DROOD

1) IL DISASTRO

Staplehurst, 9 giugno 1865

Il 9 giugno 1865 Charles Dickens, di ritorno da Parigi, venne coinvolto in uno spaventoso incidente ferroviario nei pressi di Staplehurst, nel Kent, rimanendo quasi miracolosamente illeso. Il ponte sul quale il convoglio stava transitando cedette a causa di lavori di ristrutturazione: quasi tutte le carrozze (salvo quella sulla quale viaggiava il narratore) precipitarono nel fiume sottostante, provocando la morte di 10 passeggeri ed il ferimento di altri 40.

Dickens stesso partecipò attivamente alla prima fase dei soccorsi: l’evento lo avrebbe segnato profondamente, influenzando la sua psiche e probabilmente incidendo sulla decisione di diradare la produzione letteraria e di dedicarsi prevalentemente a numerose, acclamatissime pubbliche letture di brani delle sue opere. Il 9 giugno 1870, esattamente cinque anni dopo il disastro di Staplehurst, Dickens moriva nella sua residenza di Gad’s Hill, stremato e minato nel fisico dal faticosissimo tour di letture pubbliche alle quali si era sottoposto.

2) IL MISTERO DI EDWIN DROOD

The Mistery of Edwin Drood, 6° volume, Chapman and Hall, settembre 1870

Nell’arco degli ultimi cinque anni di vita Dickens, sotto il profilo letterario, si dedicò al completamento del romanzo Our Mutual Friend, destinato a ricevere un’accoglienza relativamente tiepida da parte di pubblico e critica.

Nel corso dell’ultimo anno di vita, dopo una lunga pausa letteraria, intraprese il progetto The Mistery of Edwin Drood. Il decesso di Dickens sopraggiunse durante la stesura del ventitreesimo capitolo dell’opera, circa a metà della lunghezza originariamente stabilita. L’editore Chapman and Hall prevedeva la pubblicazione del romanzo in dodici volumi mensili: alla data della morte di Dickens erano stati pubblicati tre volumi, a partire dall’aprile 1870. I successivi tre, sino ad esaurimento del materiale, vennero pubblicati postumi a luglio, agosto e settembre.

The Mistery of Edwin Drood è un romanzo anomalo nell’ambito della produzione letteraria dickensiana e della produzione letteraria dell’età vittoriana.

E’ necessario premettere che Dickens era, all’epoca, un personaggio popolarissimo: la sua fama, già enorme a causa della diffusione delle sue opere in tutti gli strati della cultura e della società inglese, era stata ulteriormente accresciuta dai massacranti tour di letture cui Dickens si era sottoposto nel corso degli ultimi anni di vita. Peraltro è decisamente riduttivo definire “letture” gli happening ai quali Dickens si sottoponeva quasi ogni sera e sempre in luoghi diversi. Dai resoconti risulta che Dickens interpretava i singoli personaggi delle scene tratte dalle sue opere in modo assolutamente sconvolgente, con una capacità di immedesimazione straordinaria ed una partecipazione totale da parte del pubblico (al punto che vengono riportati numerosi svenimenti femminili nel corso della rappresentazione di scene particolarmente cruente). Mesmerista dilettante, Dickens era davvero convinto di riuscire ad ipnotizzare la platea (ed in qualche senso forse vi riusciva davvero), utilizzando tecniche di illuminazione e di disposizione del pubblico che gli consentivano di guardare negli occhi ogni singolo spettatore.

Il contatto diretto con una gran parte del suo pubblico, che già conosceva a memoria le scene più famose da lui rappresentate, creò un effetto rockstar assolutamente inedito per i tempi: un solo personaggio riuniva in sé l’austero e popolare autore di romanzi di grande successo e il trascinante e magnetico performer.

The Mistery of Edwin Drood è l’incompiuto risultato di questo strano ed estremo momento della produzione letteraria dickensiana: romanzo criptico sotto molti profili, mette in scena personaggi straniati nei cui confronti Dickens esercita più il sarcasmo dell’ironia. Se la descrizione dei personaggi nei romanzi precedenti era spesso paterna e compiacente, nel Mistero di Edwin Drood non è dato trovare alcuna pietà nella descrizione delle debolezze umane: per la prima volta, per esempio, Dickens affronta e descrive una fumeria d’oppio, vera piaga della Londra vittoriana, nonché i personaggi che la frequentano. Dickens aveva effettivamente visitato una fumeria d’oppio, ricavandone l’ambientazione ed il personaggio di Princess Puffer.

