Storia di mio padre

Testo e foto di Ennio brilli

Mio padre è un uomo semplice e di poche parole, ma dalla profonda sensibilità. E’ nato tanti anni fa, è attaccato fortemente alla terra e al lavoro. Non ha mai voluto altro, non ha chiesto altro.


Sono 70mila i profughi che da oltre due anni vivono ammassati nei campi profughi in Grecia, Macedonia, Serbia. Prigionieri dell’accordo di Bruxelles che ha fruttato miliardi alla Turchia di Erdogan. Il caso della Bosnia, divisa in due anche nelle politiche sull’immigrazione.

Ennio Brilli — da Bihac

Hanno le scarpe rotte, un cellulare con le mappe di Google scaricate e tutto ciò che è rimasto del loro passato e delle loro esistenze precedenti lo portano in uno zaino sulle spalle. Non hanno più niente altro da perdere se non la loro vita in quello che loro chiamano il gioco. Dicono, la…


Da qualche giorno sono qui, se questo è un posto.

C’è un vecchio centenario che mi ha insegnato il silenzio.

Ogni tanto una folata di vento alza una spirale di polvere.

Lui, il vecchio, qui ha piantato gli alberi che, dice, “erano piccoli quando io ero grande” alludendo alla forza della giovinezza, “ora loro sono diventati grandi e io sono diventato piccolo”.


Sotto i ponti di Manaus quelli dei Servizi Sociali svolgono un lavoro burocraticamente ineccepibile. Si presentano ogni tanto con i loro blocchetti e le schede da compilare, controllano quanti ne sono, se sono gli stessi della volta precedente, se qualcuno si è aggiunto, o manca …. O è venuto a mancare.

Sotto i ponti i ragazzi e le ragazze di Manaus cercano disperatamente di sopravvivere uccidendosi lentamente. Placano il dolore respirando i solventi delle colle comprate nelle ferramenta a poco prezzo.

Sotto i ponti i ragazzi e le ragazze di Manaus hanno fame di pane e muoiono per denutrizione dell’anima.


Reportage

Pakistani, afghani, siriani, di notte perdono i tratti delle loro etnie, con le gote del colore della pece, del fumo che inalano e di cui i capannoni sono intrisi: plastica bruciata scambiata per un po’ di calore

Testo di Carla Parodi
Foto di Ennio Brilli

Lo senti, scorrere nel blu livido di volti senza sangue, non sgorga, non una goccia.
Lo vedi, stretto, in sorrisi che ricordi di avere visto, in calde giornate da turista.
Lo scorgi in occhi vitrei, occhi che chiedono,
qualcosa che ti fa male guardare, e non trovare.
Abbassi gli occhi, diviene palese,
tappi il naso, trattieni l’aria,
perché quello che non puoi non annusare,
è un fetido vuoto di umanità.

Appena calpesti quello spazio di mondo, lo hai sentito raccontare talmente tante volte che lo dovresti sapere, sei dentro a una leggenda…


Quando ascoltavo per la prima volta i pezzi che amavo con i suoni che provenivano da due fonti diverse e la musica diventava “tridimensionale”

Testo e foto di Ennio Brilli

Tutti, o quasi tutti gli anni ’70 li ho vissuti ad Ancona. Abitavo nell’area più bassa della città, che non per niente veniva (viene tutt’ora) chiamata “il Piano”. “Dove abiti?” mi chiedevano, “Al Piano” rispondevo, felice quando a chiedermelo era l’ultima ragazza che avevo conosciuto all’ultima lezione, a mensa o all’ultima festa di quelle sgarrupate che si organizzano tra studenti.

Stavo al terzo piano di un appartamento che, chissà perché…


“Di quando a Idomeni e nei dintorni di PolyKastro ho incontrato, fra gli altri, una famiglia di Palestinesi.”

Di Ennio Brilli

Lui si chiama “My Friend”. Tutti quelli che affollavano Idomeni e che affollano tutt’ora altri campi qui intorno si chiamano “my friend”.
Tutti provengono da un posto che si chiama “my friend”.
Lui vive da tre mesi, con la sua famiglia, in un’area di servizio sull’autostrada nei pressi di Polykastro.
L’area di servizio è diventata un campo profughi, le tende sovrastano le pompe di benzina e debordano dall’area, fino ai terreni intorno.


Di quando c’era il tempo per pensare e per guardare le stelle nelle notti d’estate. La corrente elettrica arrivò quando ero in quarta elementare, vi racconto qualcosa di me

Testo e foto di Ennio Brilli

Io sono nato in mezzo ai campi, vicino alle montagne, lontano da tutto, da ogni paese e da ogni città.

C’era la terra, il fiume, che quasi sfiorava la casa, e poi ancora campi coltivati e i boschi.

Le case erano distanti l’una dall’altra. Erano case di contadini, come quella di mio padre, contadino anche lui.

Nella nostra, come in quella degli altri, non c’era la corrente elettrica, né rubinetti da cui attingere acqua.

Quella che serviva si prendeva dal pozzo o si scendeva al fiume.

Il fiume serviva anche per fare il bucato…


FINO AL PUNTO ESATTO IN CUI SI SPEGNE

Allora, oggi sono tornato a piedi dall’incrocio per Monte Urano a Campiglione di Tenna fino a casa. Ho attraversato il ponte, poi invece che proseguire sulla strada “ufficiale”, ho svoltato a sinistra e ho costeggiato il fiume per un po’, forse un chilometro o poco più. Ricordavo, da quando studiavo in Seminario, che ci doveva essere una strada che risaliva su, fino a Fermo.

Quando ero in seminario non avevo nessuna vocazione, come il 99 per cento dei miei colleghi studenti (io ci ho fatto il classico). Diciamo che avevamo fame, e…


Di Ennio Brilli

Chimiary Chidi Namdi, la moglie di Emmanuel Chidi Namdi, durante la veglia all’ex seminario gestito dalla comunità di Capodarco, la sera del 7 luglio 2016. Fermo, Marche.

Fermo, Marche

Emmanuel Chidi Namdi, 36 anni, era ospite insieme alla moglie Chimiary, 24 anni, della comunità di Capodarco nell’ex seminario arcivescovile di Fermo, nelle Marche. Erano stati accolti nella struttura dopo essere sfuggiti a un attentato dei terroristi di Boko Haram nel loro paese, in Nigeria. Avevano perso tutto.

Erano rimasti tra i pochi sopravvissuti all’attentato, in cui è morto il loro figlio piccolo, insieme a genitori e suoceri. Non avevano niente da perdere a partire, attraversare il deserto del Sudan, e raggiungere la Libia per tentare di arrivare in Europa.

Chimiary era rimasta incinta durante…

Ennio Brilli

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