Diario di un editore: la pudicizia di Eva

La gestione dell’account facebook di D Editore è ormai parte della routine della mia giornata: studio le statistiche, preparo un format per i post, studio cosa fanno quelli bravi, cerco di copiarli e così via… Ma spesso, gli algoritmi che stanno dietro alla piattaforma giocano qualche strano scherzo! A volte un post preparato con tutti i crismi per essere catturato dalla rete dell’algoritmo di facebook viene quasi ignorato, ed invece dei post buttati lì vengono visti da migliaia di persone… Fa parte del gioco, ed ormai non mi rammarico o sorprendo più di tanto…

Ma a volte capita che i misteriosi processi matematici che stanno dietro il funzionamento della piattaforma riescano ancora a farmi alzare il sopracciglio…

Affascinante…

Una di queste sorprese la ho avuta con la promozione del libro di Riccardo Campa, Creatori e creature, un libro sugli OGM uscito con sorprendente puntualità rispetto ad alcuni scandali emersi proprio in quel periodo grazie ad una nota trasmissione tv. Insomma, il libro era pronto, impaginato e quasi pronto per la stampa, e come ogni volta mi preparo ad elaborare una campagna su facebook e sui principali social media… Così, preparo un’immagine seguendo le guidelines fornite da facebook, limito il testo a meno di un quarto dell’immagine e faccio partire l’inserzione programmandola per il giorno desiderato. Peccato che qualcosa proprio non piacesse al temibile algoritmo…

Sporcaccioni!

Ebbene sì: il quadro di Rubens e Brueghel era troppo sconcio! Sapevo che Vittorio Sgarbi aveva, giorni prima, acceso la polemica sulle norme eccessivamente censorie sull’arte di facebook, e il destino voleva che queste polemiche scoppiarono proprio in corrispondenza della visita del primo ministro iraniano Rouhani. Se non ricordate di cosa stiamo parlando, credo che questa immagine potrà farvi ritornare alla mente tutta la faccenda.

Arte concettuale al posto di quella classica!

Così, dato che arrabbiarsi non serve a nulla, cercai di giocarmi la carta dell’ironia: ho visto decine di campagne pubblicitarie puntare proprio sui limiti della piattaforma in cui erano promosse (che siano la carta dei manifesti o gli algoritmi di un social network), e l’idea di mettere in gioco un po’ di creatività mi divertiva… Così ho chiesto ad Eva se volesse rivestirsi almeno un poco…

Eva, insomma!

Ora ero sicuro che la mia promozione sarebbe stata accettata! Così, dopo aver preparato l’immagine, mi concentrai sul testo, per far capire alle persone che avrebbero visto l’immagine perché Eva usasse proprio quel completo...
Dunque, preparo il mio piccolo budget, immetto i vari parametri richiesti per la targettizzazione del pubblico, e via con la richiesta di promozione!
Dopo poche ore, scopro che la promozione è stata accettata

Yuppi!

Ma, la vittoria era solo momentanea! Infatti, il giorno dopo…

:(

Non ci potevo davvero credere! Secondo le linee guida di facebook, le immagini non potrebbero “essere esplicitamente sessuali, evocare scene di nudo e — udite udite — mostrare grandi scollature senza che siano necessarie”. Uno dei capolavori dell’arte rinascimentale ridotto ad una “grande scollatura non necessaria”. Ero sinceramente senza parole: non volevo davvero crederci! La seccatura di star perdendo il mio denaro (dato che mi veniva preclusa la possibilità di pubblicizzare il libro) era passata in secondo piano: qui la cosa era diventata personale! Non mi era sfuggita una certa ironia che stava dietro tutta la storia, così, mi misi a riflettere: cosa potrei fare?

Quello era il periodo in cui l’ISIS era costantemente nelle prime pagine di tutti i giornali, online ed offline, e i morti di diversi attentati erano ancora caldi. In quel periodo, seguivo costantemente il programma di Giuseppe Cruciani, La Zanzara, e sebbene non sia d’accordo con la maggior parte delle cose che diceva, uno dei suoi mantra mi aveva convinto: la libertà sessuale in occidente è il simbolo che l’ISIS sta fallendo! Così, alimentato da cattivissimi maestri (Sgarbi e Cruciani), decisi di fare un ulteriore passo in avanti, decidendo di mettere il Burqa alla povera Eva…

Non avrà caldo?

Ora dovrà andare per forza bene! Mi rimetto con calma sulla mia bacheca per inserzionisti di facebook, scrivo il mio pezzo, carico la mia immagine, immetto target e budget (che nel frattempo, per non perdere ulteriore terreno, aumentava) e “click”, invio l’inserzione.

Non fui sorpreso di sapere che finalmente facebook accettò la mia inserzione!

Finalmente!

Ora, voi direte: tutto è bene quel che finisce bene! E invece no, o meglio: e invece meglio! Meglio perché questa mia piccola battaglia con facebook fece acquisire a D Editore una certa fama, tanto è vero che Sgarbi stesso si interesso alla cosa, inviandomi una mail tramite il suo staff, ed alcuni editorialisti scrissero dei pezzi che andarono addirittura in prima pagina (su La voce di Mantova, e su altre testate online).

Ma qualcosa mi fece riflettere: perché ad Adamo fu permesso di restare nudo? La nostra società ha così paura di un capezzolo o di un décolleté da impedire a facebook di accettare i miei soldi, ma il buon Adamo può restare libero di appoggiare i suoi gioielli su quel fresco masso pieno di muschio? In effetti era tutta qui la diatriba: noi occidentali viviamo di paradossi personali e sociali. Non abbiamo problemi a desiderare il più peccaminoso degli atti sessuali, cerchiamo video pornografici sempre più strani e incredibili, ma non vogliamo vedere questa roba nella vita reale. Facebook ha censurato un capolavoro artistico, ma permette a webstar di ammala pena sedici anni di mostrarsi in pose erotiche di cui neppure conoscono appieno il significato. 
Così, decisi di gettare qualche sassolino sull’altro lato della bilancia, chiedendo al buon Adamo se si volesse coprire un poco…

Grazie, Ad!

Il maestro De Sade non sarebbe felice di questo, ma credo che almeno ci sia un po’ di equilibrio in più nella forza