Partita di Anime di Giovanni Agnoloni

Ho ‘dovuto’ leggere Partita di anime, in quanto spin-off di Sentieri di notte, il romanzo di esordio di Giovanni Agnoloni. Non sapevo cosa aspettarmi, la natura stessa di spin-off mi incuriosiva e lasciava presagire comunque qualcosa di originale. E da questo punto di vista senz’altro le attese non sono state deluse. Il mistero sul contenuto (sarà un seguito? una storia parallela?) e l’aspettativa curiosa sulla struttura sono state ben ripagate da un’opera originale nell’uno quanto nell’altra.

Considero di non rovinare la sorpresa ai lettori rivelando che lo spin-off è in pratica costituito da una coppia di racconti, introdotti con un espediente narrativo classico ma ben incastonato nell’universo narrativo di Sentieri di Notte dal tono accorato e malinconico che abbiamo conosciuto nel romanzo.

I due racconti, uno lungo e uno molto breve, narrano due storie slegate ma pervase da una comune atmosfera, quella di un mondo appena prima o appena dopo il grande vuoto che costituisce l’Evento della trilogia in fase di completamento. Sono tasselli che mostrano nuovi velati squarci sulla realtà che Agnoloni cerca di affrescare con questa opera multipla (il secondo volume dovrebbe uscire alla fine del 2014): una realtà in via di sfaldamento, alterata non solo e non tanto nella percezione psicologica dei personaggi, ma anche e soprattutto nella sua fisicità spirituale e quindi metafisica. Agnoloni prova qui un’operazione arditissima: scrivere un racconto giallo, un vero giallo con omicidio e necessaria investigazione, e risolverlo sì secondo i canoni classici ma utilizzando le caratteristiche alterate di un mondo altro (il nostro, ma futuro). Si tratta quindi di un’operazione in cui il topos letterario del giallo viene infine stravolto perché trasportato in un continuum metafisico, pur potendo rimanere classico nel suo impianto.

Il secondo racconto è più lirico, più intimo: e tuttavia anche lì emerge forte l’elemento che più caratterizza il senso dell’opera multipla tutta. L’istanziazione, nel mondo reale, nelle forme più diverse, di tutta una serie di fenomeni spirituali, psicologici, metafisici; fenomeni che sembrano premere sui bordi del mondo fino infine a riversarvisi, dilagando, alterandone la natura e la struttura.

Il mondo di cui ci parla Agnoloni, in questo spin-off come nel primo romanzo, è slabbrato e deformato nella sua intima fisicità: invaso da elementi altri che non sembrano però essergli alieni perché i personaggi appaiono riconoscerli e accettarli come autentici.

Come se davvero fossero sempre stati lì e fosse il resto, quello che chiamiamo realtà, ad essere solo un tenue velo. E strapparlo sia un attimo.

Denise Bresci