Spero nella maggioranza silenziosa

Il vantaggio del No al referendum è stato pressoché costante e domenica (domani) probabilmente vincerà.

Personalmente voterei Sì, “voterei” e non “voterò” perché purtroppo votare fuorisede è ancora un po’ tortuoso (l’unico modo è iscriversi come rappresentanti di lista nella provincia in cui si è domiciliati). Ma anche davanti a una probabile sconfitta del Sì, e a una domenica in cui non potrò votare, ho creduto valesse comunque la pena riordinare le idee e metterle in fila: schierarsi non è un fatto negativo, non credo all’urna elettorale come un confessionale da prima repubblica.

Questo post non è il mio voto, nel senso che ovviamente non vale come tale, ma è la mia “alzata di mano”, una manciata di righe dove condivido le informazioni che mi hanno convinto a sperare nell’approvazione di questa riforma costituzionale.

Innanzitutto mi ha convinto Filippo Taddei, il responsabile economico del Partito Democratico, che ha scritto questo piccolo esperimento mentale per liberarsi del voto ideologico: immaginare che i punti della riforma siano già parte della costituzione vigente e che il testo attuale sia invece quello proposto con la riforma.

Scrive Taddei: “Ora, in questo mondo parallelo, arriva Renzi e propone una riforma per introdurre quella che nel mondo reale è la costituzione vigente, e quindi in estrema sintesi Renzi ci propone di:

- Introdurre in bicameralismo perfetto: trasformare il cd. “Senato dei 100” in una vera e propria Seconda Camera, con 315 senatori, e poteri identici alla Camera esistente.

- Introdurre il concetto di “materia concorrente” tra Stato e Regioni, includendovi energia, infrastrutture strategiche e protezione civile.

- Introdurre le Province in costituzione.

- Creare il CNEL.

- Abolire l’obbligo di parere preventivo della Corte Costituzionale sulle leggi elettorali.

- Abolire i referendum propositivi.

- Ridurre da 150k a 50k le firma necessarie per le leggi di iniziativa popolare, ma abolendo l’obbligo del parlamento di discuterle.

- Introdurre i Senatori a vita.

- Permettere al governo di inserire nei decreti legge anche provvedimenti non attinenti.

- Etc etc

In questo mondo parallelo, quale sarebbe la vostra decisione?

1. Se nei due mondi scegliete la stessa versione della Costituzione (i.e. votate SI nel mondo reale e NO nel parallelo, o viceversa) allora la vostra scelta, giusta o sbagliata, è coerente.

2. Se nei due mondi scegliete versioni diverse della costituzione (i.e. votate SI in entrambe i mondi, oppure NO in entrambe in mondi) allora forse avete un po’ di confusione: significa che date risposte diverse quando la stessa identica domanda vi viene presentata in modo diverso.”

Ovviamente questo esperimento mentale è stato solo uno degli spunti che mi ha convinto a sperare nella vittoria del Sì. Qui di seguito ce ne sono altri, divisi per argomento.

Innanzitutto il voto di Fabrizio Barca credo sia un esempio perfetto (insieme al voto di Romano Prodi) di come anche se si è in qualche modo scontenti di questa riforma è doveroso anche valutare le conseguenze di una vittoria del No. Barca scrive: “dovrei astenermi. Ma l’esito del voto è carico di conseguenze politiche immediate. Negative, in entrambi i casi. Particolarmente negative nel caso di vittoria del No”

Anche Gianluca Briguglia scrive: “voto Sì al referendum di dicembre perché non voglio che ci sia un referendum l’anno prossimo in cui votare No, quello per la rottura dell’Europa e l’affondamento dell’Italia.”

Erik Boni invece fa una cosa utilissima, immagina un dialogo in cui lui stesso risponde punto per punto a quelle che sono le obiezioni più ovvie e comuni a questa riforma. Per esempio:

Sostenitore del No: “Non voglio votare una riforma firmata da sinistri personaggi come Verdini!”

