Bentornata a Milano. Bentornata, Milano

Racconto a ritroso delle ferie agostane a Napoli e a Capri

Emanuela Goldoni
Aug 21, 2017 · 4 min read

Rientro ora a Milano, dopo aver soggiornato a Napoli e a Capri e aver fatto una breve sosta a Bologna e Mirandola.

Torno con la convinzione che – se amore è – rimarrò a Milano per altri 40 anni, perché è lì che vorrei vedere crescere i miei figli, una volta eradicato tutto il provincialismo che ahimè vive anche in una tanto «innovativa» Milano.

Napoli è da visitare ancora. Mi ha fatto piacere incrociare tantissimi turisti italiani (gli stranieri me li immaginavo). Napoli sotterranea è una tappa obbligatoria, per chi è appassionato di urbanistica, ingegneria e storia.

I graffiti di Benito Mussolini e della Signorina Grandi Firme sono testimonianze suggestive di chi ha trascorso 5 mesi interminabili sotto terra, in attesa che gli scugnizzi insorgessero per dare vita alle Quattro Giornate di Napoli. L’antico acquedotto scavato nel tufo ha salvato 270.000 persone durante i bombardamenti nel 1943.

Via San Gregorio Armeno è una chicca. Un passaggio stretto e vivibile d’estate, con i suoi presepi (visitate quello dei Fratelli Capuano), i suoi cornetti rossi portafortuna e i caratteristici tamburelli.

Mentre siete in giro, gustatevi una frolla calda ripiena (anche sotto il sole d’agosto si gusta bene).

A Napoli nessun uomo vi permetterà di pagare, ma nemmeno rientra nei costumi delle donne partenopee, se siete loro ospiti. C’è una inusitata (per voi, mica per me) consuetudine di trattare coi guanti l’ospite. Ahimè, questo uso va sempre più svanendo, e lo dico davvero con rammarico.

Capri è una roba per ricchi, ma non avevo capito che fosse davvero per ricchi. Ma tant’è, mi pareva un peccato restare lì solo per un giorno.

È magnetica, terribilmente romantica e tristemente snob, anche se devo riconoscere alla signora Maria del B&B «Il Grappolo» di Anacapri una affabilità e una cura materna davvero amorevoli.

Al Faro di Punta Carena ho naturalmente fatto amicizia con una coppia di Californiani e una famiglia di El Salvador con cui ho brindato con un delicato – fin troppo – mojito.

Ai Bagni di Tiberio ho conosciuto una ragazza indiana di Mumbai, che ora è avvocato a Parigi. Mi ha raccontato della sua testimonianza relativa a uno degli attacchi terroristici di Mumbai del 2008. È una sopravvissuta.

Ho poi stretto amicizia con una coppia di Milanesi (lei di origine francesi, i cui bisnonni d’Oltralpe acquistarono una villa a Capri e lui di origini capresi) con due bambine spettacolari. La signora Carola, biondissima, intraprendente e statuaria e veramente alla mano, mi ha raccontato storie favolose su Capri. Negli anni ‘20 il barone di Fersen, il poeta, parente di quello che fu l’amante di Maria Antonietta) si insediò a Capri. Qui costruì una villa, Villa Lysis, dedicata all’amore e ai dolori (“Amori et dolori sacrum”), famosa all’epoca per essere meta dei più libertini. La dimora era infatti un luogo di festa per gli amici omosessuali del poeta, che aveva una relazione con il modello romano Nino Cesarini.

Curioso l’aneddoto dei giochi di specchi riflessi come richiamo tra il barone di Fersen e le «sorelle» lesbiche americane Walcott-Perry.

Ancora più affascinante il cimitero acattolico di Capri in cui sono sepolte le stesse «sorelle», tra l’altro.

Meno apprezzabile il comportamento disonesto di un barista della spiaggia libera di Marina Grande che voleva rifilarmi una bottiglia da mezzo litro d’acqua a 2.50 euro, dopo che un paio di ore prima, la medesima l’avevo pagata 2.00 euro. Naturalmente non mi sono lasciata fottere.

Al mio ritorno in terre emiliane ho conosciuto una famiglia di San Francisco in treno: madre, padre e figlia. Quest’ultima, diciottenne, è innamorata di Milano e vorrebbe venire a studiarci. Ci siamo scambiate l’indirizzo email e le ho promesso di darle una mano, quando verrà in terra meneghina.

Il mio treno per Milano è appena arrivato a destinazione, senza disagi e ritardi. La Stazione Centrale come al solito è uno dei miei non luoghi preferiti, perché vibra di malinconia, indifferenza, shopping impulsivo-ossessivo-compulsivo e degrado. Le «rassicuranti» divise mimetiche e il dispiegarsi di poliziotti in ogni angolo mi ricordano che viviamo avvolti da ovatta e che la paura, boh, non lo so, ma oggi non mi appartiene e la sento ancora così lontana.

Le vetrine «Ultimi ribassi» mi avvertono della fine dell’estate. Meglio, queste espadrillas alla Moretti in «Bianca», a righe bianche e blu anti-sesso si possono pure archiviare.

Bentornata a Milano. Bentornata, Milano.

Emanuela Goldoni

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Usi, costumi e consuetudini dell'uomo contemporaneo.

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