Nobilita Festival: Un Dialogo sul Mondo del Lavoro

Si è appena conculso un weekend appassionante, dedicato ad approfondire i cambiamenti del mondo del lavoro, con tutti i problemi e le opportunità che ne derivano.

Ho scoperto il Nobilita Festival un po’ per caso, grazie alla newsletter FIRST — AREA S3, che segnala varie opportunità per studenti, ricercatori e giovani imprenditori. Il Festival, organizzato dal network professionale FiordiRisorse e la testata giornalistica SenzaFiltro, si è svolto presso l’Opificio Golinelli, un un ex-stabilimento industriale abbandonato, ora riqualificato e trasformato in “cittadella per la conoscenza e la cultura.”

Durante le due giornate, si sono alternati sul palco imprenditori, giornalisti e personalità importanti, che hanno affrontato tematiche centrali nel mondo del lavoro oggi, tenendo lo sguardo puntato al futuro, ma senza dimenticare il nostro passato. Questo dialogo è servito a diffondere più consapevolezza e cultura, ma anche a creare un ponte nuovo, una piattaforma che mettesse a confronto imprenditori, lavoratori, giornalisti, e generazioni diverse.

La prima giornata si è aperta parlando della rivoluzione digitale: le nuove tecnologie, la robotica e la digitalizzazione stanno trasformando la fabbrica in maniera irriconoscibile. Non solo la fabbrica viene trasformata, ma anche le persone, e i ruoli e i lavori che esse si trovano a ricoprire. Nei panel successivi si è discusso di temi scottanti: la cosiddetta “generazione freelance”, e il mito delle start-up.

Creare una start-up è diventata quasi una moda, ma passare dal business plan al successo è complesso e non per tutti. La difficoltà è poi acuita in una realtà come quella italiana, dove la burocrazia è un nemico sempre pronto a strangolarti e dove lo stato non aiuta nè con finanziamenti nè con reti di supporto. Senza contare l’arretratezza del sistema bancario e della cultura imprenditoriale. In altri paesi, come Francia, UK e USA, ma anche Spagna e Portogallo, gli investimenti in start-up sono molto superiori. Nel Regno Unito, il governo ha finanziato un programma apposito chiamato “Catapult”. Perchè? Perchè le start-up creano posti di lavoro, sviluppo e ricchezza. Per questa nostra cecità, start-up innovative come Greenrail spesso decidono di affacciarsi sul mercato estero prima che su quello italiano.

Nella seconda giornata, si è parlato innanzitutto di welfare. Giordano Curti, Direttore Generale Cir Food, ha individuato 4 pilastri del welfare: 1) occuparsi dei bisogni delle persone (in quanto ogni azienda ha una “popolazione” diversa di dipendenti); 2) creare e dare fiducia; 3) premiare i comportamenti sani e positivi; 4) mettere al centro il team (e come le persone possono lavorare bene insieme). Secondo Michele Riccardi, HR Manager EdenRed, ogni persona ha esigenze diverse e mutevoli nel corso della propria vita. Un modo per affrontare questo problema, è creare pacchetti di offerte dove le diverse persone possano trovare ciò che gli serve.

Great Place to Work Institute è un’azienda globale di ricerca, consulenza e formazione che assiste le organizzazioni ad individuare, creare e sostenere ambienti di lavoro eccellenti. Ogni anno, stila una classifica dei migliori luoghi di lavoro, misurandone il clima organizzativo. I trend individuati nel mondo del welfare sono lo smart working e i flexible benefits. Il primo si riferisce alla possibilità di lavorare on remote da qualsiasi luogo, e i “benefici flessibili” sono budget offerti ai dipendenti che possono scegliere di usufruire di certi servizi piuttosto che altri a seconda delle esigenze. Ad esempio, una madre può scegliere di utilizzare il budget per un asilo, mentre un ragazzo senza figli può optare per la palestra.

