Donna canarino

Elena Zamboni
Nov 2 · 3 min read

Nove del mattino, metropolitana, linea verde, Milano.
Con lo stesso coraggio con cui Neo affronta gli Agenti del Matrix, conquisto un posto e mi siedo.
La metro il lunedì più che un mezzo pubblico somiglia a un trasporto merci, con gente appesa ai corrimano con la stessa vitalità di salumi insaccati da mesi.
Ma qualcuno che dà segni di vita ancora c’è, ed è seduta di fronte a me.Una donna, 35 anni portati male, una giacca di pelle gialla, decisamente troppo larga per le sue linee magre. Sembra un canarino grasso in mezzo a tanti piccioni smorti, o un raggio di sole fra le nuvole (così suona meglio).Si guarda intorno come in cerca di qualcosa, un briciolo di vita in quel deserto di volti spenti. Ma invece no, sta solo perlustrando il territorio. Cerca il momento giusto, lo trova. Tira a sé lo zaino che tiene in mezzo ai piedi ed estrae un oggetto ancora più bizzarro di lei: un porcellino-salvadanaio verde.
Non posso credere che un momento così insolito passi inosservato agli occhi dei salami appesi intorno a noi. Sarà lo smartphone che hanno in mano a tenerli in vita.
Ma io ci sono. La osservo come fosse una specie rara in via d’estinzione.
Apre delicatamente il tappo sotto la pancia del fortino di porcellana e inizia a scuoterlo per far uscire tutto il tesoro. Le monete procedono disordinate verso la sua mano, fino a che non finiscono, ma la mia curiosità non si arresta. Inizia a contarle, percepisco i calcoli fatti a mente dal suo sguardo attento.
Ma perché lo sta facendo? Perché qui? Perché adesso?
Per un attimo penso a tutte quelle persone che ostentano la loro ricchezza con orologi costosi e vestiti firmati, metafore concrete del loro conto bancario.
E poi c’è lei, umana senza vie di mezzo. Mostra ingenuamente ciò che ha — o che non ha — senza la necessità di somigliare ad altri fuorché se stessa. Una ostentazione perfetta, non voluta, non filtrata.

Bellissima.

Non voglio staccarle gli occhi di dosso. E’ un bug perfetto, Matrix non ti ha ancora risolto.
Ma ecco che davanti a me si piazza un ennesimo salame appeso, farcito di giacca e cravatta.

Intravedo a stenti la sua giacca di pelle gialla tra quei cappotti grigi. Ho bisogno di quel raggio di sole tra la nebbia. Ho bisogno di credere che ci sia ancora vita su questo Marte morto.
Dopo tre fermate passate in astinenza decido di alzarmi, ci sarà sicuramente qualche vecchia di cui non mi sono accorta che brama in silenzio questo scomodo pezzo di plastica.
Donna canarino, ti cerco.
Voglio rivederti un’ultima volta prima che tutto questo diventi un divertente aneddoto da raccontare davanti a un caffè.
Lascia che conti insieme a te le tue monete ancora per qualche fermata.
Dopo essermi incastrata per bene in questo tetris di persone la vedo di nuovo. Gli occhi puntati nel vuoto. Sta ascoltando l’annuncio “prossima fermata: Cadorna. Next stop: Cadorna”. Devi scendere? Non scendere, resta.
E invece no. Si alza in fretta ma il treno ha già iniziato a frenare, una scossa imprevista fa cadere a terra parte dei suoi centesimi. Non sono nella posizione di poterla aiutare, ma qualche gomitata piazzata nei posti giusti e mi ritrovo accanto a lei.
Adesso a me la scelta. La aiuto per non farle perdere la fermata a o non la aiuto così da poterla vivere ancora un po’?
Dopo qualche istante di esitazione mi chino e inizio a raccogliere insieme a lei il suo tesoro disperso tra i piedi della gente. Ho sempre detestato gli uccelli in gabbia, non volevo essere artefice della reclusione prolungata di qualcuno che sicuramente sa volare.
Terminiamo in tempo la ricerca, mi ringrazia velocemente e scende.
Grazie a te, volevo dirle, ma non ho fatto in tempo. Quando ho alzato lo sguardo lei era già volata via.
Grazie a te, per questo momento di non ordinaria disarmonia.

Elena Zamboni

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disordini armonici e cose

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