0.1

Mi ci vuole sempre la canzone giusta e la giusta atmosfera per riuscire a descrivere (e scrivere) ciò che sento il bisogno di dire. Ogni tanto mi capita di pensare in modo talmente intenso da riuscire a dare una lucidata agli occhi, per poi dimenticare ciò che ho appena constatato senza essere riuscito a salvarne le parole, e avanti così, fino a fine giornata senza aver detto niente, scritto niente, pensato a niente. Ho sempre provato a scrivere e a immaginare personaggi su personaggi, protagonisti sempre troppo me stessi per poter riuscire a descriverli in modo corretto. Ho sempre cercato di dare emozioni scrivendo ciò che sento di astratto e oscuro in me, rendendolo quindi parole sui cuori degli altri. La mia mente viaggia e continua a farlo senza mete e senza fermarsi mai, ogni volta che le chiedo di fermarsi un attimo per raccontarmi qualcosa questa neanche mi guarda in faccia, ed io mi ritrovo come ora qui davanti al foglio bianco incapace di tradurre anche solo una singola parola bruciata dalla mia mente per farne carburante. Per non spegnersi mai.

Ho sempre cercato di non parlare di me stesso in primo piano, di non rendermi protagonista, di non limitare la storia infinita che continuo ad elaborare soffermandomi nella mia limitata realtà, eppure una mattina mi sono ritrovato in treno a pensare che devo fare questa follia ed iniziare a parlare in prima persona. Alla fine è solo uno sfogo ed io ho sempre tentato di liberarlo parlando di altri per me, inventando storie che potessero giustificare la mia. Ammetto che non è una grande idea. Ammetto anche che devo ringraziare due grandi autori per avermi fatto prendere questa decisione, Pessoa e Goethe, che con i loro “Il Libro dell’ Inquietudine” e “I Dolori del Giovane Werther” mi han fatto capire quanto colpisce al cuore lo scrivere in prima persona, sotto forma di diario, la propria vita. Così, continuando a mostrare carne viva senza anestesia. Mi piace l’idea di poter racchiudere la mia vita vissuta fino ad ora in qualche pagina e poterla tenere segretamente per tutti. Niente storie inventate, niente personaggi inventati. Nessun mondo parallelo, nessun disastro in grado di simulare gli scontri tra la cassa toracica e il cranio. Nessuna ricerca di termini complessi, adatti, di metafore e descrizioni articolate e indecifrabili. Nessun bisogno di coniugare i verbi in modo corretto e uniforme. Per tornare al libro di Pessoa, leggevo di come esso sia stato inizialmente un semplice mucchio di testi sparpagliati per i cammini del poeta, per poi essere raccolti e trasformati così in libro. Non avrei mai immaginato si potesse scrivere un libro su fogli di post-it. Si ma mica sono Pessoa, io. Già, ma andiamo avanti. Se devo essere sincero potrei già fermarmi qui, salvare il tutto per poi cestinarlo entro qualche ora senza nemmeno il coraggio di rileggerlo. Per quanto mi riguarda questo basta e avanza per farmi capire che non ne vale la pena, non ne vale la pena ed io non sono in grado e non sono in grado in niente. Ma nessun verbo da coniugare, giusto? Giusto. Incredibile come le idee ora che sono qui davanti si volatizzino come fossero spacciatori all’arrivo della finanza. Ogni volta che mi ritrovo solo con me stesso i miei soliti pensieri si articolano in modo così perfetto tanto da arrivare a conclusione con un “questo lo devo aggiungere al libro che non sto scrivendo”. Pensandoci, l’ultimo momento che ricordo in cui sono arrivato a tale conclusione è stato diversi giorni fa quando ho incontrato una persona che non incontravo da mesi, una persona che anni fa è stata forse la persona a cui tenevo di più.

No, non sta piovendo. Già la vita sta iniziando a soffocarmi sotto il cuscino e sono solo undici di sera. Le parole le sento sgattaiolare via come quando da piccolo d’estate in giardino dai nonni alzavo le vecchie mattonelle per vedere le formiche sotto impazzire alla ricerca di un posto sicuro per sfuggire alle mie stupide mani. Comunque, dicevamo: mi è capitato di incontrare questa persona. No. Non saprete mai nulla perché non sono in grado di descrivere niente. Forse non vale nemmeno la pena continuare. Quante offese a me stesso, sta continuando a piovere eppure vi posso giurare che le grondaie che circondano casa mia sono perfettamente asciutte. No io non ne sono in grado, no. Mi manca tutto. Io devo andare.

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