Baci dati senza pensare al futuro

Oggi, di rientro a casa, sul 101, ho trovato posto in fondo al bus.

In fondo ci stanno sempre quelli più emarginati: gli immigrati, quelli con qualche turba psichica (i molestatori no, quelli stanno sempre in piedi, come i borseggiatori) e i giovani; da quelli che ascoltano trap a tutto volume a quelli che ridono forte e parlano urlando, sino a quelli timidi e riservati, con gli occhiali spessi e lo zaino pesante appoggiato sulle gambe. Poi ci sono quelli che si baciano. E poi ci sono quelli che come me vogliono stare lontani dai mali del mondo.

Oggi mi sono seduta in fondo al bus, davanti a due adolescenti che si abbracciavano e si baciavano; senza guardare fuori dal finestrino, senza guardare lo smartphone. Lui magro e piccolo, lei rotonda e morbida come una magna mater. Si sono baciati, abbracciati e sorrisi dalla via Roma fino alla Statua.

Gli avrei voluto dire: bravi! Baciatevi, abbracciatevi, fatelo ora! Fatelo ora, che i vostri baci non sanno di passato, ma solo di presente; fatelo e sorridetevi, guardatevi negli occhi e pensatelo, ora, che non avrete più nessun altro al mondo. Il futuro ha il sapore di aspettative mai rispettate, di delusioni e cose complicate. I baci invece sanno di cose buone, da vivere subito e ora, ma anche da prolungare verso un domani che è vicino e non spaventa.

I baci dati senza pensare al futuro sono quelli che tutti dovremmo darci. Senza guardare fuori dal finestrino, ma guardando solo fissi, davanti a noi, gli occhi della persona che vogliamo, ora e subito.