La famiglia #2

Finché c’è vita, c’è vita

Emanuela Goldoni
Dec 1, 2017 · 1 min read

Quando il chirurgo dell’ospedale di Benevento ci venne incontro, disse: «Mi spiace, abbiamo dovuto aprire e chiudere. Non c’è nulla da fare. La signora non arriva a Natale». Di lì a pochi giorni avrei conseguito la laurea in lingue.

Era Aprile 2006.

Mamma scoppió a piangere, perché la signora di cui parlava il medico era sua madre.

Delle parole del dottore, me ne infischiai e con tutta la lucidità mista a irriverenza, gli domandai se lui si fosse già consultato con l’oncologo. Mi disse di no. Ché tanto le cose stavano così.

Mi arrabbiai e gli dissi che mia nonna non sarebbe rimasta lì un giorno di più. Non avevo mandato giù la sua rassegnazione, che ai miei occhi pareva una poca voglia di impegnarsi.

Chiamai il policlinico di Modena. L’indomani saremmo partiti con il camper per andare dai dottori emiliani.

Settembre 2008. Al matrimonio di Massimiliano, mio cugino, era presente anche mia nonna. 36 kg e sorridente. Fece in tempo a vedere almeno il primo nipote sposato.

Campó altri due anni. Cure palliative, chemio leggera.

L’adenocarcinoma allo stomaco la stava divorando, ma in un certo senso, un paio di partite a scacchi le abbiamo vinte noi.

Non che dovessi per forza dimostrare chissà che cosa.

In fondo, finché vita, c’è vita. Non ripongo la mia fiducia nella speranza, ma nella vita e in chi sa vedere oltre.

Non si è trattato di accanimento terapeutico e dei medici bisogna fidarsi. E così è stato.

Emanuela Goldoni

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Usi, costumi e consuetudini dell'uomo contemporaneo.

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