01/04/1930
Mi sono innamorata. Il primo Aprile 1930. Mi sono fottutamente innamorata. Bello scherzo.
Il Lindie quella sera era pieno. Fin troppo. <Meg andiamo via, fà troppo caldo e non si riesce nemmeno a fare un passo> La coltre di fumo mi stava già dando alla testa dopo soli 5 minuti dal mio ingresso. Trionfale per giunta. Io, che per fare la grandiosa entro a gamba tesa su tacco 12 e SPAM, inciampo rovinosamente sbattendo sulla schiena di uno al bancone. <Ma che ca…>. <Che ca lo dice a qualcun altr…> <La perdoni> interviene Meg. < Non sopporta la folla e diventa particolarmente nervosa e maldestra. C’è un nome in effetti per questa patologia. Dovrebbe essere tipo aforafobica> <Agorafobica semmai> la correggo <Si ecco, si, proprio quello!> sorride imbarazzata e mi trascina via per un braccio.
<Ma che ti prende Cri?!> <Quello mi ha insultato!> < Ma smettila di fare la bulla che con il viso che c’hai non ci crede nessuno!> Ah Meg, la mia amica Meg. Con quei capelli corvini cosi lisci e lucidi da potersi quasi specchiare, gli occhi di cioccolato extra fondente e i lineamenti fini come le figure femminili delle stampe giapponesi. Che invidia. Io, presa in giro fin da piccola per i miei capelli rossi e sempre arruffati, la forma a pera e il naso a patata. È l’unica che riesce a sopportare il carattere di merda che mi ritrovo. Perchè fondamentalmente siamo profondamente diverse. Lei è bianco, io sono nero. lei il cigno, io l’anatroccolo. Lei il bon ton, io il fotte sega. Se non ci fosse lei, io sarei in qualche galera di Midtown.
<Ora vai e chiedi gentilmente scusa> <Si e poi? Gli offro anche un drink, magari?!> < Magari te lo offre lui> controbatte alla velocità supersonica ammiccando. Ma che s’ammicca dico io. Lo sa benissimo che non me ne frega nulla degli uomini. Lei e tutte le sue menate sull’amore. Devi trovarti qualcuno. Sarai una frigida zittella bisbetica. L’amore è il senso della vita. Puah. Mi fanno venire il vomito. Io voglio solo leggere romanzi, ballare il charlestone e diventare medico.
Comunque vado. Alla fine ha ragione, sono stata maleducata. È ancora al bancone. Riconosco la giacca. Mi avvicino decisa. Barcollante per via dei tacchi maledetti ma decisa. Almeno nello sguardo. C’è uno sgabello vuoto proprio accanto. Mi faccio coraggio. Per me ammettere di avere torto è come per Ercole superare le 7 fatiche. Mi blocco. Cambio idea. Non mi va di sedermi. No. Deve essere qualcosa di rapido. Un <Salve, volevo solo scusarmi per prima> e via, a ballare in pista senza più dover incrociare il suo sguardo.
Che poi alla fine non l’ho visto bene. Mi pare però che sotto ai capelli spettinati e di un biondo sporco si nascondino due occhi cerulei. E a me sono sempre piaciuti gli occhi azzurro-verdi.
<Ehm, mi scusi> gli tocco la spalla e si gira. Ha il bicchiere da cocktail tra le labbra e due bretelle con la stampa dei tasti di un pianoforte. Simpatiche. E si, avevo ragione, i suoi occhi sono cerulei.<Mi scusi se la interrompo ma…> <Ian muoviti, tocca a te> un ragazzo gli urla dall’altra parte della sala. Appoggia il bicchiere, ringrazia Sam il barista, mi guarda dritto negli occhi e dice <Aspettami>. Ma chi cazzo ti credi di essere? Come ti permetti di dire a me di aspettarti? Stavo per urlarglielo contro ma lui era già in mezzo alla folla che al suo passaggio lo acclama. Le donne gli si appiccicano come mosche, gli uomini lo guardano con invidia e ammirazione, motivandolo con secche manate sulla spalla. Io se fossi in lui gli tirerei un pugno! Vabbè ma che m’importa in fondo? Chi è quello lì se non un galletto più o meno carino che se la tira alla grandissima, pensando che io sia come tutte le galline che le starnazzano attorno?
Lo seguo con sguardo incazzato. Arriva al centro della sala e si siede al pianoforte. Cazzo è il pianista. Accarezza i tasti e inizia a suonare. Cazzo non è un pianista qualsiasi. Le note prendono vita. Riesco quasi a vederle e non sono ubriaca, giuro. Suona talmente bene che la musica non fa vibrare solo i timpani ma anche alla pelle.
Era il Primo Aprile 1930. E fanculo. Mi sono innamorata di un fottuto pianista.