La storia sottratta all’oblio: la Grande Guerra rivive in Friendly Feuer

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Si dice che con il passare del tempo le storie delle tragedie umane perdano la loro forza e diventino solamente racconti. I testimoni superstiti scompaiono, sul palco dell’umanità ci sono altri protagonisti e man mano la fama di quelle storie rimane incorniciata sui libri di storia e dentro qualche film in bianco e nero. Questo è ciò che è successo alla Prima Guerra Mondiale. Poi, però, capita che qualcuno armato di pazienza e passione prenda la decisione folle e drastica di rinchiudersi per anni dentro un archivio e sottrarre all’oblio i racconti di quegli anni.
 
 A raccogliere queste storie ci pensa un gruppo di attori (Marta Gilmore con Eva Allenbach, Tony Allotta, Armando Iovino e Vincenzo Nappi — IT.Isola Teatro), le riscrivono, danno un nome e un volto ai loro protagonisti, rialzano i caduti, riesumano ricordi lontani e li portano poi in scena. Questo è Friendly Feuer — “fuoco amico” –, una scrittura collettiva che sgorga direttamente dalla scena.

La sala del teatro India diventa così un’arena, viva, dove disertori, soldati di schieramenti opposti, ragazzi affetti da nevrosi post guerra, si incontrano e raccontano al pubblico le loro storie, in una babele di voci, humus di un’Europa ancora acerba. Gli strumenti per imbastire la drammaturgia scenica sono i più vari, dai video, alla musica, alle immagini istantanee di una telecamera portatile, fino ad arrivare alla parola: storpiata dal dialetto o pronunciata in lingue differenti, sarà proprio la parola a regolare il ritmo della scena, in maniera vivace, regalando anche momenti d’ironia.

Friendly Feuer racconta tutto questo, in maniera un po’ troppo didattica e didascalica, forse, ma pur efficace.

(Foto ©IT-Isola Teatro) 
 
 Letture consigliate:
 • Cry havoc, o alleviare il dolore attraverso Shakespeare — Bedlam Company, di Sarah Curati
 • War now! — Teatro Sotterraneo | Valters Sīlis, di Manuela Margagliotta
 • Speciale Monicelli — Un anno dopo (2: La grande guerra), di Giacomo Lamborizio

Elena Cirioni

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Originally published at www.paperstreet.it.