La comprensione è alla base della scienza e della fiducia.

Vaccini e dintorni.

È di pochi giorni fa l’ennesima notizia di una bambina morta dopo aver contratto il virus del morbillo. Nonostante sia l’argomento dell’anno non ho mai esternato più di tanto quello che penso su tutta la questione, non perchè non sia chiaro, anzi, quanto perchè credo ci si debba fermare a riflettere sul perché siamo arrivati a tanto.

Dire che tutti i No-Vax sono degli ignoranti della peggio specie non credo aiuti a migliorare le cose, non credo aiuti il fronte scientifico ad accrescere i propri consensi, ed è proprio su questo tema penso che tutti noi del settore dovremmo fermarci a riflettere.

Del personaggio del Dott. Burioni se ne è parlato molto ultimamente, alla stregua del paladino in difesa della scienza, moderno eroe digitale che decide di dedicare il suo tempo a rispondere alla massa di antivaccinisti che invadono le sue pagine social. Burioni ne sa sicuramente più di me, e molto probabilmente anche di te che stai leggendo queste righe, tuttavia sono i modi che non mi convincono e che credo, anzi, siano parte della causa che ha portato il mondo scientifico ad essere così impopolare. Recuperiamo una sua celebre frase

La scienza non è democratica

Tecnicamente è tutto vero, la scienza non si fa ad alzata di mano, non è che se la maggioranza di noi è di una certa opinione questa diventa automaticamente vera. La scienza però deve essere democratica. Deve essere comprensibile, alla portata di tutti, deve essere autorevole affinché la popolazione tutta possa fidarsi. Ed è qui che il mondo scientifico ha sbagliato negli ultimi anni.
Se medici, infermieri, scienziati si fossero arroccati un po’ meno nelle loro posizioni e fossero andati in mezzo alla gente, nelle scuole, a parlare di scienza, oggi forse la massa ne avrebbe un’opinione diversa da quella di una casta di privilegiati che fanno gli interessi di chissà quale potere forte.

Non possiamo pretendere che un cittadino possa fidarsi sempre, senza capire. E non ditemi che spiegare è tempo perso, che gli argomenti sono troppo difficili, perché

Se non lo sai spiegare in modo semplice, non l’hai capito abbastanza bene — A. Eintstein (pare…)

È innegabile che Burioni ci abbia provato, e che probabilmente si sia anche stancato, ma ormai è famoso solo per le sue frasi irriverenti contro chi crede di saperne più di tutti gli altri.

Insieme agli obblighi vaccinali, perché non predisporre un piano di educazione a lungo termine, partendo proprio dalle scuole. Didichiamo un giorno lavorativo al mese, una mattinata, per mandare nelle scuole un giovane medico, infermiere, ricercatore, a parlare con i ragazzi a scuola. Non a tenere una pomposa Lectio Magistralis, scegliamo un giovane carismatico che possa essere un esempio e che vada a scambiare due chiacchiere su cosa è scientifico, sulla differenza tra ciò che è reale, con tutti i limiti della scienza, e cosa è palesemente inventato. Una sorta di Pint of Science tra i banchi di scuola.

Sono convinto che se agissimo in questo modo, tra qualche anno avremo molte meno difficoltà ad arginare il problema dei movimenti anti-scienza, delle fake-news e anche dei contenziosi legali in sanità, con un gran risparmio per tutti.

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