Futuro, anteriore.

Basta, mi arrendo. È giusto così.

Basta Euro. No Euro. Fuori dall’Euro.

Spenderò tutti gli Euro che ho per comprare le lire finte del mellifluo truffatore di anziani Massimo Dapporto.

Così avrò gratis il libro con le foto delle banconote vecchie per metterlo sul centrino di cotone ingiallito, lì, sul tavolino in mezzo al soggiorno, in bella mostra proprio accanto alla Guida TV.

Poi andrò al mercato e comprerò le mele da grattugiare e mezzo chilo di zucchine, allungando al fruttivendolo una diecimila lire “Alessandro Volta” di zinco. E che se la faccia bastare, anche con l’inflazione a due cifre.

Poi mi regalerò delle pantofole nuove, quelle marroni, di velluto a coste.

E con le lire mi comprerò anche un pappagallo, che ripeterà all’infinito “Portobello”. E senza alzarmi dalla poltrona minaccerò il pappagallo di merda con un bastone da passeggio, fino a quando confesserà di essere stato lui il primo ad accusare ingiustamente Enzo Tortora, come ho sempre pensato, perché chi altri poteva avercela con lui? Facile far “apparire una vittima come un privilegiato”, come commentò Sciascia. Parlando del pappagallo, mi pare.

Accenderò la mia Grundig in bianco e nero premendo un cilindretto di plastica nera e dopo un divertente rumore di molla smollata mi apparirà il primo canale, mi apparirà qualcuno di cui possa fidarmi davvero. Paolo Frajese, con alle spalle una silhouette dell’Europa con una nube di pixeloni come alieni bianchi, invasori calanti dall’alto, a scatti, mi dirà che è successo qualcosa di grave a Chernobyl, nell’Unione Sovietica, e che è meglio non mangiare le zucchine, le mele, il latte, le cose fresche tutte, soprattutto tutti gli ortaggi a foglia, ma che non bisogna farsi prendere dal panico, e infatti avrò paura e un sorriso contratto, una smorfia compulsiva, e aggredirò la dispensa, cercando di soddisfare la mia fame con le merendine, l’unica cosa sicura da mangiare.

La mia bulimica fame di cazzate, di stronzate, che un giorno, tra trent’anni, ascolterò, leggerò, penserò e scriverò, e scriverò di nuovo, senza posa, senza dimenticare il passato, declinandolo al futuro.