Tecnologia avanzata.

Sono un tech fan. L’ultimo processore sul telefono, l’ultima versione del software, l’ultimo accessorio. Mi ritrovo sempre sul bordo del nostro sviluppo tecnologico cercando di sbirciare avanti verso quello a cui come umanità potremmo arrivare.

E le aziende lo sanno, mi vendono di tutto proprio per questo.

Non ne posso fare a meno. È la mia natura, pensare ad automobili che si guidano da sole, interconnesse, immaginare nuove batterie che risolvano il problema dell’inquinamento, robot che liberino gli uomini dalla schiavitù del lavoro, mi mette di buon umore, mi regala entusiasmo.

Lo so, ci sono mille insidie in questo potenziale, ma continuo a preferirlo all’arretratezza del mondo moderno.

Sono talmente tech fan da adorare la natura anche nella sua perfezione tecnologica intrinseca. Semi autoprogrammati che raccolgono dall’ambiente ciò che gli serve per crescere, prosperare e trasformarsi in frutto (a sua volta in grado di ricreare sè stesso). Insetti che costruiscono le loro case con perfezione geometrica e che collaborano con tutta la vita del pianeta. Lo stesso (apparentemente semplice) ciclo dell’acqua è così bello e perfetto da farti esplodere la testa.

Colori meravigliosi e forme mozzafiato sono lì davanti ai nostri occhi e sembrano volerci dire che la natura non genera solo per un mero scopo di utilità, ma lei si diverte a creare.

E allora ripenso al piccolo uomo che sta a malapena strisciando fuori dal pantano che lo ha generato, teso verso una ricerca di perfezione, di maestosità, di bellezza naturale verso la quale inconsciamente mira ad ogni update, ad ogni upgrade.

Sempre sull’orlo dell’autodistruzione. Sempre in cima alla sua vetta, col rischio di cadere o volare.

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