Perché iniziare a correre migliorerà il tuo business (qualunque sia)

Parto con una premessa: fumo e sono asmatico. Il primo l’ho scelto (come dicono tutti i fumatori), l’asma ce l’ho dalla nascita e probabilmente l’ho ereditata. Per questi ed altri motivi (forse un po’ di pigrizia) la corsa è sempre stata un’attività a me preclusa.

Alle elementari, quando i miei amici correvano come criceti, io arrancavo manco avessi appena finito il cenone di Natale.
Quindi, da quel momento in poi, ne ho fatto volentieri a meno. Sai quante cose non farai mai nella vita senza rimorsi?

Non è che con l’asma non puoi fare attività fisica. Una partita di calcetto va bene, ma mettersi a correre ininterrottamente per minuti o addirittura ore, sarebbe stato chiedere troppo. Se hai una Skoda vai a fare la spesa, mica ti metti a gareggiare a Monte Carlo, no?


Negli ultimi sei mesi ho corso un totale di 230 km, con una media di 10 km di distanza sessione. Nella media? Poco? Per me è un’enormità.
Vista la premessa, perché e come ci sono arrivato?

Eccomi al Trofeo Montestella 2015

Sono socio di una società, un’agenzia milanese specializzata in video marketing (a chi interessa si chiama ComboCut).

Come capita a tanti imprenditori sono entrato in contatto con svariati libri di business/coaching/motivazione.
Hai presente i volumi che ti spiegano come lavorare meglio, essere più produttivi, gestire un team e, in fin dei conti, vivere meglio ed essere più felici?

Dopo averne letti parecchi ho capito una cosa. Mi fanno sentire bene mentre li leggo, perché credo che basti quello a migliorarmi, come se fossero una sorta di pillola miracolosa.
Poi però appena li appoggio sul comodino tutto rimane come prima. C’è un appendice che dovrebbero inserire in tutti i volumi: “dalla teoria bisogna passare alla pratica!”. Altrimenti il libro si autodistrugge, qualcosa del genere.

Siccome ne ho comprati parecchi e voglio comprarne altri senza sentirmi in colpa (perché ho la percezione di buttare via soldi), ho deciso di passare all’azione. Mi sono messo alla prova con uno degli insegnamenti più gettonati:

Un imprenditore di successo stabilisce degli obiettivi a breve, medio e lungo termine.

Avete capito. Ho scritto su un foglietto l’obiettivo a medio termine. Quello inarrivabile, “che se ce la faccio non ci credo”: correre 10K entro i 60 minuti, senza schiattare.

Negli ultimi sei mesi ho capito qualcosa su come funziona il nostro corpo e la nostra mente. Ma l’aspetto inaspettato, quello più sorprendente, è che dalla corsa ho scoperto una serie di insegnamenti da applicare direttamente al mio modo di lavorare e quindi al business. Stanno funzionando, eccoli qui.


1. Quando inizi, scegli solo gli strumenti indispensabili

Corsa.
La sindrome di Decathlon è sempre dietro l’angolo. Inizi con uno sport e ti compri una serie di tutine, attrezzature, integratori. Ci provi una settimana, poi molli e ti ritrovi un cumulo di oggetti nuovissimi ma inutili.

Sapendolo non ho ufficializzato la corsa con me stesso. Sono partito in sordina. Ma sì, proviamo.

Durante il primo mese ho messo pantaloncini e magliette di cotone che avevo a casa, delle Nike dimenticate in soffitta. L’indispensabile e lo stretto necessario per raggiungere l’obiettivo minimo: iniziare a correre.

Business.
Sento tante persone che iniziano a fare business e si focalizzano sugli aspetti superflui. L’ufficio di design, la ricerca di un titolo professionale visionario, lo sviluppo di un sito luccicante.

Quando magari non hanno ancora fatturato un euro e non hanno idea di come farlo.

Chiediti solamente: quali sono gli strumenti indispensabili per far partire la macchina? Poi tutto il resto è solo un accessorio, sicuramente utile, ma che deve aspettare che il business inizi a funzionare e che abbia riscontri positivi dal mercato.

La mia debolezza sono i tool. Sono uno di quelli che tutti i giorni va su Product Hunt alla ricerca di nuovi software che aiutino il nostro gruppo a lavorare al meglio. Asana per i task, Slack per la chat, Basecamp per i progetti, Evernote per le note.

Potrei andare avanti all’infinito. Spesso ti rendi conto che passi più tempo ad utilizzare questi software che a lavorare. Li sto riducendo al minimo.

2. Misura i tuoi risultati

Corsa.
Dopo il fatidico mese di rodaggio ho comprato un paio di magliette traspiranti (stai meglio senza la maglietta grondante di sudore) e ho capito che avrei introdotto un ulteriore strumento: lo smartphone.

Gli integralisti ne fanno a meno, io avevo dannatamente bisogno di tracciare le mie prestazioni. Quando sono lontano dall’obiettivo finale? Sto migliorando o peggiorando?
Una fascia per il braccio, un’app (Runtastic) e ho iniziato a monitorare i tempi, la distanza e altri parametri superflui.

Un disastro.

Il primo dato dice 20 minuti di corsa, un totale di 3,2km di distanza. Uno direbbe: eri a quasi un terzo dall’obiettivo finale, non male. Il problema è che ogni volta era sempre difficile, sempre complesso.

