Goodbye Aretha Franklin

L’intramontabile fascino di Lady Soul

Aretha Franklin per ELLE (2016) — fotografata da Mark Seliger, acconciata da Yashua Simmons

Aretha Franklin, 76 anni, si è spenta questo 16 agosto a Detroit per un cancro al pancreas. Diciamo addio a una donna eccezionale, simbolo della black music e della lotta contro le discriminazioni. La voce unica di Aretha era un grido di battaglia, scagliato contro un’America ancora troppo indifferente. Le sue note, dense di fumo, sapevano turbare l’anima; i suoi brani racchiudevano l’onere e l’orgoglio di essere donna e afroamericana. Jazz, R&B, blues, gospel, pop, soul e rock ’n’ roll erano i mezzi che aveva scelto per opporsi all'emarginazione, celebrando la diversità.

Ai funerali, previsti per il prossimo 31 agosto al Greater Grace Temple di Detroit, suoneranno tantissimi artisti per omaggiare la Regina del Soul. Tra i più noti Stevie Wonder, Faith Hill, Ronald Isley, Chaka Khan, Jennifer Hudson e il figlio di Aretha, Edward Franklin.

Le origini del mito

Nella vita della donna non sono mancati momenti duri. Nata il 25 marzo 1942 in una casupola di Memphis, a sei anni dovette trasferirsi a Detroit dopo l’abbandono della madre. Qui, giovanissima, ebbe due figli. Madre adolescente, nera e single ricevette ben più di qualche occhiata di disprezzo.

Una giovanissima Aretha in sala di incisione — New York City, 1960 © Don Hunstein

Ma nulla fermò la sua immensa passione per la musica: figlia di un predicatore, seguì il padre cantando in diverse chiese. Incise qualche canzone, ma per sei anni nessuna fama: “banale” era il giudizio dei produttori su Aretha. La delusione accumulata a causa dei continui rifiuti finì per filtrare nella voce della donna, tingendola di quella malinconia che ne divenne il tratto distintivo.

La vera svolta fu l’incontro con Jerry Wexler, un produttore bianco dell’Atlantic. Era il 1967 e dopo un provino semplicemente sensazionale Aretha entrava a far parte della nuova casa discografica.

«Quando giunsi alla Atlantic Records mi fecero sedere al pianoforte ed i successi cominciarono ad arrivare».
Aretha Franklin intorno al 1965 — © Getty Images

La cantante finalmente fece esplodere quell’uragano che era la sua voce. Caddero le insicurezze e mostrò a tutti di essere una fuoriclasse. Lungi dall’essere banale la nuova Aretha possedeva una travolgente personalità. Ogni canzone passando tra le sue labbra diventava più coinvolgente, più espressiva.

«Se una canzone parla di qualcosa che ho vissuto o che potrebbe essermi successo, va bene. Ma se mi è estranea, non potrei prestare nulla ad essa. Perché questo è ciò che il soul è».

Per la Atlantic Aretha incide il primo grande successo I Never Loved A man (The Way I Love You). Ma Wexler le affida anche una canzone di Otis Redding: Respect.

La canzone diventa un vero e proprio inno contro le discriminazioni razziali e di genere. E Aretha stessa inizia ad essere presa ad esempio da tutte le donne. Un modello di donna forte e fiera che pretende a gran voce rispetto.

Lady Soul, come iniziano a chiamarla i fan, è energica, risoluta, amara.

Aretha Franklin sulla copertina del TIME del 28 giugno 1968

Mai sdolcinata. Diversissima dalle altre interpreti del periodo. Molto apprezzato è poi lo stile interpretativo della Franklin, spontaneo, mai studiato, profondamente intimo e coinvolgente.

Ben presto viene incoronata Regina del Soul: la più grande interprete di questo genere. Una voce sublime, che sapeva dar voce all'anima.

Tra la fine degli anni sessanta e gli inizi degli anni settanta i suoi album scalano le classifiche, facendole vincere numerosi dischi d’oro e di platino negli Usa. E’ inoltre una delle prime artiste donne ad ottenere una copertina sul Time.

