Thrasher di Neil Young

Quando, nel 1979, Neil Young scrisse ed eseguì per la prima volta “Thrasher”, brano dalle cadenze apparentemente dolcissime, intendeva descrivere, come ebbe a rivelare in un’intervista successiva, la fine del fortunato e irripetibile sodalizio artistico con Crosby, Stills e Nash.

Ciò che il brano finisce per descrivere, in realtà, e’ qualcosa di più profondo.

“Si nascondevano dietro balle di fieno, 
 seminavano con la luna piena, 
 avevano dato tutto ciò che avevano per qualcosa di nuovo. 
 Ma la luce del giorno era su di loro, 
 potevano vedere arrivare le trebbiatrici…

Ed io mi stavo appena alzando 
 sulla strada prima della prima luce 
 cercando di guadagnarmi un’ora al sole 
 quando vidi le trebbiatrici vicine 
 parevano piu’ larghe di due corsie 
 mi sentivo come se i miei giorni fossero appena iniziati.”

Per ora tutto bene, tutto chiaro: un’esperienza collettiva si è chiusa, il ruolo di electric guitar hero stava stretto a Neil, deciso a dedicarsi unicamente a quella straordinaria carriera di solista folk che lo stava portando di peso nel cuore e nei sogni di tanti.

“Cercai i miei compagni, erano perduti in canyons di cristallo 
 dove l’insensata lama della scienza ha distrutto i cancelli perlacei”

Le cose si complicano, il linguaggio (come capita spesso con Neil) si fa criptico e visionario. Il riferimento e’ ai problemi di Crosby con la droga: le porte della percezione sono state aperte a forza dal grimaldello chimico.

“Allora seppi di averne avuto abbastanza, 
 scambiai la mia carta di credito per carburante, 
 diretto dove l’asfalto diventa sabbia, 
 con un biglietto di sola andata per la terra della verità 
 e la valigia in mano 
 come ho perso i miei amici ancora non lo so”

La trebbiatrice si avvicina e nessuno la vede arrivare: e’ tempo di muoversi in fretta nel campo delle opportunità, nel vortice senza tempo del cambiamento.

“Erano avvelenati con ogni cautela, 
 non c’era nulla che desiderassero, 
 non avevano nulla da scoprire 
 erano sparsi in formazioni rock 
 o diventati mutazioni da panchina del parco, 
 sui marciapiedi e nelle stazioni, 
 attendevano, 
 attendevano.

Cosi ‘ mi stancai e li lasciai lì 
 erano solo un peso morto per me 
 meglio sulla strada senza quel peso.”

Solo un’ occhiata indietro, malinconica, e via. Non sono finiti soltanto CSNY: e’ finita un’epoca, e’ finito il sogno hippy, Woodstock e le folle oceaniche sono soltanto un lontano ricordo. Una dura pioggia sta per cadere: la trebbiatrice e’ in arrivo, per chi ha occhi per vedere.

Il raccolto non lo vedremo mai.

“Ti vedrò dare più di quanto io possa ricevere 
 riuscirò almeno a raccoglierne un po’ ?”
(da Harvest)

“Ma io non mi fermerò li’, ho il mio sentiero da percorrere, 
 solo un altro solco nel campo del tempo, 
 quando arriverà la trebbiatrice e io sarò fermo nel sole 
 come i dinosauri nelle tombe 
 allora saprò che e’ venuto il momento di restituire ciò che e’ mio”

La trebbiatrice arriverà, alla fine, finché il campo non sarà completamente appiattito: fino a quel momento, tuttavia, bisogna continuare a muoversi.

Perché la ruggine non dorme.

Mai.

Ugo Polli

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