I dieci candidati al Pallone d’Oro (parte 3)

Meglio noto come “Quel momento in cui rileggi attentamente la lista e scopri di aver giocato in squadra con solo due dei dieci candidati alla vittoria finale e capisci che la vita è dura”

Mancano tre settimane al Galà del Fiffa Inda Street del ventinove giugno ma il discorso su chi sarà ad alzare al cielo il trofeo rimane ancora estremamente aperto.
Calma, apparente forse. Noi, che tra qualche giorno ci presenteremo a votare il nostro beniamino (lo faremo il 22–23 per l’esattezza), riusciamo a capirci ben poco di questa rusticana disputa.
Le voci che si rincorrono sono sempre le stesse, a volte mutano ma mantengono intatto il loro spirito da chiacchiericcio:
- Alfonso ha vinto una Scempions praticamente da solo
- Antonio non lo vince perché tanto è difensore
- Piero sempre la davanti sta

Continuiamo a non capire, ma qualcosa inizia a farsi spazio. La preferenza.

N°8 — Piero Bungaro
Miglior piazzamento: vincitore del vol.29 con gli Hangover assieme a Giovanni Costantino ed Antonio Colonna, vincitore del vol.35 con gli Hangover assieme a Marco Trisolino ed Alfonso Misuraca

Piero Bungaro, con la leggendario numero 6, al Mondiale del Fiffa Inda Street.

C’è una immagine ricorrente che mi perseguita: Piero indossa un completo bianco perlaceo, sembra un cherubino piovuto dal cielo e stringe tra le mani uno scalpello ed un martello ed è bianco, candido, puro ed incomincia a picchiettare docilmente gli arnesi su di una superfice placcata in oro con esagoni neri e picchietta e picchietta finche non apre in due il Pallone d’Oro.

Che cosa c’è al suo interno, Piero? Cosa ci vedi? Se rompessi in due quel trofeo che hai alzato due anni fa cosa ci troveresti dentro? Ricordi? Tue immagini? Amici? Un paio di scarpe, quelle che ti hanno portato alla vittoria? Quella sedia su cui ti sollevasti e tutti guardavano e battevano le mani ed erano contenti? Il super tele scagliato con violenza tra la folla? Tony e Vincenzo? I tuoi occhi affogati nelle lacrime quando sei diventato il primo Pallone d’Oro del Fiffa Inda Street?

Li sei stato il primo, nessuno ti potrà togliere questo record.

Durante i giorni che hanno preceduto il Mondiale del Fiffa Inda Street la temperatura nel nostro paese iniziava a toccare picchi di caldo clamorosi capaci di stendere chiunque e di sciogliere le cervella; preso da uno di quei deliri illuminati ho profetizzato che Piero, durante il Mondiale, si sarebbe squarciato in due aprendosi come una cerniera zip, diventando un giocatore nuovo, potentissimo, implacabile, poi ci avrebbe trascinato alla vittoria finale e sarebbe tornato a primeggiare nel Fiffa.

Non mi sono allontanato di molto.
Dall’aprile dello scorso anno ad oggi Piero

gioca quattro finali e ne vince due,

le gioca tutte dopo il Mondiale,

raggiunge quota sei titoli in carriera dopo il Mondiale,

scavalca Andrea Chirico e si piazza alle spalle di Antonio Cinieri, leader con sette vittorie.

Tutto dopo quel momento mistico in cui ha realizzato che decine di persone avevano il suo nome dipinto con un pennarello addosso.
L’esperienza del Mondiale, forte, fortissima sul comparto emotivo di quasi tutti i sei giocatori della Nazionale Francavillese, ha forgiato un nuovo Bungaro capace di incanalare la sua tremenda esplosività in un’unica direzione.
La vittoria finale.

C’è un dato che fa più paura di tutti e che straordinariamente non riguarda lui singolarmente ma un collettivo ed è la sua squadra.
Gli Hangover hanno preso parte a tutte e dieci le edizioni che al momento compongono il Ranking del Fiffa Inda Street: in dieci edizioni la squadra ha accumulato novanta punti e mezzo, circa trenta in più rispetto alla seconda, vincendo due edizioni su dieci e finendo solo tre volte sotto i dieci punti.
E’ pazzesco, è una prova di forza disumana.
Piero ha giocato nove edizioni su dieci negli Hangover e ne ha vinte due ma anche nelle altre sette occasioni la sua squadra è stata comunque il nemico pubblico numero uno, la squadra da battere.
Impossibile prescindere da lui, la calamita umana dei bei talenti del calcio da strada che vogliono battagliare al suo fianco.

Piero è un mostro a tre teste: è capace di modulare il suo modo di giocare in base alle circostanze ed ai compagni che gli ruotano attorno, continua ad essere una minaccia costante fin dal primo giorno su un campo di gioco perché può illuminarsi da un momento all’altro e risolvere la contesa con una giocata balistica impensabile, rovesciando l’andamento della gara irrimediabilmente. Pochi possono vantare la sua spettacolarità, Piero in campo convive con un menisco rotto da ormai tre anni (lo fanno molti) ma continua ancora a chiedere, a pretendere, a volere di più dal suo corpo e da se stesso perché ancora una volta quest’anno potrebbe essere nel gruppone finale, ancora una volta dopo il secondo posto della passata edizione potrebbe infastidire chi sta davanti ed ha mezzo trofeo in tasca, mettere in difficoltà i votanti e portarli ad aumentare di almeno mezzo minuto la loro riflessione.
Ed anche questa volta dovrà dire grazie solo a se stesso.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.