Il declino e la rinascita

Negli anni settanta la vita privata di Aretha è attraversata da profonde inquietudini: il divorzio, l’alcolismo… la sua musica in parte ne risente e, se si esclude il clamoroso successo del disco gospel Amazing Grace, per dieci anni Lady Soul viene dimenticata.

Nel 2012 la cantante confesserà alla rivista Rolling Stone: “Quando ho iniziato, mio ​​padre mi ha detto: — Non importa quanto tu sia brava, e non importa quanto tu abbia successo, un giorno gli applausi diminuiranno e un giorno gli applausi si fermeranno. Un giorno i fan potrebbero non esserci— Ad un certo punto i miei dischi non venivano più riprodotti e, naturalmente, questo pensiero mi è subito venuto in mente”.

Clip dal film “The Blues Brothers” — Aretha Franklin canta “Think”

Ma grazie al film musicale The Blues Brothers, nel 1980, Aretha torna alla ribalta. La donna compare sul grande schermo per quattro minuti scarsi, eppure sono sufficienti per stregare il pubblico con la sua spumeggiante Think. E certo la scena è irresistibile, con una inedita Regina del Soul in grembiule macchiato e ciabatte rosa che canta e balla al grido di «freedom», cercando di mettere in riga il marito.

La grandezza di Aretha sta tutta nella potenza che instilla nella parola libertà. La dote più grande della cantante è saper trasformare la musica in una battaglia sociale. Così era già stato nel 1967 con Respect, canzone romantica da lei tramutata in una viva invocazione all’uguaglianza. Con la stessa convinzione aveva cantato nel 1968 Precious Lord al funerale dell’amico Martin Luther King, a fianco del quale aveva marciato sedicenne, ed è sempre lei, grazie alla forza della sua interpretazione, a far commuovere nel 2015 Barack Obama dopo avergli dedicato la splendida (You Make Me Feel Like) A Natural Woman.

Aretha ha scandito tappe salienti della storia americana, cantando durante tre inaugurazioni presidenziali: per Jimmy Carter, per Bill Clinton e per Barack Obama. La nomina di quest’ultimo, in particolare, rappresenta una pietra miliare per quel movimento per i diritti civili che la performer ha sempre sostenuto con la sua musica.

E’ così che dagli anni ’80 ad oggi il talento di Aretha, finalmente pienamente riconosciuto, non ha mai smesso di essere celebrato. Nel 1985 l’artista è stata dichiarata “una delle risorse naturali del Michigan”. Nel 1987 è stata la prima donna a entrare nella Rock and Roll Hall of Fame e nel corso degli anni ha duettato con i più grandi nomi della musica: George Michael, Elton John, Whitney Houston, Luciano Pavorotti ed Eurythmics sono solo i più famosi.

Infografica sulla vita di Aretha Franklin — © Eleonora Medica

L’ultimo atto

«Ogni compleanno è un regalo. Ogni giorno è un dono».

Malgrado il successo, Aretha ha sempre avuto una vita turbolenta. Molte sofferenze d’amore. Disturbi alimentari. L’alcol. Dieci anni fa la diagnosi peggiore: cancro. Eppure ha incantato la folla fino alla fine. Anche al gala della fondazione di Elton John per la lotta all’Aids, nella sua ultima esibizione, Lady Soul era magnetica. Una voce, la sua, in cui è possibile sentire “la redenzione e la pena, il desiderio e la resa, tutto allo stesso tempo” come sosteneva Bonnie Raitt sulla rivista Rolling Stone nel 2003 . Ma soprattutto una voce divenuta bandiera della forza delle donne e delle rivendicazioni per i diritti civili.

Aretha Franklin per © Timothy White

Aretha Franklin aveva annunciato il suo ritiro dalle scene nel 2017:

«Sono soddisfatta delle cose che ho realizzato e del punto in cui la mia carriera è arrivata. La mia unica aspirazione è quella di sedermi e non fare nulla».

Ma Aretha non ha potuto godersi gli ozi della pensione come sperava.

