Cara Sardegna
Franz Vitulli
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Sono un amante della natura e, soprattutto, un accanito scalatore, ma anche un ciclista. Quando sono stato in Sardegna ho visto un paradiso fatto di pareti da scalare, strade di asfalto immacolato poco trafficate e perfette da percorrere con la mia bici. Anche spazi incontaminati ideali per la mountain bike e per il turismo equestre. Però gli scalatori erano pochissimi, i ciclisti quasi inesistenti e gli unici a cavallo erano locali (agricoltori, pastori?). La mia professione richiede la presenza fisica sul luogo di lavoro, ma uso molto internet e il computer per esigenze professionali e ricreative. Mi piace e mi serve essere connesso anche quando sono lontano dal mio lavoro, del resto internet è ormai indispensabile per viaggiare, rende accessibili luoghi, servizi, attività commerciali….se poi qualcuno in vacanza vuole isolarsi può lasciare tutti i dispositivi elettronici a casa, non credo si senta disturbato da reti e satelliti. In Sardegna le zone del turismo di nicchia, come le ha definite qualcuno che mi ha preceduto, sono anche quelle dove più spesso la copertura del cellulare è assente, per non parlare di internet, buffo visto che è la patria di Tiscali….

Non parliamo poi dell’accoglienza riservata al turista “sportivo” al di fuori del classico periodo agostano: difficile trovare da mangiare, dormire, il pos poi sembra quasi sconosciuto. Tutta la stagione si concentra in un paio di mesi estivi sulla costa frequentata da strani esemplari umani dediti ad abbrustolirsi al sole e nuotare, dai vip della costa Smeralda o dai guardoni dei vip. Si devono fare i conti con le risorse a disposizione: grandi spazi selvaggi dove si può scalare, fare escursionismo, pedalare, cavalcare? Allora richiamiamo appassionati di sport all’aria aperta, però diversificare l’offerta significa anche investire in tecnologia, siglare accordi con compagnie aeree e marittime, essere a portata di clic (tecnologia e sport all’aria aperta spesso vanno a braccetto). Invece ci si crogiola in un ridicolo vittimismo attribuendo ad altri le proprie colpe, i turisti non hanno voltato le spalle alla Sardegna, semmai è il contrario.

Competere nell’offerta turistica richiamando solo evasori gonfi di contanti avversatori della tecnologia e aspiranti eremiti è miope oltre che stupido ed è più saggio adeguarsi al mondo piuttosto che chiedere al mondo di adeguarsi a noi.

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