Questi sistemi di welfare aziendale sono chiaramente costosi, quindi sono spesso le grandi aziende a utilizzarle. Dal momento che in Italia vi sono soprattutto piccole e medie imprese, questa è una realtà piuttosto limitata. Inoltre, questo tipo di flessibilità non è applicabile a tutti i tipi di lavoro: un operaio non può certo lavorare se non in fabbrica. Tuttavia, in certi contesti sono misure adottate in maniera crescente, in quanto sono convenienti rispetto, ad esempio, ad aumenti salariali in busta paga. Inoltre, dipendenti più soddisfatti sono in genere più produttivi. Certamente, per attuare questi cambiamenti servono cultura ed educazione, per questo molte aziende scelgono di procedere con una transizione graduale: magari, offrendo un giorno di smart working al mese o alla settimana.

Mentre nell’Auditorium principale si parlava di welfare, in un’altra sala si svolgeva la Scuola delle Idee. Gli studenti hanno così avuto modo di incontrare e intervistare i manager di grandi aziende dei settori Fashion, Food, Manufacturing e Digital, analalizzando le trasformazioni del Made in Italy e conoscendo più da vicino le professioni di domani.

Un tema secondo me centrale emerso da questo Festival, e su cui già sto riflettendo da tempo, è il problema dell’incontro tra scuola e lavoro: l’orientamento. Parlo per esperienza personale, ma penso che molti potranno riconoscersi nelle mie parole: arrivata all’ultimo anno di liceo, tutto l’orientamento che mi è stato offerto è stato una chiacchierata di gruppo con una psicologa e una gita all’Alma Orienta in Fiera. La scelta del post-liceo (o post-scuole superiori, in generale), è la scelta più importante della vita. E’ la direzione che una persona comincia a dare alla propria vita! Non può essere presa con la stessa serietà con cui si sceglie una pizza il venerdì sera.

L’orientamento dovrebbe partire ben prima, almeno dal 4° anno. Dovrebbe essere costitutito da percorsi individuali per aiutare ogni studente a individuare i propri talenti, sogni, e le proprie inclinazioni. Ed essi dovrebbero essere accompagnati da percorsi comuni di educazione alla progettualità (come prendere informazioni, prendere decisioni, e creare un proprio percorso di formazione ed inserimento nel mondo del lavoro), nonchè di consapevolezza del mercato del lavoro locale, nazionale e internazionale e dei trend futuri. Questo è l’unico modo di formare persone in grado di affrontare le sfide di questo nuovo mondo in cui ci troviamo. Anzi, questo è solo il primo passo.

Poi, vengono altri problemi: come riformare la scuola e l’università per renderle più adatte al nuovo mondo del lavoro? Tutti i nuovi studenti dovranno avere le competenze di base richieste dalle professioni del domani: competenze digitali (es. coding), imprenditoriali (entrepreneurship), creatività, progettualità, ecc. Altre proposte avanzate durante il Festival includono, ad esempio, la formazione di orientatori (in Francia esistono lauree specifiche per formare queste figure), ed il miglioramento dell’alternanza scuola-lavoro. In altri paesi, poi, si distingue tra università “professionalizzanti” ed università “accademiche”, ed anche in Italia si potrebbe implementare questo doppio binario. L’essere umano è incredibilmente resiliente, capace di trasformare le sfide in opportunità, ma abbiamo il dovere di fornire alle nuove generazioni gli strumenti giusti per farlo.

Nel pomeriggio si è poi parlato del terzo settore, che in Italia impiega circa 800000 persone. Secondo il nuovo Codice del Terzo Settore,

Sono enti del Terzo settore le organizzazioni di volontariato, le associazioni di promozione sociale, gli enti filantropici, le imprese sociali, incluse le cooperative sociali, le reti associative, le società di mutuo soccorso, le associazioni, riconosciute o non riconosciute, le fondazioni e gli altri enti di carattere privato diversi dalle società costituiti per il perseguimento, senza scopo di lucro, di finalità civiche, solidaristiche e di utilità sociale mediante lo svolgimento di una o più attività di interesse generale in forma di azione volontaria o di erogazione gratuita di denaro, beni o servizi, o di mutualità o di produzione o scambio di beni o servizi, ed iscritti nel registro unico nazionale del Terzo settore.

