La corruzione ai tempi della finale di Champions

Pochi giorni fa ho ascoltato una storia interessante sul come le grandi aziende europee iniziano a utilizzare gli eventi sportivi per fare affari (per fare affari potrebbe essere sostituito dalla parola corrompere o comprare). Immaginavo da tempo come potesse funzionare la cosa, ma stavolta ho ascoltato un racconto in prima persona. Parliamo della finale di Champions League Barcellona-Juventus, giocata sabato 6 giugno a Berlino.

Vivo a Dublino e circa 10 giorni fa ho conosciuto tramite un amico comune un italiano che lavora in questa città per una multinazionale. Quest’uomo, juventino, ci ha raccontato che un’azienda che sponsorizza la Champions League aveva offerto a tutta la sua famiglia (quattro persone) un fine settimana tutto compreso nella capitale tedesca per la finale: viaggio, vitto, alloggio, spostamenti e biglietti per la finale. Non avrebbe pagato niente.

Io e il mio amico eravamo certi che avrebbe accettato, lui invece non lo ha fatto, accampando una scusa. Il motivo, ci ha detto, è semplice: il lunedì seguente la partita (cioè oggi, lunedì 8 giugno) quella stessa azienda lo avrebbe contattato proponendogli delle operazioni finanziarie cui sarebbe stato difficile rinunciare dopo aver accettato un regalo da alcune migliaia di euro.

Sarà che non conosco quel mondo e vengo da una famiglia piena di cultura legale, ma mi è difficile non considerare il tutto un tentativo di corruzione.