La trama, in estrema sintesi, è la seguente: Edwin Drood, giovane architetto e nipote adorato di John Jasper, maestro del coro di Cloisterham (cittadina fittizia, costruita sul modello di Rochester), promesso sposo sin dall’infanzia della giovane orfana Rose, svanisce nel nulla durante una passeggiata notturna lungo il fiume. Vengono ritrovati soltanto il suo orologio ed una spilla. Neville Landless (sic), altro giovane orfano affidato assieme alla sorella Helena alle cure del reverendo Crisparkle, viene accusato dell’omicidio, essendo l’ultima persona ad averlo visto in vita ed avendo avuto in precedenza un acceso diverbio con lo scomparso.

Drood, mistero rimasto aperto per 140 anni, ha ovviamente vari livelli di lettura: il primo è il giallo (Edwin Drood è stato ucciso o si è soltanto allontanato? Se è stato ucciso, chi è il colpevole?). Senza entrare nel dettaglio per non rovinare la lettura, diciamo soltanto che ci sono vari elementi per ritenere che Edwin Drood sia stato ucciso e che il nome del colpevole sia già rivelato nel corso dei primi capitoli del romanzo. Dickens stesso, che, come detto, pubblicava la sua opera mentre la scriveva, rivelò alla figlia Kate di temere “di aver rivelato troppo nei primi capitoli”. Alla domanda della figlia “Drood è morto o è scomparso?” rispose in modo sibillino “Il libro si intitola ‘Il mistero di Edwin Drood’, non ‘La Storia di Edwin Drood…’”

Ad una lettura più approfondita, il romanzo evidenzia il trionfo dell’incomunicabilità e della reazione al self restraint di cui era pervasa la Londra Vittoriana: la duplicità dei comportamenti e la distanza fra la facciata “neutra” e le tensioni interiori (Janus — Jasper) era forse figlia della duplicità di comportamento dello stesso Dickens che, ormai da anni, intratteneva una relazione segretissima con Ellen Ternan, attrice molto più giovane di lui, presente e sopravvissuta (assieme alla madre) all’incidente di Staplehurst nonché causa prima del fallimento del suo matrimonio e dell’allontanamento della moglie Catherine da Gad’s Hill.

L’incidente di Staplehurst segna quindi un momento di “perdita d’innocenza” nella vita e nella carriera letteraria di Dickens.

La morte in diretta che Dickens, in una lettera, definisce ”inimmaginabile” e “incomprensibile” (parole, come nota Simmons, del tutto estranee ad un autore che aveva fatto dell’immaginazione e della comprensibilità i propri numi tutelari: una di queste, “incomprensibile”, è il mantra ripetuto da uno dei personaggi del Mistero di Edwin Drood, e forse la sua chiave di lettura più profonda) e la probabile sensazione, che il cattolicissimo Dickens non poteva non provare, di essere stato sfiorato dalla mano del Signore, conducono l’Inimitabile (come era definito dai contemporanei) a riconsiderare interamente la propria attività letteraria ed artistica.

Il fertile terreno nel quale germoglia l’ultima opera di Dickens è, per la prima volta, un terreno bagnato di sangue, costellato di invidia, omicidio, cripte, oppio; la famiglia è il covo della doppiezza, anziché il luogo ove si compongono e risolvono i drammi e le tragedie personali. E’ un luogo del tutto privo delle “Grandi Speranze” e delle possibilità di redenzione che avevano comunque permeato i lavori precedenti e che forse avevano costituito una delle ragioni della loro enorme popolarità presso i lettori, membri di quella nuova classe sociale detta “borghesia”. E’, di certo, il romanzo meno vittoriano dell’Inimitabile.

