Politica, Franco Politica.

Da qualche giorno rispunta sul mio profilo Facebook il viso conosciuto del compaesano Franco Dalmasso, detto “politica” (da pronunciarsi rigorosamente “pulitica”). Un evento curioso, coincidente con questo generale italico post-referendario riavvicinamento alla politica. Interessante assonanza.

Franco da 39 anni vive in solitudine fra le montagne di Boves, senza luce gas o televisione. La sua storia compare nel documentario di Remo Schellino 1° classificato categoria “Orizzonti” per il concorso MAC3 — Movie Alp Contest 2016 nell’ambito del Festival della Montagna di Cuneo.

Qui il link ad una anteprima.

Come sempre accade una parte di me si chiede se non abbia fatto bene lui, che come molti di noi pare aver compreso davvero come gira il mondo, a lasciarsi tutti alle spalle, a lasciare che i morti seppelliscano i morti.

Una altra parte di me, forse codarda, si ribella alla ribellione così profonda, così estrema, senza compromessi. Non perché io sia poi davvero così attaccato alle comodità e alla vita social-familiare, ma proprio perché il volersi distaccare e il doverlo fare con il corpo, mostra un limite clamoroso.

Ovviamente ignoro totalmente le reali motivazioni di Franco e quanto dico vale solo per me in rapporto a quella che “mi pare” essere la sua esperienza.

Gli attaccamenti sono nella mente. Si può non avere un televisore, ma non esserne distaccati. Si può non avere un lavoro e non esserne distaccati. Si può non avere famiglia e non esserne distaccati.

Il tema del non-attaccamento tanto caro ai Buddhisti (ma non solo) è importante non tanto su un piano spiritual-chic (del quale importa sega), ma solo e soltanto per la nostra sanità mentale, per la nostra felicità.

Come diceva Tyler Durden “le cose che possiedi alla fine ti possiedono”. Del mitico Fight Club parleremo un’altra volta, ma questa frase è meravigliosa.

Penso che Franco si sia distaccato dal mondo con successo, non perché abiti da solo nei boschi, ma per come parla del cielo, della rugiada, della bellezza della vita. Questa è la sua testimonianza.

In questo credo che lui viva in me ed io viva in lui. Vedere il mondo e le cose per ciò che sono è fonte di continua gioia, senza sosta, senza volersi per forza attaccare a qualche forma che momentaneamente sembra averti dato soddisfazione.

La nostra ragion d’essere risiede nell’apprezzamento di ciò che è davanti ai nostri occhi ora, senza possesso, perché non possediamo nulla. Ecco, semplicemente non possediamo nulla. Credere anche solo per un secondo di possedere qualcosa, di poter controllare qualcosa, di poter trattenere qualcosa fa scomparire la realtà e genera una illusione che, immancabilmente, porta delusione, sofferenza e dolore.

Noi siamo la temporanea forma che questo presente prende. La canticchiante “danza” del mondo. Niente di meno, niente di diverso; ma, come accade con il buon tabacco, quando impari ad apprezzarlo sei arrivato a confonderti con Dio.

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