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La mia vita è tutta uguale. Le mie dita cliccano ogni cosa che possa allungare di dieci minuti la mia veglia: un video di sport, un articolo di economia, una raccolta di foto. Lotto con la notte, alla ricerca di un sonno più invadente, più profondo. Odio andare a dormire prima di sentirmi crollare, passare quella mezzora odiosa prima di addormentarsi a far correre la mente. Ricordo che mi piaceva, da adolescente, immaginare cose altissime dal basso del mio letto. Avere milioni di euro, avere il superpotere di fermare il tempo, amare una ragazza almeno quanto amavo me stesso. Invece adesso il dormiveglia è un turbine di paure piene di ragnatele e persone che non mi sopportano. Vorrei essere qualcun altro. Vorrei essere una di quelle persone che hanno pensieri leggeri e volatili, che quando sono soli pensano al calcio o al proprio lavoro e non a quanto possa essere infinito e terribile l’universo in confronto a loro.

Mi sento molle e fallibile. Ho la sensazione (e la presunzione) di essere il solo. Non riesco neanche a piangere, per quanto io sappia che dentro di me c’è un lago scuro di lacrime. Sono colmo fino all’orlo e la diga regge. Quando sento gli occhi diventare umidi, la bocca contrarsi, la gola stringersi, un mostro dentro di me mi incatena e mi ferma.

Rifuggo il mondo e rifuggo la gente. Percepisco il disprezzo per la mia pelle smunta e la mia magrezza, eppure non cerco di porvi rimedio. Sento l’aria noiosa che mi circola attorno. La nebbia bianca e fetida che mi circonda. Tipo un repellente per esseri umani, un antidoto contro i legami affettivi. Mento ai miei amici, ai miei parenti. Recito l’indifferenza. Cerco di muovermi il meno possibile per non spostare l’aria e rendermi invisibile.

Ma perché io lo sono, invisibile. E nonostante nulla possa rendermi più triste dell’invisibilità, qualcosa più grande dentro di me la brama e mi comanda come un burattino, mi rinchiude in casa, uccide la mia vita pezzo dopo pezzo. Come da bambino che togli le croste alle ferite per farle continuare a sanguinare.




Io odio tutto quello che rappresento, eppure continuo a stare sul palco. Adoro cantare per le persone e me lo vieto. Adoro le donne e mi sono imposto di non abbracciarle o baciarle. Amo le persone, amo giocare a calcio, desidero viaggiare per il mondo, desidero cambiarlo. Desidero spostare quanta più aria io riesca. Voglio mangiare tanto e bene, voglio vivere a lungo, voglio sentirmi in forma, voglio amare alla follia, studiare, scrivere canzoni e racconti, parlare di me. Voglio fare l’astronauta, il pittore, il politico. Voglio vivere al cento per cento, tutto.

Io soffro. Io mi distruggo.

E ho una paura tale di morire prima di essere riuscito a liberarmi del mostro. Prima di essere riuscito a liberarmi di me e diventare qualcun altro.

Io voglio abbracciarvi tutti. Uomini e donne, bambini e anziani. Voglio stringervi e baciarvi sulle labbra. Voglio sentirmi solo insieme a voi in questo universo. Io vi amo e non so dirvelo.



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