Filantropia portami via, ovvero un grafico a Foto/Industria 2015

Si è conclusa Foto/Industria 2015, la seconda biennale di fotografia industriale organizzata dalla Fondazione MAST. Quattordici mostre (14!), a ingresso gratuito (gratis!), in diverse sedi della città (Bologna!) e io me ne sono viste una decina. Spoiler: sono una più bella dell’altra.

Pinacoteca: David Lachapelle

Stampe giganti con colori super glamour, in pieno stile Lachapelle. Monumentali raffinerie di petrolio sono ricostruite con lattine, cannucce, barattoli. Tutto molto metafisico e luccicante. Voto: De Chirico sotto ecstasy.

Palazzo Pepoli Campogrande: Edward Burtynsky

Una incredibile proieizone di foto. Bellissimo l’allestimento, con delle panche oblique, il buio, l’ottima spazializzazione sonora. Stupende foto di cave, campi di colture intensive, enormi geometrie umane a spese della natura. Orrore e meraviglia. Voto: soia OGM.

Fondazione Carisbo: O. Winston Link

No questo mi ha ribaltato. Sono entrato senza leggere il pippone all’entrata (per il problema di cui sopra), e mi sono lanciato nella immagini. Bellissime foto in bianco e nero, anni Cinquanta, Stati uniti rurali, inizio a immergermi, e inizio a vedere che in ogni foto, vicino al drive in con le auto decappottabili, nella finestra di un umile interno, in un paesaggio, c’è sempre una imponente locomotiva a vapore nera che sbuffa. L’epifania. Insomma tutto questo progetto fotografico non è solo sulla vita in Virginia nel 1956, ma è un progetto sulle ultime corse dei treni a vapore della Norfolk and Western Railway. In ogni dannata foto, già bellissima di per se, compare il treno. Allora l’immersione è ancora più profonda, lacrime, caldane, tutto. Già solo questa mostra valeva tutto. Voto: il treno ha fischiato.

Spazio Carbonesi: Luca Campigotto

Che bello questo palazzo. C’ero stato anni fa, quando era stato da poco convertito riaperto ed era una specie di rudere, tutto grezzo e freddo. Ora è un palazzo pazzesco, sede ideale per delle mostre. In queste stanze enormi stampe iper realiste di scali navali di notte (Genova e New York). Ogni lucina della città è nitidissima, ogni superficie di queste enormi strutture brilla. Voto: kling klang.

Luca Campigotto

Santa Maria Della Vita: Pierre Gonnord

No qui era troppo caldo. Davvero, cinquanta gradi coi soffioni boraciferi che spingevano a pieno regime. Le foto erano pazzesche, stupendi ritratti classici su fondo scuro, grandissimi (tipo 200x150 cm), di minatori con le facce sporche, lo sguardo penetrante, maternità, cavalli. C’era anche un enorme video in time-lapse, penso del making of, in cui gli stessi soggetti guardavano in camera, tutti traballanti e imbarazzati. Ragazzi, abbassate il riscaldamento. Voto: sauna.

Pierre Gonnord

Spazio Carbonesi: Neal Slavin

Anche queste erano belle, foto in posa di lavoratori di ogni sorta. Gli addetti di un centro bellezza, lo staff di un giornale, lottatori di wrestling, una squadra di salvataggio marino, tutto anni Ottanta. Voto: spalline imbottite.

Neal Slavin

Fondazione Del Monte: Gianni Berengo Gardin

Classicissimo bianco e nero, foto di industrie tessili, impianti tipografici, depositi di tram, Milano. Sempre stupende, ma niente di nuovo. Voto: babbo.

Gianni Berengo Gardin

Museo Della Musica: Kathy Ryan

Oh, qui entrado ho pensato «Eccola la mostra tiepidina, finalmente». Entrando vedo delle stampe quadrate, piccole, molto diverse una dall’altra, apparentemente senza un nesso, poi leggo che si tratta del racconto di una giornata del capo del servizio fotografico del New York Times Magazine (scattate da lei stessa), e tutto inizia a prendere senso. Poi scopro la sala attigua dove c’è la solita stupenda proiezione, con panche, musica elettronica stile Matmos (rumore di matita su foglio, telefono che squilla, violino in lontananza ecc) ed è wow. Le stesse foto di prima sono proiettate grandi 2x2m, mi immergo. Bellissime geometrie, giochi di luce, ritratti, uffici vuoti, particolari dell’edificio (del buon Renzo Piano). Voto: Made with iPhone.

Kathy Ryan

Museo Della Storia Di Bologna: Hein Gorny

Eccole, foto di prodotti, anni Trenta, bianco e nero, tedesche, ora sì che mi scende la catena, e invece no (mannaggia)! Sono composizioni incredibili, geometriche, razionaliste dei prodotti Pelikan (quella della cancelleria), Bahlsen (quella dei biscottini buoni buoni) e Rogo (produttrice di nylon, boh). Svengo quando vedo una fotografia di aghi, non per la mia fobia degli aghi, ma per la bellezza ordinata della composizione. Voto: wafer ricoperti di cioccolato.

Hein Gorny

Museo Di Palazzo Poggi: Léon Gimpel

Che caldo! No davvero, abbassate un po’ il riscaldamento. Beh comunque, foto minuscole di luminarie parigine negli anni Venti, le prime, le più pionieristiche. Preziosissime, sembrano dei positivi retroilluminati. Tutti molto pigiati, troppa gente, ho visto poco, ma quel che ho visto era molto molto suggestivo. Da approfondire. Voto: Lumiére.

Léon Gimpel

Insomma, a Isabella Seragnoli, che ha reso possibile tutto questo, regalo il mio cuore (in omaggio anche la mia anima). Allego foto di me dopo le mostre, con una testa così:

Filantropia, portami via.