Poi dopo qualche sessione si è sbloccato qualcosa. Ho iniziato a percepire un miglioramento, un po’ meno fatica per raggiungere il tempo precedente, riuscendo anche a spingermi (di poco) un po’ più in là. Come ho fatto?

Business.
Viviamo nell’era dei dati, ma non sappiamo come leggerli. Tornando un attimo allo sport, le app sulla corsa ti danno veramente tante informazioni (disidratazione, calorie bruciate, ecc.), sviluppano grafici molto carini, proiezioni, classifiche. Tutta roba per divertirsi e “spippolare”, ma non sono i dati decisivi. Quindi nel lavoro è giusto chiedersi: qual è il parametro che mi indica la rotta?

Giusto focalizzarsi su quanti follower o fan stai acquisendo nel tempo. Giusto fare delle proiezioni e stime sul ranking SEO del tuo sito.
Giusto guardare le visualizzazioni di un filmato.

Ma tutto questo, sta funzionando nel modo giusto, quindi sta aumentando (magari alla lunga) il tuo fatturato, oppure no?
Non voglio aprire un capitolo sul ROI, credo però che in tanti guardano solo i dati “pop”, senza sforzarsi di trovare un modo per tracciare il collegamento con quel dato “noioso” che è il fatturato.

3. Combatti te stesso

Corsa.
Dopo una serie di corse disastrose ho smascherato uno scherzo ricorrente organizzato dal mio corpo in partnership con la mia mente. Dopo 20 minuti crollavano. Quei famosi 20 minuti che non riuscivo a superare. Mi chiedevano in modo esplicito di fermarmi: male alle gambe, fiato corto, battito a mille insieme a sconforto e auto-convincimenti come “per oggi può bastare dai”.

Poi ho iniziato a combatterli tirando dritto, senza mollare e, magicamente, dopo altri 10 minuti estenuanti, entrambi iniziavano a rimettersi in riga e a funzionare immediatamente alla grande. Come se niente fosse è come se avessero capito che facevo sul serio, diventando due alleati invece di due zavorre.

Risultato: con un po’ di forza d’animo sono riuscito a raggiungere 30 minuti totali di corsa.

Business.
Leggo tante storie di startupper che continuano a lottare per lanciare la propria azienda nonostante non funzioni. Gente che perde soldi, sonno, amici, mogli pur di diventare il prossimo Zuckerberg.

C’è la situazione in cui devi aprire gli occhi e mollare. In generale la perseveranza paga.

Per quanto pianifichi il percorso che ti porterà ad acquisire un cliente o realizzare qualcosa di nuovo, ci sarà sempre qualcosa che non hai previsto. Detto questo, come reagisci?

In generale incontro due tipologie di persone. Quelle che cercano percorsi morbidi, che interpretano gli ostacoli come segnali che la strada è sbagliata e quindi si fermano: doveva andare così, ci abbiamo provato, non ha senso spendere troppe energie su questo. Poi ci quelle che martellano l’ostacolo finché non cade e vanno avanti.

Quindi: prova a combattere le forze che cercano di fermarti, quando si sblocca qualcosa poi sarà più facile. Spesso funziona.

4. Stacca e isolati

Corsa + business
Ci sono alcuni effetti che hanno impattato fin da subito sul mio lavoro. Sarà scontato ma correre ti permette di staccare, non pensare alle chiamate che devi fare o alle email a cui devi rispondere.

Sei obbligato a fare una cosa sola: muovere le gambe e combattere la fatica. Non puoi permetterti di pensare a quel task urgente in scadenza oggi.

Questo stand-by cerebrale di un’oretta è ossigeno per il tuo cervello. Finisci l’allenamento e ti senti rinato. Poi dicono che facendo attività fisica il tuo corpo rilascia degli ormoni che ti fanno stare bene.

Quindi, dopo aver corso, quel task di prima lo risolvi nella metà del tempo. Non so se rendo l’idea.

Correre aumenterà fin da subito la tua produttività.

5. Impara qualcosa di nuovo

Corsa + business
Il lavoro è il luogo in cui vieni interrotto continuamente. La corsa invece è uno spazio tutto tuo, dove eviti le seccature e ti dedichi a te stesso. Allena il corpo e la mente, diceva qualcuno. L’ho preso un po’ alla lettera e ho provato a fare un test.

Cosa succede se durante l’attività fisica do in pasto al cervello qualcosa di utile? Difficile leggere un libro, quindi ho aperto iTunes ho iniziato ad ascoltare dei Podcast.

Pensavo di annoiarmi o distrarmi, invece è stata una rivelazione seguire programmi che parlano di business . Durante queste 30 e passa ore di allenamento ne ho imparate di cose. Qualche consiglio per chi volesse iniziare:

E adesso?

Il primo obiettivo a medio termine è stato spuntato (una media di 54 minuti per correre 10K), ora sto lavorando al secondo: arrivare a correre una mezza maratona. E poi chi lo sa? Una maratona? Magari l’anno prossimo a New York? Magari con la scusa provo a fissare qualche appuntamento di lavoro nella grande mela? Così poi divento milionario come Zuckerberg!

Ok, sto divagando troppo. Vado a fare una corsetta.

P.s. Questo articolo fa parte di uno degli obiettivi sul breve termine.

P.s.#2 Attenzione: dopo aver letto questo post è consigliato passare dalla teoria alla pratica.

P.s.#3 Se c’è qualche imprenditore o runner (o tutti e due insieme) mi piacerebbe ascoltare il vostro parere!

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