Misir Carsisi — Istanbul, 16/08/2014 — fotografia di Elisa Speroni

L’America è stata scoperta così

Qualche mese fa sono andata al MAO, Museo d’Arte Orientale di Torino a visitare la mostra “Sulla rotta delle spezie”. Ogni sala era dedicata a una spezia: colore alle pareti, descrizioni, fotografie del National Geographic, qualche citazione. Un’immersione del genere ti fa venire una gran voglia di salire sul primo volo in partenza per la Cina e dintorni. Una sola visita non mi bastava, così, nei giorni successivi, mi sono concessa una seconda immersione. Ne valeva la pena.

Sempre più interessata a queste polveri, ho iniziato a parlarne con amici, a fare ricerche su internet. Non mi sono limitata al versante teorico, ma ho anche fatto qualche acquisto in erboristeria e al mercato di Porta Palazzo. Ho stipato la credenza, mi sono procurata alcune ricette e ho iniziato un lento cambio di stile di vita. Il mio obiettivo era semplice: volevo introdurre senza sforzo qualcosa di buono nella mia vita di tutti i giorni. Perché, in effetti, le spezie sono un’ottima cura preventiva, però in Occidente non se ne usano poi così tante.

Eppure è proprio grazie a queste sostanze che è iniziata l’espansione europea nel mondo. Se Cristoforo Colombo non avesse cercato una via più rapida e sicura per le Indie, proprio per consentire un più facile approvvigionamento, la storia sarebbe andata nello stesso modo?

La rotta delle spezie venne aperta tra il XV e il XII secolo da esploratori portoghesi e questo decretò l’inizio del colonialismo europeo. Si alimentava una continua caccia al tesoro: le navi salpavano con l’obiettivo di tornare in Europa cariche di sostanze esotiche da rivendere a caro prezzo, tuttavia non tornavano solo piene di beni materiali, ma anche di scoperte geografiche. Una fucina di sogni, viaggio e conquista.

Le spezie erano messe sullo stesso piano dell’oro. In effetti, venivano utilizzate come mezzo di pagamento, servivano per aromatizzare i piatti, conservare la carne, preparare profumi e, soprattutto, preparare farmaci. Già note agli egizi che le avevano inserite nei metodi di cura delle malattie contenuti nel papiro di Ebers nel XVI secolo a.C., furono importantissime presso i greci e i romani, fino al Medioevo. Dopodiché l’Occidente se ne è un po’ dimenticato, soprattutto perché la medicina moderna ha soppiantato l’utilizzo delle spezie. Tuttavia, si tratta di un modo semplice e quasi privo di effetti collaterali (20 grammi di zafferano provocano l’avvelenamento nell’adulto) e in Oriente sono ancora utilizzate come medicine e come alleati nella prevenzione delle malattie.

In particolare nell’India meridionale, il consumo giornaliero pro capite di spezie è pari a quasi 10 grammi e può coprire fino all’8% del fabbisogno di minerali e vitamine. Nella cultura occidentale, invece, sono utilizzate in maniera così esigua che non è possibile tenere conto dell’apporto di nutrienti legati alla loro assunzione. Eppure i benefici connessi sono tanti: le spezie aiutano a ridurre l’aggiunta di grassi e di sale, esaltando il sapore delle pietanze e stimolando la produzione salivare e gastrica, aiutano a ridurre l’assunzione di zucchero, hanno qualità scaldanti e depuranti, per questo sono utili contro le malattie gastrointestinali e respiratorie. Inoltre, rafforzano il sistema immunitario, regolano il livello di colesterolo e degli zuccheri nel sangue.

Il termine “spezie” deriva dal latino “species”, che significa merce rara, di valore, e non vanno confuse con gli aromi e le erbe aromatiche. Le spezie sono sostanze ricavate da alcune varietà di piante aromatiche provenienti principalmente da paesi tropicali. Di queste piante si utilizzano diverse parti, a seconda del tipo di spezia. Per esempio, viene utilizzata la corteccia per la cannella, la radice per lo zenzero e la curcuma, i boccioli floreali per i chiodi di garofano e lo zafferano, i semi per il sesamo, la senape e il cumino, le bacche per il pepe, i frutti per il peperoncino e la paprica. Invece le erbe aromatiche sono erbe o verdure generalmente coltivate negli orti, ma presenti anche allo stato selvatico che vengono di solito consumate fresche e, più di rado, essiccate. Tra queste troviamo, il basilico, il cerfoglio, il coriandolo, il dragoncello, il prezzemolo, il rosmarino, la salvia, il timo.

