emergenze (sia vere che artefatte) per spingere l’adozione di nuove politiche per nuove crisi, questo tipo di trasformazioni otterrebbe l’effetto opposto, lasciandoci un habitat più vivibile di quello verso cui ci stiamo incamminando, e un’economia molto più equa di quella che abbiamo oggi.” [*]


[*] Naomi Klein — “This Changes Everything” (Simon & Schuster, 2014).