Erik Boni: “Probabilmente hai sentito centinaia di volte l’espressione “riforma Renzi-Boschi-Verdini” quindi non ti posso biasimare se alla fine ti sei convinto che Denis Verdini abbia preso parte al processo di scrittura della riforma. Peccato che sia falso. La riforma è stata scritta dagli uffici del Ministero per le Riforme (di cui è a capo Maria Elena Boschi) tenendo conto del lavoro della commissione di 35 esperti nominata dal precedente governo Letta (con a capo Gaetano Quagliarello). È stata poi sottoposta più volte alla Camera e al Senato subendo varie modifiche grazie al lavoro di più persone (particolarmente incisivi i contributi di Anna Finocchiaro e Roberto Calderoli). Non risulta un solo emendamento presentato da Verdini. Naturalmente ha preso parte alle votazioni, ma in tutta sincerità non credo che ti convenga farne una questione di cattive compagnie. Qui un approfondimento.”

Raffaele Alberto Ventura si concentra invece sull’anomalia politica italiana per come è adesso. Con la decretazione d’urgenza che è diventata la prassi: “i cosiddetti decreti-legge, ovvero degli atti normativi straordinari che hanno la peculiare caratteristica di essere emanati dal potere esecutivo invece che dal potere legislativo. Straordinari, in principio. Nella pratica dei governi italiani, frequentissimi.”

Ora veniamo ai risparmi. Carlo Stagnaro su lavoce.info ha provato a fare qualche calcolo e vedere quanto si risparmierebbe con l’approvazione della riforma costituzionale. Stagnaro aggiunge anche che: “sarebbe sbagliato ridurre le ricadute economiche della riforma ai meri risparmi potenziali. Esse sono piuttosto connesse ai suoi effetti sulla stabilità politica, l’efficacia dell’azione legislativa e la certezza del diritto (in particolare con la revisione del Titolo V)”.

Altre informazioni che mi hanno convinto sono contenute in articoli come questo, dal blog di filosofia dell’Università di Urbino: Sono articoli con meno appeal di quelli firmati da giornalisti e politici, ma nell’indecisione o nella curiosità di approfondire, vale la pena leggerli. Scrive Francesco Gusmano: “una camera che detiene gli stessi poteri formali, venuta meno la sua funzione principale, quella di freno conservatore, a che serve? È un’entità chiaramente superflua. Pertanto, o la si elimina (stravolgendo davvero in questo caso l’impianto costituzionale) o, più ragionevolmente, la si mantiene, differenziandone però la funzione”.

Concludendo: voterei sì. E se dovessi riassumere le ragioni sarebbero le stesse tre che Claudio Giunta ha scritto su Internazionale.

1 Nel merito: “la riforma mira soprattutto a rafforzare il potere del governo e quello dello stato centrale nei suoi rapporti con gli enti locali. Trovo giustissimo questo orientamento. I lamenti sulla deriva autoritaria e sull’uomo solo al comando riflettono a mio avviso l’idea, molto diffusa soprattutto a sinistra, che il potere sia una cosa in sé negativa, e che per stemperare questa ontologica negatività sia bene imbrigliarlo, renderlo inoperante dando al maggior numero possibile di persone o enti il maggior numero possibile di chances d’intralciare il suo esercizio.

2 Per le conseguenze: “perché disistimo quasi tutte le forze politiche schierate dalla parte del no, e non vorrei che per loro il 5 dicembre fosse un giorno di festa, e men che meno che, nel breve o medio periodo, andassero al governo.”

3 La retorica e l’ideologia: “Il male più grande dell’Italia non è né il bicameralismo paritario né il Cnel: è la retorica, “la retorica che ci rode le ossa” e che — per una spropositata opinione di noi stessi e delle nostre idee — ci fa assumere pose eroiche quando sarebbe tanto più saggio valutare serenamente i pro e i contro”