Amami come Nosferatu ama Lucy e sarò tua per sempre
Tutte le donne sognano il principe azzurro. Anche se ultimamente non è più di moda non possiamo fare a meno di immaginare il nostro uomo perfetto. Il mio non è vestito d’azzurro, niente occhi celesti e capelli biondi, ma l’aria sognate e melanconica di chi crede ancora nell’amore e un nome non proprio rassicurante: Nosferatu.
Complice un libro scovato in una bancarella di un mercatino vintage: Werner Herzog La ballata di Stroszek, Nosferatu, il principe della notte (due racconti cinematografici) pubblicato nel 1979 da Ubulibri, ho riscoperto l’amore che ho nei confronti di questo regista e soprattutto per Nosferatu, la più bella creatura della storia del cinema.
“Dall’oscurità si stacca una figura rigida, vestita di un abito nero attillato. Le spalle sono leggermente curve in avanti e le mani contratte l’una sull’altra. Le gambe sembrano magre e lunghe e anche le dita sembrano troppo lunghe, sono dita pallide con lunghe unghie affilate. Il volto è di un pallore mortale. Gli orecchi sono raggrinziti, orecchi a punta, come si vedono solo nei pipistrelli.”
Così Werner Herzog descrive la prima apparizione del suo Nosferatu.

In questi tempi dove vampiri modaioli infestano il cinema, Nosferatu, il principe della notte, il mai morto, appare come una creatura melanconica, uscita da un mondo dimenticato e romantico. I vampiri di oggi, hanno i super poteri, si vestono alla moda e fanno impazzire le adolescenti, lui rimane nel suo mondo di ombre, con la sua figura smilza, raccapricciante e adorato solamente da una nicchia di cinefili. Ed è proprio questa sua aria di diverso, emarginato che lo rende irresistibile anche di più del modello originale: il Nosferatu di Murnau del 1921 (interpretato da Max Schreck attore dalla fama misteriosa) forse troppo mostro o troppo legato al cinema espressionista tedesco per trasmettere sentimenti umani.

“Nosferatu di Murnau probabilmente è il miglior film che sia stato in Germania, un film di vampiri del 1921. Io ho ripreso lo stesso tema facendone una versione completamente diversa, e anche se, forse a un’osservazione superficiale si potrebbe credere che esistano molti punti di contatto. Per quanto riguarda la tematica, certamente sì, perché trattiamo lo stesso soggetto, ma stilisticamente ritengo di no. Ad esempio io non ho nessun rapporto con l’espressionismo, che mi è del tutto estraneo.”
Parole di Herzog dette a Hans Günther Pflaum e raccolte nell’intervista, Dalla parte di Kaspar. Il regista tedesco incentra il suo film su un altro filone estetico tipico della Germania, quello del romanticismo con ascendenze gotiche che non trasmette terrore, ma invita a una riflessione sul senso dell’esistenza. L’umanità e la sensibile malinconia di Nosferatu colpiscono, rendono umano il mostro deforme. La sua profonda solitudine lo rende simile a noi e proviamo pena per la sua condizione di essere condannato a vivere per sempre senza godere delle gioie della vita. È solo, e da solo deve combattere contro uno dei mostri terribili che da sempre perseguita l’umanità: la noia. “Il tempo è un abisso, profondo come lunghe e infinite notti, i secoli vengono e vanno. Non avere la capacità di invecchiare è terribile, la morte non è il peggio.”
È proprio per sconfiggere la noia, la routine di giorni identici scanditi da gesti sempre uguali che l’uomo ha inventato i mezzi per costruire storie, racconti, disegni, immagini; palliativi contro la vacuità della vita. Nosferatu invece si ritrova senza armi, indifeso e inerme di fronte alla noia dell’esistenza. La sua sete di sangue è fame d’amore, di passione e per questo mette a rischio la sua immortalità. Il desiderio carnale di Lucy, la moglie di Jonathan vista solamente in foto, lo spinge fuori dal suo castello, seguito dal suo esercito di ratti, sparge morte e disperazione per arrivare fino a lei e godere di un unico e vero morso d’amore. Non esiste storia d’amore più profonda e come tutti i racconti di grandi passioni ha il suo finale tragico a cui Herzog regala un colpo di scena inaspettato, dando allo spettatore una chiave di lettura in più, quella della decadenza dell’ aristocrazia nobile e l’ascesa irrefrenabile di una borghesia corrotta, dedita solamente al capitale e indifferente verso gli altri mondi, fatti di passioni e ombre.
In questo mondo dove il romanticismo e la melanconia sembrano sparito per sempre, a noi donne non resta che sperare di poter incontrare un essere umano o non umano capace di amarci alla maniera vampiresca di Nosferatu.
