Cosa ci raccontano i numeri delle piattaforme del crowdfunding italiano?
produzioni dal basso
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Bella review questa, mi trovo molto d’accordo.

Ci sono state delle scelte nella raccolta ed aggregazione dei dati che ovviamente si potrebbero ripensare, ad esempio il mettere insieme i risultati di piattaforme per campagne di reward e donation crowdfunding: fiscalmente si parla sempre per la legge italiana di “donazioni”, ma se si entra nel dettaglio dal punto di vista dei meccanismi che portano alla donazione il contributo per sostenere una onlus in una campagna donation, o per l’aggiudicarsi un oggetto in prevendita in qualcuna delle campagne reward derivano da processi interni molto diversi, per me. 
In secondo luogo c’e’, soprattutto in Italia, la necessita’ di fare attivita’ offline che si traducono poi in donazioni online “collettive”: il raiser “cena da maria” che dona 300 euro corrisponde a 20 persone singole, magari, e vale uno.. questo falsa i dati relativi al numero di donatori e all’entita’ media delle singole donazioni. E mi pare che solo Idea Ginger consenta di differenziare le donazioni collettive da quelle singole.
In terzo luogo bisogna considerare il ruolo attivo svolto dalle piattaforme nel “dirigere” le campagne: alcune regole messe da Musicraiser sui donatori per accedere a determinati “premi” (numero, il non essere familiari dei creator) o da Eppela (numero di donatori singoli minimi non familiari per accedere al cofinanziamento) dirigono poi la creazione delle community.
In quarto luogo il ruolo sempre piu’ importante dei cofinanziamenti, delle sponsorizzazioni, dei mecenati, andrebbe a poco a poco esplicitato: nell’ammontare complessivo del raccolto, quanto e’ crowd e quanto e’ mecenatismo, filantropia, o simile? Anche questo contribuirebbe a chiarire i tratti del crowdfunding italiano.. e scoprire che abbiamo ancora i mecenati non sarebbe male :)
Apprezzo molto il rilievo fatto sull’importanza delle piattaforme locali e generaliste, anche se credo che nel tempo qualche piattaforma settoriale si fara’ valere: penso a Woopfood, a Crowdart… e il loro valore non stara’ tanto nella capacita’ di creare community, ma in quella di dare ai creator il giusto ascolto ed accompagnamento nella gestione della campagna.
Mi viene in mente che dovremo tenere d’occhio i creators che si rivolgono alle piattaforme estere che sono operative anche qui, come Ulule, Verkami, KissKissBankBank, ma anche Indiegogo e Kickstarter: anche i progetti postati li’ da progettisti con sede legale in Italia contribuiscono ai numeri del nostro crowdfunding, alla fine.
Circa le piattaforme, poi, io distinguerei quelle che nel loro businness model mirano alla sussistenza grazie ai fee dati dalle campagne da quelle che invece possono contare sul supporto di Enti patrocinatori come TIM, UniPV, perche’ l’importanza data al numero di campagne postate e al raggiungimento dell’obiettivo economico e’ differente, e questo probabilmente determina la scelta di ospitare campagne keep it all oppure no, anche nel Donation. 
Per quanto riguarda il numero delle piattaforme, poi, tra le due rilevazioni ci ssono state 4 “sparizioni”, 2 piattaforme “immobili”, 10 piattaforme “nuove”. A mia memoria sono state online anche altre piattaforme che non rientrano in queste rassegne, e comunque e’ sempre arduo confrontare piattaforme appena nate con altre online da anni. 
Auspico anche io che le piattaforme diventino man mano piu’ “trasparenti” non solo relativamente alle caratteristiche dei progettisti, dei progetti e dei risultati economici delle campagne, ma anche relativamente alle community, che sono, a detta di tutti, il vero “valore aggiunto” di una campagna di crowdfunding.

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