Troppe vite

Viviamo come in un sogno. Non ricordiamo che una piccola parte di tutto ciò che ci accade. Tutto quello che è avvenuto, secoli di storia, secoli di giorni vissuti dal primo minuto all’ultimo, di secondi scivolati via, hanno luogo solo e soltanto nel momento in cui avvengono.

Neanche di un’ora ci rimane il pieno ricordo. Neanche di un minuto intero.

Quello che resta è come una nuvola confusa a determinare identità a cui ci aggrappiamo, che si condensa e ci forma come calcare scolpito.

Identità che talvolta cancelliamo.

Quante persone una persona può essere, quante vite si possono vivere, per poi dimenticarsene?

Incontrare se stessi decenni più tardi. Indubbiamente te, eppure nessun altro. Incontrare te quando non sei più lo stesso.

Bruciano gli anni intercorsi. Brucia tutto.

Ti fa sentire come se in mezzo fosse un altro ad aver passato tutto quello che hai passato. Lacerato dalla lontananza da quello che eri stato. Dove sono andato, cosa ho fatto di me stesso?

Dubiti di te stesso. Dubiti di te, e delle tue molte vite: Sono stato un bambino introverso, che giocava spesso da solo. Sono stato un ragazzo. Ero io in quel luogo, a quel tempo. Ho dato tutto per quella persona, e poi, gli anni sono passati. Sono stato un ragazzo che viveva lontano dalla propria città natale. Poi un semi adulto che iniziava un lavoro. Ho dato tutto per un’altra persona e un’altra ancora. Ho perso amori, passioni, amicizie. Altre ne sono venute. Ho viaggiato. Ho cambiato tante vite.

Avere accanto chi mi conosce da sempre è un ramo a cui aggrapparsi. Eppure il fatto stesso di conoscermi da sempre, in qualche modo vizia il loro giudizio e vizia il mio per le loro parole.

La lacerazione nel tempo della memoria mi spiazza e mi ferisce. Un corto circuito nel suo andamento lineare e nella sua selezione inconscia. Slittamenti meta-temporali. Sogni lucidi, o realtà non lucida. Come in trans sono giunto al punto di shock dove le rette hanno curvato. Svegliato o sconvolto da dove avevo condotto me stesso, senza rendermene conto davvero fino all’ultimo secondo.

Tutto procede in linea, e fai affidamento sulla realtà di cosa ti ricordi di quello che sei e che sei stato, sulle cose che hai attorno, su quello che cambia e le persone che passano. Vai avanti. Eppure certi grandi sconvolgimenti possono piegare lo spazio-tempo a vita.

Sarò sempre un bambino di fronte alla morte di mia nonna. Sarò sempre un bambino di fronte ad un abbandono. Sarò sempre fragile e deluso di fronte a lei, con cui ho passato tanti anni, e che da altrettanti e più non vedevo.

Forse quello che ti colpisce nel profondo è proprio ciò che decostruisce tutto quell’andamento lineare e svela il meccanismo immobile, o controcorrente. Le onde sprigionate dagli impatti primordiali, che scuotono e vibrano impercettibili, e che ancora possono essere catturate in un centro dove le dimensioni illusorie collassano, lasciandoti accanto a te stesso, disarmato.

Forse.

Forse, sono troppe vite. E sono io che collasso.

Io non le reggo tutte queste vite.

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