Relazioni social: l’invadenza degli amici Facebook mordi e fuggi
L’arte di imbrattare i muri delle chat

Chiedete sempre “permesso”, quando avete intenzione di entrare nelle stanze altrui. Ché lo spazio in cui ci muoviamo è una delicatissima boccia di vetro. Non sarà cristallo di Boemia, né porcellana finissima. Vero, ma si tratta pur sempre di vetro.
Sui “social” non chiediamo mai “permesso”. Entriamo con prepotenza anche quando le porte sono socchiuse e per forzare il varco, ci infiliamo una gamba in mezzo.
Non ci conosciamo, però “ti seguo tutti i giorni” e “ti leggo, ti conosco ormai”.
Forti della nostra presunzione crediamo di poter sbattere porte e finestre, aprire ante e cassetti e mettere a soqquadro i cassetti. Come se fossimo a casa nostra, come se ci fosse della condivisa confidenza, come se ci fosse intimità.
Ci prendiamo il diritto, senza che nessuno ce lo abbia dato, di imbrattare i muri delle chat, con le parole che oggi hanno sempre più valore se vogliamo costruire il nostro personal branding pubblico e ne hanno sempre meno quando ci relazioniamo privatamente.
E se facciamo del male, non ci viene nemmeno in mente di chiedere scusa, perché “tanto è solo un contatto di Facebook, chi lo conosce in realtà.”
In realtà.