E’ l’agente dell’artista, Gwendolyn Quinn, ad annunciarne il decesso: “la Regina del Soul è scomparsa”, dice, “abbiamo perso la matriarca e la roccia della nostra famiglia”.

Una perdita terribile. Eppure, scomparsa la donna, restano i suoi insegnamenti: “Non aveva idea che sarebbe diventata un richiamo per gli afroamericani e le donne e chiunque altro si sentisse emarginato per come appariva, per chi amava”— aveva detto Barack Obama nel 2014 — “Loro volevano un po’ di rispetto”. Ed è proprio guardando alla sua versione di Respect che, nel 2016 in un’intervista a Rolling Stone, la stessa Franklin aveva fatto luce sull’impatto culturale della cover: “Quell’affermazione era molto importante, non solo per me o per il movimento per i diritti civili o per le donne, è importante per le persone. Mi è stato chiesto quale mia registrazione avrei inserito in una capsula del tempo, ed era Respect. Perché le persone vogliono il rispetto: anche i bambini piccoli. Come persone, ci meritiamo il rispetto gli uni dagli altri”.

Barack e Michelle Obama hanno reso omaggio a questa grande donna rilasciando una dichiarazione congiunta: “Ogni volta che cantava, noi tutti eravamo onorati con un assaggio del divino. Attraverso le sue composizioni e la sua musicalità senza eguali, Aretha ha contribuito a definire l’esperienza americana. Nella sua voce, potremmo sentire la nostra storia, tutta e in ogni sfumatura: il nostro potere e il nostro dolore, le nostre tenebre e la nostra luce, la nostra ricerca di redenzione e il nostro rispetto duramente conquistato. Ci ha aiutato a sentirci più connessi gli uni con gli altri, più fiduciosi, più umani. E a volte ci ha aiutato a dimenticare tutto il resto e a ballare”. Obama, grande fan della Franklin, ne aveva già celebrato il talento nel 2015 sostenendo che nessuno incarnasse meglio della cantante la connessione tra lo spirito afroamericano e la black music: quella capacità di trasformare sofferenza e dolore in qualcosa ricco di bellezza, vitalità e speranza.

Anche Bill e Hillary Clinton, hanno ricordato Aretha in un comunicato: “Sarà per sempre la Regina del Soul e molto altro per tutti coloro che l’hanno conosciuta personalmente e attraverso la sua musica. Il nostro cuore va alla sua famiglia e ai suoi innumerevoli fan”. In un tweet separato, Hillary ha scritto: “Lutto per la perdita di Aretha Franklin che ha condiviso il suo spirito e il suo talento con il mondo, lei merita non solo il nostro RISPETTO ma anche la nostra gratitudine perpetua per aver aperto i nostri occhi, orecchie e cuori. Riposa in pace eterna, amica mia”.

Elton John ha postato un tributo su Instagram, dicendo: “La perdita di Aretha Franklin è un duro colpo per tutti coloro che amano la musica vera: musica che viene dal cuore, dall'anima e dalla Chiesa. La sua voce era unica, il suo piano era sottovalutato. Lei era uno dei miei pianisti preferiti”.

Aretha non era solo una donna straordinaria: era l’anima stessa del Soul. Lei stessa doveva esserne consapevole, come aveva lasciato intendere, sorridendo, al biografo Mark Bego verso la fine degli anni ‘80.

«La mia voce è migliore che mai, a causa dell’esperienza. A rischio di sembrare egocentrica, è solo migliorata. Sono il mio cantante preferito!».

Con lei si eclissa una delle personalità più dirompenti e accattivanti del Novecento. Una vera icona. Una potenza. La sua voce? Un dono.


Omaggio ad Aretha Franklin — Fonte: Agenzia Vista / Alexander Jakhnagiev

Gallery:

Aretha Franklin accanto ai partner della sua vita — da sinistra a destra: l’ex marito Ted White, l’ex marito Glynn Turman, il compagno William Wilkerson
Aretha Franklin in posa assieme ai suoi quattro figli — 1970 ©TIME

Aretha Franklin — gli album che hanno fatto un’epoca