Violenza degenere

Emanuela Goldoni
Dec 3, 2019 · 2 min read

William Pezzullo ha rischiato di morire per mano della fidanzata e di un suo complice.

Il suo volto e il suo corpo vengono deturpati da una secchiata di acido ustionante.

William si nasconde e si vergogna, perché non si riconosce in quel nuovo involucro. Psicologicamente si sente abbandonato e vittima di una indifferenza inaudita, perché purtroppo è solo un uomo che ha subito violenza e forse i numeri (noti) sono piccoli per poter cercare giustizia.

Alcuni media cominciano a dare voce alla sua storia. Escono servizi e articoli in questi anni. Tuttavia non sono sufficienti per restituire dignità a una persona che è profondamente lacerata.

Deve essere angosciante vivere col dubbio che l’opinione pubblica e le istituzioni considerino poco rilevante questo tentato omicidio e così la vita di un uomo.

Vedete quanto peso hanno le parole?

Basta aggiungere “di genere” a “violenza” e cambia la percezione della gravità della violenza e della vicenda della vittima.

Quella connotazione discriminante depotenzia tutti gli elementi di una “violenza” o “tentato omicidio”.

William è un uomo. Un uomo che è costretto forse a pagare per le violenze perpetrate di altri uomini su donne. Ecco perché passa inosservato: il peso della sofferenza delle donne vittime di violenza di genere rende leggera e trascurabile la sofferenza di quelli che come William, che sono semplicemente vittime di violenza.

Si chiamano violenza, tentato omicidio e mentre ci siamo bullismo (perché quel cyber lì rende poco tangibile il senso fisico del dolore).

È davvero matematicamente sensato creare un sottoinsieme per lo stesso problema? Perché il sottoinsieme diventa politicamente e giuridicamente un oggetto di narrazione, trasformandosi in un fenomeno diverso e creando disparità di trattamento, quando dovrebbe essere l’insieme a essere preso in considerazione, come fenomeno socialmente da contrastare

Per la prima volta, delle statistiche ufficiali e delle percentuali me ne faccio poco: se il rapporto fosse anche 10 a 1, io difenderò sempre l’1. E non perché le 10 valgano di meno, bensì perché 10 e 1 hanno lo stesso valore umano.

    Emanuela Goldoni

    Written by

    Usi, costumi e consuetudini dell'uomo contemporaneo.