II

Facciamo nascere con una tragedia questo nostro continuo mutamento che poi racconteremo come fosse saliva misto sangue sui volti di chi ci sta sotto. Non c’erano che macerie intorno a noi, macerie di città e di vita perduta. Sembravamo attirare tutto ciò che con la distruzione ci aveva avuto a che fare già da parecchio tempo, nonostante ce la portassimo continuamente sulle spalle. Meglio così, pensavo. Le pietre gelide ci facevano da spettatori applaudendo sulle strade i nostri discorsi muti. Gli sguardi viola intensi si spostavano continuamente verso il battito di mani più vicino, incuranti del rimbombo che si faceva sempre più pesante sulle nostre tempie. Dispersi, così sembravamo definirci, per non dire che eravamo in cerca di vita evitandola ovunque. Ogni passo era l’ultimo passo, ogni battito di ciglia sembrava essere l’ultimo, catapultando lo sguardo verso il basso avvisandolo che non c’era più bisogno di sopportare altro. Non era di certo il peso della vita che in trasparenza ci lasciava osservare tutto ciò che c’era dietro. Nonostante ormai conoscessimo a memoria quel posto, non potevamo fare a meno di riaprire i nostri sguardi. Finalmente ci sei riuscito, pensai. Quando le mani iniziavano a tremare come andare a ritmo con le onde d’urto degli applausi ironici alle nostre spalle che non smettevano di indicarci la strada sbagliata, capivo che non erano rimaste forze per fare altri passi. Seduti, appoggiammo a terra i nostri pianti. Avevamo la stessa forza di quel filo d’erba che sotto lo sguardo offuscato si univa alla tinta della luce che rimbalzava sulle nostre barriere umide pochi centimetri sopra i nostri nasi. Non c’era nemmeno il bisogno di sforzarsi e dire che non era più il caso di continuare, prima o poi ci saremmo asciugati anche di questi inutili pensieri, insieme a tutto il resto. Dobbiamo fermarci e lasciar scorrere il sangue, lasciamo che queste terre si prendano gioco di noi. Le radici dovrebbero aver preso colore ora. Con un movimento lento, ruotando i polpastrelli sui nostri resti ancora freschi gettati a terra.