Alessandro Bertani, Vice Presidente Emergency, ha evidenziato una serie di problemi riguardo questa riforma del terzo settore. In primo luogo, viene ribadito il principio che impedisce la redistribuzione diretta degli utili: di conseguenza, gli impiegati in questo settore vengono pagati una frazione di quel che verrebbero pagati se lavorassero nel privato. Questo crea un problema di competitività salariale, in un settore in cui c’è bisogno di talenti ed eccellenze per svolgere lavori importanti per l’umanità. Persone che svolgono le stesse mansioni nel privato e nel terzo settore dovrebbero avere salari analoghi.

Bertani ha inoltre ricordato come, negli ultimi anni, Emergency abbia iniziato ad occuparsi di assistenza anche in Italia. Questo fatto allarmante deriva dal principio di sussidiarietà, e segnala come davanti ad un arretramento del welfare statale debbano intervenire le organizzazioni come Emergency da un lato, e dall’altro il welfare aziendale di cui si è discusso prima.

Nativa, società di consulenza sulla sostenibilità, ha provato ad affrontare il problema della dicotomia “ingessante” Profit/Non-profit. Ispirati dal concetto americano di B-Corp (Benefit Corporation) e dalla legge californiana, Nativa ha provato ad aggiungere nel proprio statuto obiettivi di impatto socio-ambientale oltre alla finalità classica di dividere gli utili. Per 4 volte, la Camera di Commercio di Milano lo ha bocciato, in quanto lo statuto aziendale doveva contenere quell’unica finalità. Pertanto, i responsabili di Nativa si sono attivati e sono riusciti a cambiare la legge italiana. Secondo Paolo di Cesare, Co-Founder, le Benefit Corporations sono il futuro. Magari, fra un po’ di anni saranno le società Non-Benefit ad essere fuori legge.

In conclusione, voglio riportare una riflessione di Sebastiano Zanolli sulla frase, molto diffusa negli ultimi anni, “Se vuoi, puoi.” Nel mondo, purtroppo, le risorse non sono infinite, così come i posti di lavoro in certi settori. Per questo motivo, è importante che i giovani siano consapevoli di come il mercato del lavoro è (e sarà) strutturato. Inoltre, le cose che “possiamo” fare sono come una ciambella: limitate da un lato dai condizionamenti esterni, e dall’altro da quelli interni. Su questi condizionamenti si può lavorare, fino ad un certo punto: e questa è la zona grigia. Per questo sarebbe più appropriato dire: “Se vuoi, puoi… prepararti bene e provare.”

C’è infine da interrogarsi sul “Se vuoi”: che cosa vogliamo veramente? Significato. Pertanto, prima dobbiamo riflettere bene su cosa può dare significato alla nostra vita, dopodichè, una volta consolidati i nostri obiettivi, possiamo lavorare sui condizionamenti interni ed esterni e fare del nostro meglio per raggiungerli.

Ci sono moltissime altre cose che vorrei dire, interventi che vorrei raccontare, e mie riflessioni ed idee che vorrei discutere. Questo post, però, è già abbastanza lungo così. Vi rimando dunque al sito ufficiale del Festival e ai social, dove potete trovare video con le parti essenziali di queste due giornate. E certamente, vorrò approfondire alcuni di questi temi nei prossimi post. Vi consiglio caldamente di partecipare al Festival l’anno prossimo, e di rimanere in contatto con FiordiRisorse e SenzaFiltro. Ma ancora di più, di riflettere su questi temi e pensare a come voi, nel vostro piccolo o insieme ad altri, potete contribuire a migliorare il mondo del lavoro in Italia.