I negativi del destino
Da piccolo, Clotio amava il momento di andare a letto per immergersi nelle sue favole immaginarie prima di addormentarsi. Si sdraiava e si metteva a macchinare storie. Spesso i protagonisti erano lui e Melania, la ragazzina di cui era invaghito, ma che nemmeno sapeva della sua esistenza.
Di solito, succedeva che lei per qualche motivo si accorgeva di lui, poi c’era un contatto tra i due, che finiva in una promessa, in uno scambio, a volte perfino in tenerezze. Gli piaceva assaporare tutti i dettagli e gli istanti di quei pensieri. Si addormentava sereno e nel migliore dei casi le storie continuavano in sogno.
Notò presto però — quasi come una sensazione, non che potesse provarlo — che così facendo consumava lo spettro delle possibilità.
Immaginando lei che perdeva un fiocco dai capelli nel corridoio della scuola, di raccoglierlo e restituirglielo, guardando il suo viso sorridere e arrossire, automaticamente eliminava l’eventualità che questo potesse davvero accadere.
Del resto, però, le storie per lui erano emozionanti solo se partivano da situazioni quanto più vicine alla realtà. Ogni giorno quindi si svegliava sapendo che aveva decurtato dal proprio futuro una delle possibilità di realizzare il suo sogno: quei momenti immaginati ormai non si sarebbero mai avverati.
Una volta raggiunta la piena adolescenza, Clotio aveva smesso di creare storie amorose immaginarie. Andava al liceo, aveva una ragazzetta e diversi amici. Non aveva però abbandonato i suoi viaggi mentali. Era rimasto convinto del fatto di poter controllare debolmente il destino attraverso i suoi pensieri.
Se pensando a vicende desiderate le eliminava dallo spettro delle possibilità, allora, immaginandone di sgradevoli, avrebbe potuto migliorare il suo futuro!
Si metteva quindi a pensare a tutte le eventualità sfortunate o spaventose o odiose, che voleva evitare in futuro. Per essere ancora più sicuro di eliminare il peggio, cercava di pensare anche a quelle un po’ meno verosimili, ma pur sempre vicine abbastanza alla realtà da poter ragionevolmente accadere.
Si convinse tuttavia che immaginare di prendere quattro al compito di Fisica non ne avrebbe davvero escluso l’evenienza, ma che per quello doveva mettersi a studiare. Elaborò quindi una sorta di corollario alla Teoria del controllo debole della realtà, per cui questa funzionava soltanto quando c’erano di mezzo relazioni umane.
Tutti i giorni si teneva da parte del tempo per tramare nella sua mente uno o più degli eventi infausti che potevano succedere tra lui e i suoi amici, tra lui e la ragazza, alla sua famiglia, a lui e basta, cercando di non dimenticare alcun dettaglio, anzi di arricchirli di particolari. Talvolta di una stessa trama ne pensava diverse versioni, per tagliare via più rami marci dal suo futuro possibile. Li aumentava di cattiveria talvolta, e di nefandezza, per ovviare al peggio. Ogni sorta di pensiero sgradevole prese spazio nella sua testa. Si concatenavano, quasi ci avesse preso gusto. Sempre però col fine di sterilizzare in vena cautelativa i possibili futuri.
Tuttavia, non aveva compreso davvero cosa aveva annullato i suoi destini con Melania da bambino. In fondo, egli immaginava ciò che davvero pensava non sarebbe mai potuto accadere. Gli sembrava di tagliar via così uno svolgimento possibile degli eventi, quando in verità si trattava di diramazioni di per sé già molto poco probabili dell’albero delle possibilità. Queste, in effetti, rimanevano ancora perfettamente possibili nello stesso grado in cui lo erano inizialmente, nonostante la sensazione che Clotio avesse di spazzarle via immaginandole.
Le eventualità oltretutto erano talmente tante e innumerevoli che la probabilità che esattamente una tra esse si realizzasse era sempre pressoché nulla fino al momento in cui l’andamento concatenante degli eventi, come un’onda nel mezzo del mare, creasse un picco dove stavano solo i casi più probabili, mentre tutto il resto rimaneva nella coda indefinita delle possibilità.
Prendendo uno dei casi dalla coda, dunque, Clotio cambiava ben poco della propria situazione futura, se non, forse, proprio il modo in cui il picco di probabilità si sarebbe propagato in avanti, modificando l’unico vero elemento che poteva controllare della faccenda: sé stesso.
Quello che cambiava infatti era proprio lui nei confronti della ragazzina, influenzato dalle sue fantasticherie, sempre più estasiato ad ogni sua apparizione, graziato dalla sua vicinanza, miracolato quando per caso riusciva a sfiorarle il laccio della cartella. Questo era ciò che davvero aveva l’effetto di ridurre la probabilità che una delle sue storie si avverasse. Ogni impaccio in più, ogni idealizzazione in più, allontanavano il miraggio di lui coraggioso e sicuro di sé com’era nei suoi sogni da sveglio.
In nessun caso, occorre specificarlo, quella probabilità poteva comunque essere nulla, per motivi di completezza ed equilibrio universale. Lì risiedeva il brivido nel figurarsi tali situazioni. (A volte penso alla probabilità non nulla che Johnny Depp si fidanzi con la pensionata ultra-ottantenne che sta attraversando la strada sotto casa vostra in questo momento. Eppure, anche quella non è esattamente uguale a zero!)
Il capovolgimento delle sue energie mentali esercitate per figurarsi eventi negativi, ebbe quindi l’unico effetto di influenzare Clotio stesso. Diventò paranoico, geloso, dubbioso, pauroso, oltretutto senza apparente motivo agli occhi degli altri. Aveva finito per nutrire la sua fantasia di morbosità. A tratti, i particolari immaginati gli tornavano alla mente mentre era insieme agli amici, ai familiari, alla ragazzetta. Cominciò a guardare con occhi maliziosi tutti quanti.
Col tempo, finì per allontanarsi da tutti. Nulla accadde esattamente uguale a ciò che aveva immaginato, quindi la Teoria restava ancora convalidata in principio, pensò. Eppure la sua condizione ora scorreva su rivoli simili, paralleli, ai flussi di pensieri da lui appositamente tramati. Discendevano dallo stesso picco, diciamo.
Si sentì quasi in un paradosso nel quale: avere alimentato pensieri su quello che voleva accadesse aveva finito per renderlo impossibile; mentre averli alimentati su quello che non voleva accadesse aveva finito per far capitare avvenimenti simili.
Clotio ancora non capiva la vera potenza del pensiero che rende la pelle trasparente. Tutto ciò che poteva controllare, tutto quanto lui nutriva dentro di sé, emanava sottile dalla superficie, dialogando con le trame invisibili che lui cercava di deviare. A comporre il quadro dei negativi del destino, non ne aveva quindi determinato lo scarto, ma ci si era immerso egli stesso.