Ci sono tantissime spezie, è vero, ma io di solito in casa tengo queste.

Curcuma.

Dalla radice della pianta, fatta essiccare, si ricava la polvere di curcuma. Si tratta di una pianta di origine orientale, molto utilizzata nella cucina indiana, thailandese e altre cucine asiatiche. E’ un’aggiunta necessaria nell’hummus di ceci o di altri legumi e, oltre a rendere i capelli lucidi come quelli neri e spessi degli indiani, protegge l’organismo dalle infezioni, rafforzando il sistema immunitario. Inoltre, ha proprietà antinfiammatorie, antidolorifiche, antiossidanti e previene il diabete di tipo 2, quello legato all’invecchiamento.

Zenzero.

Si utilizza la radice fresca di questa pianta di origine orientale, ma si può anche acquistare essiccata e ridotta in polvere. E’ perfetta per la preparazione di tisane. Qualche fettina tagliata sottile aggiunta all’acqua calda e all’infuso che si preferisce è un rimedio contro il mal di gola, il raffreddore o l’influenza. Tra le varie proprietà che gli sono state attribuite, lo zenzero favorisce la digestione, aiuta l’organismo a depurarsi e contribuisce a ridurre i gonfiori e la cellulite.

Peperoncino.

E’ un frutto originario dalle Americhe, ma ora diffuso in tutto il mondo. E’ un potente stimolante del metabolismo e della digestione, con conseguenti effetti depurativi. Il peperoncino favorisce la circolazione sanguigna e aiuta a tenere sotto controllo il livello di zuccheri nel sangue. La varietà conosciuta con il nome di pepe di Cayenna è rinomata per tenere sotto controllo il colesterolo e per il suo effetto antidolorifico e antinfiammatorio. Nei periodi in cui mi sento gonfia e ho bisogno di depurarmi, di solito mi preparo una bevanda con tre bicchieri d’acqua, tre limoni spremuti, un pizzico di peperoncino di Cayenna e un cucchiaio di sciroppo d’acero. Ne bevo un bicchiere prima di colazione, pranzo, cena.

Cannella.

Si ricava dal fusto e dai ramoscelli della pianta che assumono l’aspetto di una piccola pergamena color nocciola. Si può trovare in commercio anche già polverizzata. Alla cannella sono state attribuite proprietà anticancro. In ogni caso, è un ottimo alleato per regolare gli zuccheri nel sangue, ridurre i dolori causati dall’artrite, migliorare la memoria, sconfiggere raffreddore e mal di gola. E, poi, chi può resistere a un chai latte fatto a regola d’arte?

Pepe.

Viene da una pianta dai cui frutti essiccati si ricava la spezia. A seconda della lavorazione, può essere nero, bianco oppure verde, mentre quello rosa deriva da un’altra pianta. Il pepe favorisce la digestione, stimola la termogenesi, il che lo rende un alleato nelle diete dimagranti, e pare abbia anche effetti afrodisiaci. Io non resisto a macinarne una dose generosa sulle uova, in qualsiasi modo siano cucinate: senza il pepe, le uova mi appaiono tristi come una cosa bella, ma assolutamente dimenticabile.

Zafferano.

E’ una spezia che si ottiene dagli stigmi del fiore che vengono raccolti e fatti essiccare. Si tratta di una delle spezie più costose al mondo e la produzione iraniana rappresenta il 90% di quella mondiale. E’ un potente antiossidante, ricco di vitamina C e di caroteni, noti per le loro qualità antitumorali e stimolatrici del sistema immunitario. Un risotto allo zafferano è un piatto davanti al quale la conversazione si riduce al minimo, è vero, ma un cous cous con le quattro zeta? Zucca, zucchine, zenzero e zafferano. Un’alternativa più leggera e più etnica, un ottimo modo per riempirsi la pancia di preziose spezie.