Errori ed intenzioni

Compagni che (non) sbagliano

Che cos'è un errore? Mi sembrava di averlo sempre saputo. Commetti un errore quando sbagli l’accoppiamento dei calzini e ti trovi con uno nero e uno blu. Quando esci dalla tangenziale verso Vigevano mentre in realtà volevi andare verso Milano (forse eri distratto dalla radio perché proprio in quel momento Oscar Giannino stava dicendo Statoladro!). Commetti un errore quando tiri un calcio di rigore e anziché gonfiare la rete il pallone colpisce un tizio del pubblico dietro la porta. Quando dici “Stai bene con questo nuovo taglio di capelli, sei andata dal parrucchiere?” e tua moglie ci è andata due settimane prima. Insomma, ero abbastanza certo di sapere cosa è un errore (e anche di sapere quanto costano certi errori).

Poi, con i primi caldi, complice una certa rassegnazione dell’occhio che porta a indugiare su titoli di giornali che non vorresti leggere mai più, ho cominciato a vedere qua e là (in un certo senso, per errore) titoli come questi:

Si parla di Telecom Italia

Oibò, mi sono detto. Come è possibile questa sequela di errori? Non esattamente su oggetti qualsiasi come i calzini, ma su qualcosa di vitale per la nostra società e il nostro futuro! Dichiarati da chi ci governa, da chi comanda, da chi decide quali cose dobbiamo fare e come dobbiamo farle! E quanta sincerità, che voglia di confessare gli errori, di metterci una pietra sopra! Conoscendo i piddini medi (ma anche, ahimè, i massimi e i minimi), istintivamente ho provato ripulsa. Una parola, errore, presa e rigirata come una frittata. Un’altra volta.

Per andare all'origine della natura dell’errore, nel suo saggio L'errore umano, J. Reason tratteggia questo schema:

Da “L’errore umano” — J. Reason

L’errore cioè può essere il risultato di:

  1. una non-intenzionalità

Nel suo libro, Reason riporta questa figura:

Chiaro? In una serie di azioni l’errore può essere piccolo ma molto variabile (figura A), oppure può essere grande ma costante (figura B). Guardando questi due bersagli, direste che il tiratore migliore è A o B?

Se quelli dei titoli sopra riportati fossero effettivamente errori, sarebbero senz'altro errori del tipo B: cioè molto grandi e costanti. Se il centro del bersaglio fosse, che so, l’interesse dei cittadini italiani, le azioni dei nostri eroi riportate nei titoli sarebbero molto distanti da questo. Costantemente distanti.

L’errore si definisce tale rispetto ad una intenzione. Questa poi si definisce rispetto ad uno scopo. In confronto alla colpa e al dolo, l’errore viene giudicato con maggiore indulgenza. Errare è confondere una cosa con un’altra. Se confondersi è comprensibile, non necessariamente dall’errore deriva una sanzione. Anzi: sbagliando s’impara. Dunque, nell’ammettere di aver sbagliato vi è una auto-assoluzione che reclama una ulteriore apertura di credito. La denuncia dell’errore da parte di chi l’ha compiuto de-responsabilizza: dichiarare come tale l’errore che si è commesso vale a salvarsi dalle conseguenze dello stesso. Si erra quando non si conosce la strada. Si sbaglia perché non si conosce. Nell’errore vi è, nascosta, una specie di catarsi. “Non aver paura di sbagliare” è una dote, un surrogato del coraggio.

Ma in questo caso (questi casi) non è così. Questa piccola introduzione alla teoria dell’errore serve solo per dire che quelli elencati non sono errori. Come diceva uno dei più sottovalutati poeti ermetici del ‘900 (il bagnino anziano dei Bagni Medusa a Finale Ligure Marina, Praìn detto Astici, deceduto nel ’99 a 68 anni per le conseguenze di una insolazione), errori un cazzo.

Intanto, nessuna delle dichiarazioni è “Ho fatto un errore”, ma “è stato un errore”. Come a invocare una fatalità, un accidente della storia, l’errore di qualcun altro. Sappiamo bene però che non è così: tutte le azioni portate avanti dai governi degli ultimi 35 anni almeno sono state intenzionali e avevano il preciso scopo di portarci qui dove siamo ora.

Non ci sono stati errori. L’artato uso della parola errore serve a mascherare l’intenzione, che vi è sempre stata, di fare del nostro Paese terra di conquista del capitale internazionale, frammentare la nostra società, favorire gli interessi stranieri, introdurre una moneta sovranazionale, demolire la solidarietà tra i lavoratori, depredare i risparmi, flessibilizzare il lavoro, ridurre lo Stato, censurare l’opinione, mortificare la scuola, sottomettere il diritto costituzionale a quello comunitario, perché questo è esattamente il programma politico di chi ci ha governato sinora.

Non esiste alcun errore. È stato fatto tutto con una precisa, chiara, diretta volontà politica. Soprattutto da parte della sinistra di questo paese, che si è fatta veicolo principale della demolizione del nostro vivere comune. In effetti, i compagni della sinistra hanno eseguito tutto molto bene. Non hanno sbagliato proprio nulla.

La durezza del vivere

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Attenuare quel diaframma di protezioni che […] hanno allontanato l’individuo dalla durezza del vivere (T. Padoa Schioppa)

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