Cosa succede quando disattivi l’account Facebook

Non succede nulla, in realtà, ma almeno sai cosa costa il sale

Emanuela Goldoni
Nov 27, 2017 · 3 min read

Alcuni mesi fa ho tradotto la versione italiana di Offline Online, di Chris Bolin. E non avrei mai pensato che a distanza di tempo mi sarei fatta coccolare da quelle parole. Sono assente da Facebook da ben 72 ore. Non accuso ancora i sintomi dell’astinenza. Ho ricevuto diversi messaggi di incredulità da parte di colleghi e parenti. Mia mamma pensava che qualcuno mi avesse infastidito. Altri che Facebook mi avesse bloccato. Altri ancora hanno creduto che per qualche ragione li avessi bloccati. Niente di tutto questo.

Ho sentito il bisogno di concentrarmi sulle questioni umane e fare i conti con la semplicità.

Non so quanto durerà questo isolamento, ma so che mi farà bene.

Quale buona occasione per investire il mio tempo su due cose che mi procurano benessere: musica e lettura. Credo siano gli unici strumenti di conoscenza attraverso cui si arriva al sé. E non ti conosce meglio di nessun altro, se non chi è riuscito a riprodurre in musica o in letteratura le chiavi.

La musica: Daniele Sepe+Gnut

Ho scoperto Daniele Sepe+ Gnut (alias Claudio Domestico) quest’estate, grazie ad un amico collega napoletano. Il duo è tutto partenopeo. Il primo è un jazzista e sassofonista, l’altro un cantautore delicato, di quelli che piacciono a me.

L’ammore ‘o vero è la dolce e nostalgica ballad che me li ha fatti conoscere ed è anche il pezzo da cui mi faccio cullare da ormai qualche giorno. Non mi dilungo troppo sul significato del testo, ti consiglio solo di ascoltarla. E se non sai il napoletano, non preoccuparti: la capirai lo stesso.

La canzone parla di amore. Neanche a dirlo.

Dello stesso album Capitan Capitone e i Fratelli della Costa in cui trovi L’ammore ‘o vero fa parte anche Le range fellon, una quasi giocosa filastrocca in una lingua inventata, che mescola folklore linguistico napoletano e sonorità francesi. Questa canzone mi ha stregato. Il protagonista è un granchio ormai rassegnato e al contempo iracondo nei confronti di una umanità, che ha distrutto tutto quello che poteva distruggere.

E allora la canzone diventa un manifesto, che invita il pubblico, a tornare alla legge dello scoglio.

La canzone parla di Resistenza e di Libertà. Di Natura e di Umanità.

La lettura: Frank Norris, Eugenio Borgna e Francesco Alberoni

Le letture che ho con me dentro nella borsa sono quelle che sostituiscono il cellulare: Vademecum dello scrittore di Frank Norris e Le parole che ci salvano, di Eugenio Borgna. Ci sarebbe anche un nuovo acquisto: Genesi, di Francesco Alberoni, che ho comprato in quel luogo magico che è il Libraccio, sui Navigli.

Ma questo libro è diverso dagli altri. Perché l’ho comprato solo per un motivo. Non so che cosa mi abbia spinto ad avvicinarmi proprio alla copertina blu di quel libro, ma ho iniziato a sfogliarlo e dal mezzo delle pagine ingiallite ci ho trovato una lettera scritta a matita, su carta velina.

Tornando a Frank Norris, non è certo un caso se i miei occhi si sono appoggiati su questo libercolo. Scriveva nel 1903, lo scrittore americano, morto trentenne:

Quello che noi, oggi, chiameremmo semplice, agli occhi dei nostri avi, sarebbe apparso come una accozzaglia di fumisterie, e tutta la nostra arte, l’arte delle nostre menti migliori, è solo uno sforzarsi di tornare alla semplicità limpida e diretta degli scrittori in grado di vedere che il Meraviglioso, il Consigliere, l’Altissimo, il Principe della Pace, può anche giacere in una mangiatoia e restare il Salvatore del mondo.

Perdonami se non posso darti altre indicazioni, ma sono a pagina 17.

Ne Le parole ci salvano, lo psichiatra Eugenio Borgna, nei primissimi capitoli si sofferma sulle fragilità dell’uomo, come esperienza di vita. Scopro una accezione meno negativa del concetto di fragilità, ossia fragilità come straordinaria umanità, lo dice il Dizionario analogico della lingua italiana edizione Zanichelli (2011).

Perdonami se non posso darti altre indicazioni, ma sono alla fine del primo capitolo.

E Genesi di Alberoni? Niente da fare, a me interessava solo quella lettera. La prima parola che ho letto sul retro è MAMMA. L’ha scritta una certa Barbara, in data 2/3/1990, in partenza per Barcellona. Sono poche righe dolci e rassicuranti di una figlia che saluta la mamma.

Sono passati ventisette anni.

Sarebbe stato un peccato lasciare ancora inascoltata quella voce. E ho deciso di prendermene cura io. Se non altro, adesso so cosa costa il sale.

Emanuela Goldoni

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Usi, costumi e consuetudini dell'uomo contemporaneo.

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