Nessuno scende a Lanza

Riflessioni metropolitane

Emanuela Goldoni
Nov 23, 2017 · 1 min read

Nella bolla di vetro insonorizzata non si sente più nulla. Non si odono rumori, né lamenti. Non si percepisce movimento alcuno, se non quello del proprio digitare su una tastiera ormai consumata. Il battito si fa sempre più lento. Mentre i pensieri gorgheggiano.

Li lascio fluire, mentre la fiamma della candela ingoia ossigeno. Una cimice maldestra ha trovato lì la morte.

Siamo assuefatti da noi stessi. Siamo, perché non so in quanti siamo. So che “siamo”. E ci dividiamo tra un reale che è sempre più surreale e un virtuale che è sempre più reale.

Privacy. Dove sono segnalati i confini del perimetro? Perché io non li vedo. Quando il mio diventa vostro, allora è show.

E non rimane che attendere l’ultima sguaiata risata e qualche invadente battito di mani.

“Circolare, circolare: non c’è nulla da vedere”.

E allora perché siamo qui? E non seduti su una panchina a sgranocchiare una castagna? Mentre il freddo ci costringe ad una danza frenetica?

Perché, signore Iddio, non sentiamo più? Perché siamo tutti ammassati tra vuoti prenumatici e ci sentiamo soffocare?

Il numero civico è corretto: è la via ad essere sbagliata.

    Emanuela Goldoni

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