Pianificare

Il modo giusto di iniziare con il piede sbagliato

“La fame vien mangiando!” — tuonava mia mamma quando era ora di cena e le dicevo che non avevo fame.

Non ci ho mai creduto: o ho fame, o non ce l’ho cazzo! Non é che posso far finta di averla ‘sta fame e mangiare come se non ci fosse un domani. O no?

Facciamo un esperimento, ti leggo nel pensiero:

“Ma cosa c’entra la fame con il pianificare?”

“Nulla!” — ti rispondo subito, così passiamo a cose serie.

Quante volte hai sentito la frase “per avere successo occorre pianificare”? 
O la variazione “per raggiungere i tuoi obiettivi devi pianificare”?
O la mia all-time-favourite (la mia preferita, parla come mangi): “per raggiungere la felicità devi pianificare”?

E quante volte non hai fatto qualcosa, perché non hai avuto tempo di pianificare per bene?

Ora immagina di voler iniziare a fare attività fisica — esatto: sudare pesantemente, che già si fa fatica anche solo a pensarci — e di dover spendere ore su ore a googleare quale sia l’attività migliore per il tuo metabolismo; come fare a capire quale sia il tuo metabolismo. Quante volte a settimana svolgere l’agognata attività, per quanto tempo ogni volta. Come variare, come essere costanti, cosa mangiare prima, dopo e durante(?) per migliorare la prestazione e il consumo di grassi. 
Che tipo di abbigliamento ti serva; cercarlo, provarlo, farlo vedere alla mamma e/o al fidanzato, riportarlo perché “il giallo non ti si addice”, sceglierne uno nero-che-sta-bene-con-tutto ma che è finito nel negozio sotto casa quindi devi andare a quello dall’altra parte della città. Amazon no, non c’é la tua taglia, che sfiga.
Quando finalmente ci sei, l’estate sta finendo ed inizia la stagione delle piogge: metti l’abbigliamento che hai comprato in fondo all’armadio, perché è estivo, vai di nuovo al negozio a comprarne uno invernale, ma non c’è nero.. arancione andrà bene?

Ecco, se hai letto fino a qui e ti sei rotto i coglioni provo estrema empatia per te: me li sono rotti anch’io a scrivere.

Non sarebbe stato più semplice andare nella palestra sotto casa, leggere la lista dei corsi disponibili, sceglierne uno a caso (di solito quello con nome più esotico perché di sicuro lì si cucca di più), chiedere una prova gratuita e presentarsi con la tuta di tuo papà degli anni ’80, che tanto fa vintage e fai una gran scena?

Sembra una cazzata, ma non abbiamo mai tempo di fare nulla eppure siamo sempre lì a pianificare.

Pianifichiamo la nostra carriera, la nostra giornata, il nostro tempo libero, quando avere figli, quando fare l’amore per non averne di figli, quando uscire, quando stare a casa (e chissenefrega se poi ci accorgiamo che siamo stati a casa e fuori c’è il sole… e abitiamo a Londra). Pianifichiamo la strategia da adottare sui social media, il business plan, il marketing plan… e poi 10 minuti dopo esce una app che fa vedere video di 10 secondi senza replay e che scompaiono dopo 24 ore… in faccia alla nostra strategia alungo termine che diventa carta igienica. E via da capo.

PERCHÈ?

Perché siamo così dipendenti dal pianificare?

Perché pianificare dà l’illusione di avere più certezze.

Noi essere umani siamo progettati per avere paura di ciò che non conosciamo, dell’ignoto. Quindi pianificare è la reazione di default a questa naturale paura: più informazioni mettiamo insieme, più possibili scenari passiamo al vaglio, più ci sentiamo sicuri.

Ma c’è un problema con il pianificare, anzi diversi problemi.

Il primo problema è le queste certezze che ci costruiamo pianificando sono solo un’illusione: non c’è nessuna garanzia che le cose andranno davvero così. Scusa, sono stato brutalmente onesto.

“Ma se pianifico proprio bene, nel dettaglio, basandomi su ricerche approfondite e veritiere, posso tenere conto di tutto” — mi dici tu.

“Certo” — ti rispondo io.

“Ma se puoi trovare dei riferimenti così certi, vuol dire che non ti stai davvero spingendo nell’ignoto. In altre parole: se hai un’idea per un business, sei semplicemente un clone-un-po-diverso di un altro business. Se, invece, stai pianificando la tua vita personale, allora stai cercando di clonare un’altra vita, che non è la tua. E non hai garanzie che quella vita (non tua) ti faccia sentire come hai pianificato.” — Scusa, sono stato ancora più brutale.

Il secondo problema con il pianificare è che si spende un sacco di tempo teorizzando un qualcosa, che magari nella pratica ci farà cagare. E questo è altamente demoralizzante. Immagina di aver speso 6-duri-mesi per architettare qualcosa; poi di provarla e di trovarla completamente noiosa. È una batosta non da ridere.

Ma soprattutto, seguendo sempre un piano, rischiamo di perderci per strada occasioni, possibilità, diramazioni-inaspettate-dal-finale-col-botto. Rischiamo di perderci l’essenza della vita insomma.

Ne vale davvero la pena?!?

Perché, invece, non impariamo a buttarci seguendo l’intuizione iniziale? Chissà, magari a quel corso in palestra, quello con il nome esotico, troverò l’amore della mia vita, o magari un muscolo della schiena che non conoscevo, ma che ora mi fa male come avessi ricevuto una manganellata in manifestazione.

Magari dopo quel corso ne farò un altro, oppure no. Ma continuerò a variare finché non troverò quella cosa che mi fa dire “oh yea!”.

Magari la fame non vien mangiando, ma la voglia di fare vien facendo.

Non pianificando.

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