Quale morale da Charlie Hebdo?

La commozione per i fatti di Parigi sta lentamente lasciando spazio alla razionalità, ad una analisi più attenta dei fatti.

Innanzitutto una amara considerazione: neppure da morti siamo tutti uguali. Le vittime degli attentati parigini hanno offuscato gli oltre duemila assassinii perpetrati da Boko Haram in Nigeria, frutto anch’essi del peggior estremismo religioso. Se non valutiamo il fenomeno terroristico nel suo insieme, comprendendone radici, status quo e prospettive future, non saremo mai capaci di contrastarlo efficacemente.

La morte dei vignettisti di Charlie Hebdo ha riportato in auge la libertà d’espressione, anche nelle parole di numerosi leader politici nostrani. Un bel paradosso nell’Italia che vede ridurre gli spazi di confronto pubblico, e la mancanza di agorà realmente partecipate. Dai mass media controllati dalla politica al Parlamento ridotto a firmatario delle scelte governative: la nostra democrazia non vive la propria stagione più florida. Come rilevato da Roberto Saviano, è sempre dopo un fatto di sangue che si registra l’impegno dei governanti a garantire tutela per chi si impegna nel difendere la libertà di tutti noi, quando l’interesse della collettività è rivolto a questi fatti. Una continua campagna elettorale sulle spalle dei cittadini.

La cronaca ha evidenziato come il nostro paese, e non solo, siano pervasi da un diffuso razzismo, unito all’ignoranza che interpreta come sinonimi islam e terrorismo, vedendo in ogni cittadino di fede musulmana un potenziale terrorista. Le reazioni più veementi sono arrivati dalle destre di ogni segno e colore, che hanno subito cavalcato la notizia chiedendo la chiusura delle frontiere e nuove leggi liberticide. La storia non insegna nulla: le medesime reazioni isteriche dopo l’11 settembre hanno prodotto esclusivamente due guerre non ancora risolte, nonché la separazione culturale tra “noi e loro” che fa il gioco dei reclutatori di nuovi adepti tra le fila dei movimenti terroristici di matrice musulmana.

E’ la mancanza di misure inclusive a favorire simili episodi: gli attentatori parigini erano cittadini francesi di seconda generazione. Una società che non riesce ad essere realmente multiculturale, che non permette il dialogo tra i cittadini di diverse provenienze geografiche e culturali, è destinata a sprofondare. Ecco perché bisogna sostenere gli sforzi delle amministrazioni comunali, come quella meneghina, impegnata ad aumentare i luoghi di culto delle fedi diverse da quella cattolica in città.

Infine l’assenza delle istituzioni internazionali: il silenzio di UE ed ONU è assordante. La mancanza di una coerente politica estera condivisa, priva di veti incrociati, è ciò che permette ai movimenti radicali di prendere piede. Le primavere arabe si sono trasformate in nuovi focolai di guerre, l’IS ha preso piede sino a fondare un vero e proprio stato che spinge alle porte della Turchia, il conflitto siriano è da tempo scappato di mano, mentre in Nigeria Boko Haram controlla vaste parti del territorio. Non si poteva agire in maniera differente, ben prima che si perdesse il controllo ed il polso della situazione? Come pensa la nuova Commissione Juncker di procedere? Se la risposta è identica a quella di Triton, la missione che ha sostituito Mare Nostrum, siamo in alto mare (in tutti i sensi).

Proviamo a cambiare la narrazione, tutti insieme: perché i due fucilieri di marina accusati di aver ucciso dei pescatori indiani sono eroi, mentre le due ragazze cooperanti rapite in Siria sono considerate ingenue ed immature sprovvedute? Perché i fatti d’Africa non interessano a nessuno? Perché continuiamo a non parlare di ciò che non conosciamo? Perché stiamo scivolando verso derive razziste? Partecipare ad Human Factor serve a rispondere a tutte queste domande, ed a molte altre, come un vero movimento di sinistra.

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