Giornalisti vs Influencer: basterà una etichetta o un hashtag a salvare il mondo?

In nome della trasparenza. Mah!

Il 10 Aprile usciva su style del Corriere della Sera un articolo di Roberto Neri, che porta l’acqua al mulino dei giornalisti, dicendo che loro sono onesti, perché hanno il native advertising, mentre gli influencer sono sporchi, brutti e cattivi perché non dichiarano che i loro contenuti sono a pagamento. Qui l’articolo da cui è partita la mia riflessione: https://style.corriere.it/moda/influencer-e-native-advertising-a-rischio-antitrust/


Negli USA la Federal Trade Commission tiene d’occhio gli influencer, colpevoli di omettere quando il loro contenuto è sponsorizzato, visto che il loro è diventato un mestiere e quindi si paga.

I giornali hanno ripiegato sul native advertising, un escamotage per dire al lettore: «Ehi, devo campare pure io, ma non ti voglio disturbare mentre leggi una notizia. Ma per trasparenza ti indico che è «sponsored», così capisci che nessuno ti vuole prendere per il culo».

Quindi, da qui la proposta velata suggerita dall’autore agli influencer: «E mettiamocelo questo hashtag: #sponsoredpost».

A me sembra sempre di più una guerra tra poveri, ma senza poveri, forse impoveriti. Da un lato i media tradizionali che per riacquistare credibilità e ripristinare un rapporto di fiducia col lettore, si affidano al native e dall’altro il web, con la pletora di blogger farlocchi e la nicchia di influencer ugualmente colpevoli oggi di fare i markettari e non dichiararlo. Basterà una etichetta a riconquistare il lettore?

E a tal proposito, ci dimentichiamo dei lettori – che con questa mia dichiarazione sopravvaluterò, ma credo si siano accorti anche loro che dietro al post di una fashion blogger non c’è più un campioncino di profumo.

E ancora, se tutti siamo media, ma questo vale per gli influencer, perché oggi un blogger che ha rilevanza per il mercato ha lo stesso potere in termini di visibilità e di – passatemi il termine albionico «trustability» di un qualsiasi quotidiano che a pagina 23 dedica uno spazio a Tod’s o a Unicredit, di che cosa stiamo parlando esattamente?

Certo, tutto in nome della trasparenza, ma alla fine qualcuno oggi si è interrogato su cosa ne pensi realmente il lettore? Se davvero si senta così offeso se tra un post sul senso della vita, il blogger pubblica 3 post in cui racconta i prodigi della rivoluzionaria crema antirughe della Collistar?

Nel frattempo Amazon lancia Amazon Program, il programma di affiliazione grazie al quale il Blogger guadagna fino al 10% in commissioni pubblicitarie.