Diario di un editore: Oh, zì, che la voi mpo’ de collaborazione?

Collaborazione fresca

Da qualche mese, ormai, D Editore è sbarcata su Instagram con risultati abbastanza positivi: in poche settimane abbiamo superato i 1.000 follower, ma soprattutto abbiamo conosciuto moltissime persone che con grande passione portano avanti bellissimi progetti su questa piattaforma: designer, recensori, artisti di varia natura, lettori con una grande passione per il mondo del libro. Seguiamo dei profili che fanno dei lavori pazzeschi, e che forse non conosceremo mai dal vivo, ma alcuni di loro li abbiamo incontrati dal vivo, e sono persone stupende (come Francesca Zanette, Lucia Falbo od Ornella Soncini). Questo ci ha permesso di collaborare con persone davvero in gamba (come Martina Marzadori, Veronica Giuffré, fabulinis) e sicuramente a stretto giro collaboreremo con persone che in gamba lo sono altrettanto (come Hazem Talaat, Viviana Calabria, Matina Bet, Simona Aversa o Sara Pilloni). 
Ecco, proprio quest’ultima parola che su Instagram acquista un significato tutto suo su Instagram. Perché, almeno nel mio personale dizionario, una collaborazione è un fare qualcosa insieme, unendo i reciproci talenti. Martina Marzadori, ad esempio, ha iniziato ad illustrare la nostra collana di narrativa, Strade Maestre, Veronica Giuffré ci ha aiutato a presentare a Roma il nostro Il primo Dio, Fabulinis invece ha realizzato un video dolcissimo sul nostro Il coccodrillo che voleva essere DRAGO. Noi, abbiamo restituito ciò che potevamo offrire: a Martina, un piccolo compenso, a Veronica un po’ di visibilità e contatti (oltre che al libro), a Fabulinis un po’ di materiale per il loro blog, dato che ne hanno sempre bisogno.
Certo, noi ci abbiamo guadagnato in questi scambi, dato che credo di aver ricevuto molto di più da queste tre persone di quanto abbiamo offerto, ma se in futuro fossi nella condizione di offrire qualcosa in più, lo farei con piacere.

Ma, come dicevo, su Instagram la parola collaborazione assume un significato tutto suo, che può essere riassunto in: che me regali un libro, zio?

Noi non abbiamo particolari problemi nel regalare un libro a qualcuno che ce lo chiede, se questo può attivare una qualsiasi attività, però il modo con cui ce lo chiedono è davvero buffo: fino a qualche settimana fa, neppure avevamo romanzi, e nonostante ciò ci venivano chieste delle storie! Insomma, neppure il catalogo avete visto?

La cosa buffa è che queste richieste di collaborazione sono spesso proposte da profili infestati da foto di pupazzi con la testa gigante dei personaggi di Harry Potter, i relativi volumi della saga di J. K. Rowling (e non della: i nomi dei vivi non vogliono l’articolo prima, cavolo!) ed altri libri per adolescenti famosi per i film (Maze Runner, Hunger Games, eccetera).

Cioè: NO!

Cioè, boh!

Io non ho alcun problema con quei libri, perché sono dell’idea che abbiano avvicinato alla lettura milioni di individui, ed in effetti anche io me li sono goduti, ma se costruisci la tua immagine attorno a quel mood, non puoi chiedere semplicemente un libro in regalo in cambio di una foto su instagram, soprattutto perché noi non lavoriamo su quel mondo. Io sono disposto a dare più di un libro (contatti? Prestazioni professionali? Inviti ad eventi?), ma se contatti una casa editrice legata alla saggistica di architettura, alla sociologia ed alla filosofia, come puoi farmi una richiesta vaga come mandami un romanzo? Soprattutto se poi noi di romanzi non ne pubblichiamo!

Dunque, cari Instagrammer, se volete chiedere ad una casa editrice un testo per poterlo recensire sul vostro blog o sul vostro canale Instagram, informatevi prima sulla linea editoriale di chi state contattando e non abbiate paura a usare le parole giuste: mi piacerebbe leggere proprio quel libro, me lo regaleresti? In cambio sarei felice di scriverne sul mio blog.

Essere franchi, con chi nel mondo un pochino ci ha vissuto, non fa male. Anzi, magari potreste addirittura ottenere di più!