Il mio intimo rapporto con la musica

Sono seduta a gambe incrociate al centro di una stanza. Le pareti, piene di scritte, profumano di aroma da bancarella su un lungomare di notte. Patchouli.

Inspiro la fragranza che mi pizzica un po’ il naso. Mi guardo intorno e leggo le parole incise sui muri scritte in lingue che non conosco. Tutto mi è chiaro.

Alzo la testa. C’è un tetto che mi ripara da una pioggia del 1979. E’ come una sinfonia che fa apparire tutti i fatti della vita e del mondo possibili. Allungo le mani in avanti per toccare il pavimento in ciliegio. Passo le dita fra le venature aride del legno che hanno voglia di cera.

Poi la pioggia smette. Un vento nuovo spalanca le finestre. Il legno sotto le mie dita adesso è un prato.

Le parole si staccano dalle pareti.

Una mi vola addosso: Musica.

One clap, two clap, three clap, forty?

By clapping more or less, you can signal to us which stories really stand out.