Violare è un po’ come volare

L’oggetto mettetecelo voi.

Nel matrimonio il vero tradito è l’amante. Non lo dico io, ma Gauguin. Ci sono storie clandestine che si protraggono per anni, senza alcun punto di svolta. Lui torna sempre dalla compagna e i figli, il giorno dopo.

Le ore che precedono l’incontro sono colme di brio ed eccitazione. Ceretta, fanghi, scrub, prove trucco, prove abito di scena. Ché sembra proprio di essere a teatro a recitare il medesimo copione, in cui l’amante veste i panni della femme fatale, spesso più giovane, maldestra e ingenua mentre lui quelli dell’uomo più grande arrivato, apprezzato e stimato, abituato del resto alla doppia vita. Stona quasi l’aggettivo abituato quando si tratta di una storia nuova, eppure le dinamiche, i riti, le bugie sono sempre quelle da anni.

Dopo aver chiarito le regole di ingaggio si parte a bordo del proprio fuoristrada, senza cinture di sicurezza e senza airbag, si scalano tutte le marce e si prova il brivido della velocità.

Perché a queste storie manca una cosa: la lentezza.

Tutta questa finta trasgressione però è già amore. Perché qualcosa di buono in tutto questo male deve esserci e allora lo si veste d’amore. Spesso è amore a senso unico, perché in fondo ci si spera sempre che lui prenda una decisione. E invece. Non è capace, perché la zona di comfort (i figli e forse anche la moglie) è il primo e l’ultimo dei rifugi da cui è impossibile allontanarsi.

Si congelano tutti i pensieri meno gratificanti, i (pochi) sensi di colpa e le ipocrisie più bieche nel freezer, affinché la mente possa essere libera dai pesi della ragione e ci si prepara ad accogliere solo i pensieri più caldi e leggeri. Perché ormai il messaggio “condividi posizione” inviato da lui ci segnala che tra 7 minuti sarà proprio lì, davanti al portone e non aspetterà un’ora. E non ci saranno mamme che manderanno le figlie a prendere il latte.

Arriva l’incontro e arriva lui. Uno zainetto in spalla, per non destare troppi sospetti.

Si conteranno trenta secondi, il tempo sufficiente per un abbraccio fugace e poi su a volare. Volevo scrivere violare. Ma è un lapsus bellissimo, che lascio, così l’interpretazione rimane libera, anche se il primo è un verbo intransitivo e il secondo transitivo.

L’oggetto mettetecelo voi.

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