Se non ora basta

Le aggressioni alle donne durante la notte dell’ultimo dell’anno a Colonia non hanno molto a che fare con le culture extraeuropee ma con quella tutta europea che prende il nome di “violenza di genere”. Una questione che riguarda tutti dal momento che l’Europa e il Governo italiano stanno lavorando intorno ad alcuni strumenti per affrontarlo e sarebbe il caso che i cittadini appoggiassero, anzichè ostacolare, gli sforzi che vanno in questa direzione.

Ci sta che in un periodo storico in cui i ruoli della donna e dell’uomo sono confusi, l’invito a essere semplicemente quello che ci si sente di essere appaia difficile da capire, e quindi immediatamente pericoloso. Ci sta che diventata l’Enciclopedia della Donna un vero spasso da leggere e non più una guida da consultare, qualcuno si senta spaesato e spaventato che in cucina a spadellare con il grembiulino rosa ci finiscano i maschietti (se sei un maschietto che spadella - regolarmente - ti stringo la mano ma sei un’eccezione).

C’è questa cosa del femminicidio, della violenza domestica. Delle donne che vengono picchiate, o maltrattate, o mobbizzate, o infastidite per strada. E questo è un dato di fatto. E poi c’è un dibattito in corso. Nel quale la teoria peggiore sostiene che sia giusto così perché le donne sono effettivamente esseri inferiori, la teoria media dice che se le donne non agissero o vestissero da puttanelle gli andrebbe tutto meglio, e la teoria più accettabile che dice che se le donne agiscono e si vestono da puttanelle è perché fin da piccole il sistema, i genitori, la tv, e soprattutto il colore rosa, hanno spinto perché lei desiderasse solo agire e pensare da puttanella.

I sostenitori, anzi le sostenitrici, di quest’ultima teoria si agitano molto, combattono battaglie contro le Barbie, le Bratz, le eroine Disney. Sostengono che a una bambina non si debba necessariamente comprare la cucina, il lettino o la scopetta per pulire, altrimenti non vorranno laurearsi in fisica teorica. Quando chiamano in causa il problema della sessualizzazione precoce hanno in mente una lolita di 4 anni che vuole mettersi lo smalto, la coroncina e un abito di quel colore orribile (no, non il marroncino, il rosa). Quindi si arrabbiano con le mamme (con le donne), convinte che il desiderio di essere sexy sia un desiderio indotto, da dover estirpare.

Perché il maschio che ha il suo primo rapporto sessuale a 12 anni (come la loro partner) non sia oggetto di discussione è un mistero. Perché sugli uomini non si abbatta la stessa furia contro la preferenza dei figli maschi per il blu e le mutande di Ben Ten è un altro mistero. Se non vanno bene le eroine Disney che aspettano il principe azzurro allora è giusto comprare le spade ai bambini? Però non vedo campagne contro i Transformers o Manny Tuttofare. Non vedo campagne perché ai bambini maschi sia impartita Biancaneve o possa vestirsi con le gonnelline.
Vedo mamme, poverette, che credono di fare il bene delle loro figlie vestendole di beige.

E se alle bambine di 4 anni il rosa piacesse? La Levi-Montalcini non avrà mai organizzato un tè con le bambole? E se alle donne piacesse mostrare le tette, come agli uomini piace mostrare i muscoli? E se una donna fosse un po’ puttanella ma capace nel suo lavoro, non sarebbe giusto giudicarla solo per le sue capacità professionali, così come tanti uomini di successo volgari e maleducati sono comunque giudicati di successo?

E se apparire sexy piacesse a tutti? Sono forse gli uomini immuni dai condizionamenti del sistema? Dal desiderio di apparire belli e muscolosi? Non mi sembra che gli uomini girino dentro a informi sacchi di iuta, incuranti del loro aspetto fisico o dell’immagine che gli altri si fanno di loro.
No. Mi viene da pensare che sono semplicemente considerati esseri perfetti. Immuni dall’errore.
Gli uomini. Non. Sbagliano.
Perché? Facile, perché sono sempre le donne a sbagliare.

È sempre e solo la donna, il problema. È lei, sempre, una povera vittima deficiente. Del marito che la picchia, del datore di lavoro che la licenzia, del sistema che l’ha indotta a portare la scollatura per fare carriera e ora perfino oggetto di altre donne che la colpevolizzano se veste la figlia di rosa.

Intanto i papà portano i figli allo Stadio, ruttano, bevono la loro birra coi piedi sul tavolo e nessuno lo nota.

Perché non lavorare sugli uomini? Sulla loro grettezza, violenza, ottusità. Su come vengono cresciuti fin da piccoli a non spostare il culo dalla sedia ma ad essere trattati come i reucci di casa. Se lavorassimo sui bambini, maschi, sui papà dei bambini maschi, affinché insegnino ai loro figli, ad avere rispetto per le altre persone, per le cose, per le idee altrui, per l’impegno, per lo sforzo, per la fatica che ognuno di noi fa per realizzarsi nella vita?

Io sostengo che bisogna lavorare sui papà. Altro che se non ora quando. Se non ora basta, perché basta colpevolizzare le donne pure quando sono le vittime. Colpevolizzarle perché non si mobilitano, perché non solidarizzano con le altre donne. Diamo il via a movimenti di sensibilizzazione degli uomini. Sugli uomini. Perché io il discorso lo conosco e l’ho capito, e mi piacerebbe rimanere seduta a fare un cacchio pure a me, perché il rosa è un colore di tutto rispetto, le tette sono una nobile parte del mio corpo ma soprattutto sono capace nel mio lavoro e pago le tasse, quindi se proprio devo mobilitarmi prendo di mira la categoria degli uomini, perché è la categoria che si crede socialmente superiore e legittimata a picchiare, umiliare, molestare chi ritiene inferiore (donne, stranieri e gay) e cresce i figli maschi negli stessi cosiddetti valori.

Quindi, chiamatemi per scendere in piazza quando sui manifesti ci saranno gli uomini, in cima al corteo ci saranno degli uomini e quando lo slogan sarà un monito chiaramente diretto agli uomini.

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