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Manifesto per la liberazione di noi stessi attraverso i media tattici.

ANNO 2010

1. Il desiderio non manca di nulla, mentre la vita si. La gente non è idiota, desidera. La società è una macchina che produce infelicità. Il consumismo domina i desideri, produce immaginari individuali, soffoca quelli collettivi, annulla la memoria. In una società dell’incanto l’emotività domina la razionalità, riduce il principio di realtà a favole del principio del piacere/desiderio. E una guerriglia di informazioni brucia la nostra attenzione, satura i nostri pensieri, confonde le nostre coscienze.

2. La comunicazione di massa nell’epoca delle nuove tecnologie agisce attraverso il framing e l’emotività, e la sua finalità non è più quella della persuasione, ma piuttosto quella della nervazione del tempo di attenzione sociale, dell’occupazione degli spazi inconsapevoli e degli interstizi della nostra libertà, la creazione di automatismi psichici e comportamentali, e l’emanazione di un desiderio simulacro e di un immaginario etero diretto. Le relazioni si moltiplicano esponenzialmente, la solitudine aumenta.

3. Il medium non è più il messaggio, i nostri cervelli vengono utilizzati come media per creare influenza sotto il dominio dei segni e del significate da parte della colonizzazione capitalistica della semiosfera. Il potere è relazionale, il domino è istituzionale. La conoscenza non tollera il dominio, la conoscenza moltiplica gli spazi di libertà. Ma senza l’abitudine alla libertà, non si mobilitano risorse insospettate, latenti fra gente comune, che in tal modo possono rendere incerta la reale misura dell’ingerenza dei poteri sulla moltitudine della Rete.

4. La rete è uno spazio infinito senza centro, senza alcun altro ordine che non sia quello del desiderio, della ricerca creativa che si guida da sé. Uno spazio infinito di azione reciproca, di proiezione condivisa di mondi. Atto di potere di chi si appropria dei mezzi di produzione semiotica e tenta di liberare l’immaginario, individuale e collettivo, dalle catene dell’omologazione culturale.

5. Nella rete si generano spazi narrativi come forme territoriali dell’agire sociale e dei suoi conflitti. Il potere è attento alla convergenza mediale proprio in quanto luogo di transizioni tra le grandi narrazioni della società di massa e le approssimative procedure metaforiche messe in atto dall’autogenesi delle piccole narrazioni in rete, che rinegoziano il senso delle innovazioni tecnologiche e si fanno strumento di se stesso, della propria alterità.

6. I blogger dovevano essere i nuovi cantastorie della resistenza al mondo reale. Sembrano essere uguali agli ultras con il megafono nelle curve infette da violenza nei nostri campi di calcio. I blogger sono sotto il controllo nel Panopticom di Bentham, e sembrano quasi compiacersi a fare la parte dei sorvegliati, mentre il potere sorveglia e influenza le loro vite. Con la nascita dei Social Media, l’esperienza panottica di Bentham — ovvero il controllo senza essere visti — è stata traslata dai blogger ai nuovi potenziali profili di influenza, gli influencer.

7. L’individuazione degli influencer sarà il nuovo campo di battaglia della lotta per il dominio dell’infosfera. Nella fase conversazionale della semiosfera i motivi di condivisione e conversazione riflettono ormai l’intera gamma delle passioni, dei bisogni, degli interessi e dei desideri che caratterizzano la vita sociale. Gli influencer possono ridisegnare totalmente il framing costruendo un sistema di reputazione, simulacro di qualsiasi matrice cognitiva si voglia organizzare. Esiste un’influenza diffusa sul reale, più difficile da definire perchè agisce sull’interpretazione del mondo attraverso specchi interposti. Questa influenza non è politica nè strategica, ma esperenziale.

8. I media tattici sono mezzi di crisi, critica ed opposizione: questa è la fonte del loro potere. I media tattici mettono in discussione la grammatica culturale dell’ordine dominante. I media tattici mettono in discussione l’ordine dogmatico che le autorità e le istituzioni tendono invariabilmente a costruire, rovesciano o aggirano la verità imposta, o il suo rispetto per qualsiasi resistenza, se pur minima, gli consentono di creare fermamente alle libertà interstiziali delle pratiche quotidiane.

9. Il potere dell’ immaginificazione e della mitopoiesi nel narrowcasting crea strategie e tattiche di sopravvivenza che i subordinati al potere tecnocratico devono mettere in opera utilizzando forme espressive alternative, metafore inventante dal basso. Inoltre, aiuta la proliferazione disseminata di attività creative anonime e periture, che aiutano a vivere e non si capitalizzano, è lo scopo dei media tattici.

10. Non si tratta di progettare a tavolino una nuova guerriglia semiologica: sovvertire il codice non avrebbe più senso. Si tratta di sovvertire il contesto in cui avviene la guerra della semiosfera. Significa costruire connessioni sapienti tra media tattici per rielaborare totalmente il contesto dove avvengono i processi di significato delle conversazioni, ristabilendo un nuovo codice. Significa riscrivere la lettura.

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