Autunno

Penso di poter arrivare al giorno dopo soltanto perché non ho ancora trovato le parole adatte per poter lasciare qualcosa di scritto a questo mondo. Penso di poter arrivare al giorno dopo soltanto perché non ti ho ancora dedicato abbastanza tempo, abbastanza tanto quanto la vita intera. Penso di poter arrivare al giorno dopo soltanto perché c’è ancora un altro inverno da vivere mimetizzandomi nella nebbia e nei miei pensieri, così da poter essere inghiottito dalla malinconia delle solite strade che mi accompagnano fino a fine giornata senza aver dato abbastanza. Mi mancano le sensazioni. Mi manca la nostalgia che svanisce se solo provo a rivivere il mio passato. Mi mancano le scene già vissute, mi mancano le scene che dovrò aspettare come aspetto il treno che accorcia le nostre distanze. Mi mancano anche le persone che se ne sono andate, mi mancano le persone da cui me ne sono andato. Mi mancano i volti che non vedrò più abitualmente, continuando ad odiare chi ogni giorno affianca la propria esistenza alla mia a tre sedili di distanza. Ho paura del futuro, non vedo l’ora di poterlo dedicare interamente ai tuoi sguardi. Mi manca il passato ma come per le vite degli altri non lo ripercorrerei mai. Ho paura di non uscirne vivo, intrappolato nel presente. Posso sentire il freddo di dicembre se chiudo gli occhi e nell'oscurità metto a fuoco i momenti scattati durante la mia vita, che rimane vuota finché non viene vista dalla prospettiva di chi sta davanti, e girandomi di spalle posso vederla negli occhi mentre questi si sciolgono sul pavimento smuovendo le pozzanghere.

Guardando un muro bianco potrei descrivere paesaggi mozzafiato, ma di fronte al mondo intero non mi interesserei a nulla se non al tuo sguardo che cerca qualcosa intorno alla realtà che abbiamo deciso di visitare. Il mondo non mi interessa soltanto per poterlo dare per scontato, per lasciarci vivere. La vita non mi interessa soltanto per poterla dare per scontata, per lasciarmi vivere. Quante cose che potrei raccontare, quante cose che potrei raccontare ma il silenzio rimane la mia arma migliore per poter far capire l’imponenza delle cose che se descritte con parole umane perderebbero persino il colore nelle immagini delle menti delle persone. Continuo a non trarre nulla dalle cose che decido di scrivere: questo è il silenzio. Ho forse trovato le parole che descrivono il silenzio? Ho forse trovato le parole che il silenzio potrebbe usare per descriversi? Parole che si annullano, frasi che si contrappongono. Arrivare al punto finale senza aver concluso nulla, senza aver colto il significato delle parole appena lette. Arrivare alla fine avendo soltanto provato la sensazione che si ha quando in silenzio si chiudono gli occhi, si lascia passare il mondo attraverso il proprio cuore sperando di poterlo ritrovare davanti a noi una volta riaperti ma non c’è nulla. Il silenzio non ha descritto nulla, non ha voltato alcuno sguardo verso noi stessi. Così le mie parole le sento passare attraverso il cuore fino a vederle scomparire di fronte a me, lasciando il niente. E’ okay, è questo il prezzo da pagare per chi non ci ha mai capito nulla. Foglio bianco, nome e cognome in alto a destra, c’è sempre qualcuno che ci da una seconda possibilità. Non qui.

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