3) IL MISTERO DI DAN DROOD

Drood Mr. Wilkie Collins

Dan Simmons descrive gli ultimi cinque anni di vita di Dickens tramite la narrazione in prima persona effettuata dal narratore meno affidabile che si possa immaginare, Mr. Wilkie Collins. Chi era Wilkie Collins? Scrittore “sensazionalista” di successo e grande amico di Dickens sin dai primordi, considerato il padre della detective story europea, oppiomane assillato da visioni e fantasmi del proprio passato, Collins ottenne enorme riconoscimento di pubblico con il romanzo The Moonstone, pubblicato a puntate sulla rivista di Dickens “All The Year Round”, di cui lo stesso Collins era collaboratore ed editor da tempo. Insieme a Dickens aveva recitato in lavori come “The Frozen Deep”, dramma scritto a due mani con lo stesso Dickens sull’onda dell’emozione seguita alla sciagurata fine della spedizione di Franklin alla ricerca del Passaggio a Nord Ovest.

La storia della relazione tra i due scrittori è il nocciolo duro del Drood di Simmons: già nell’incipit Collins si rivolge ai lettori futuri (il romanzo è scritto in forma di diario da pubblicare non prima di 100 anni dalla sua morte) dichiarandosi certo che solo pochissimi ricorderanno ormai il suo nome, mentre tutti di certo ricorderanno il nome di Charles Dickens. Dato il punto di vista, il romanzo di Simmons traccia la storia della relazione fra Collins e Dickens e non viceversa: una relazione che comprende, per parte di Collins, l’invidia e la competizione così come l’amicizia e l’ammirazione. Tutto ciò nella ricostruzione del personaggio Collins che Simmons fornisce al lettore: ricostruzione di certo non storicamente ineccepibile ma comunque ben fondata. Le motivazioni, azioni ed intenzioni di Collins, nell’ambito di un racconto vittoriano con sfumature gotiche, sono forse eccessivamente caricate: ma il personaggio di certo funziona ai fini dello sviluppo della trama più strettamente “gialla”. Non è la prima volta che Simmons utilizza un noto scrittore come personaggio principale: si pensi all’Hemingway di The Crook Factory (stupidamente inedito in Italia) o ai poeti inglesi di The Great Lover, fra le trincee della I guerra mondiale. Questa è però la prima volta in cui Simmons mette in scena la relazione fra due autori. Il processo di immedesimazione Simmons / Collins è notevole: nella descrizione simpatetica delle debolezze di Collins e, soprattutto, nella piena consapevolezza, da parte di Collins, che la propria opera è destinata a passare senza lasciare un’orma paragonabile a quella del gigante — Dickens.

Memorabile sotto questo profilo è la scena (unico vero spoiler, cui non so resistere) in cui Collins, dopo la morte di Dickens, cerca di convincersi che la propria opera è superiore a quella dell’Inimitabile: recupera quindi alcune opere dell’amico/rivale e ne fa un’analisi spietata, sia in ordine alla trama che allo spessore dei personaggi. Quasi soddisfatto, si imbatte in un passaggio che gli dà la misura del genio inarrivabile di Dickens: e la perversa soddisfazione muta nella desolazione più nera:

Il libro era lo stile e lo stile era l’uomo. E l’uomo era — era stato — Charles Dickens”.

Il Drood di Dan Simmons è un romanzo volutamente scorretto: Dickens è presente soltanto nelle sue manifestazioni, mediate dalla particolarissima e via via sempre più deformata ottica di Collins, vero protagonista in perfetto stile Salieri. Poco Dickens e troppo Collins, quindi? No, molto Collins e, per suo tramite, molto Dickens.

The Mistery of Edwin Drood ne è il presupposto non necessario, poiché la trama gotica si sviluppa in varie e diverse direzioni, a partire dal personaggio chiamato Drood, che Simmons inventa e crea di sana pianta, mostrando forse (solo sotto questo aspetto) scarso rispetto nei confronti dell’Inimitabile.

Eppure l’accuratissima cornice storica, la ricchezza di dettagli bio-bibliografici, una trama ricca di elementi tipici del romanzo gotico / vittoriano (quali il mesmerismo, vecchia fissazione di Dickens, l’oppio, diffuso all’epoca in tutte le classi sociali, la fascinazione e la vera e propria paranoia nei confronti dello spiritismo e della magia nera, particolarmente di origine mediorientale) e la solita scrittura di altissimo livello fanno del Drood di Dan Simmons un’opera forse scorretta, di certo imperdibile.

Ugo Polli