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Nella mia regione hanno fatto una sperimentazione: cresima al raggiungimento della maggiore età. Non credo che la sperimentazione abbia portato buoni risultati in quanto non ho notizie che si sia diffusa. I bambini dopo la prima comunione abbandonavano il catechismo per tornarci solamente l’anno della cresima, e naturalmente i numeri non erano alti, alcuni si allontanavano e decidevano di non ricevere il sacramento. Ho sempre pensato che il “rito della confermazione” debba essere fatto nell’età della consapevolezza. Di certo a 18 si possono affrontare argomenti e concetti che a 12 anni non si possono affrontare. Parlare di Pascal e delle scommesse su Dio si può fare a 18, non ai primi anni di scuole medie, per esempio. Oggi molti genitori decidono di non battezzare i figli, per non imporre un credo, ma antropologicamente parlando i genitori scelgono sempre per i figli l’ambiente culturale in cui crescono, saranno poi i figli quando grandi e autonomi che potranno decidere se confermare la cultura in cui sono stati inculturati oppure se esercitare il proprio diritto di exit. La Chiesa da parte sua potrebbe decidere che tipo di credenti formare ed avere, se persone adulte e consapevoli, o se i numeri sono più importanti della sostanza.