400 sigarette — Le voci di dentro

“Mo’ volete sapere perché siete assassini? E che v’ ‘o dico a ffa’? Io vi ho accusati e non vi siete ribellati, eppure eravate innocenti tutti quanti. Lo avete creduto possibile” Alberto.

Doveva succedere. Ho fallito. Serata fuori, due birrette, cena pesante. E alla fine ho fumato. È stato come la prima volta, ci può essere una nuova prima volta. Le stesse sensazioni, anche un poco lo schifo. Ma il passo più difficile era accenderla, rompere il tabù. E così l’ho fatto. Ho preso un rum e ne ho incendiata un’altra. Tutto d’un fiato.

Poi mi sono svegliato di soprassalto. Erano le circa 5 del mattino, fuori poca luce, l’aria era davvero fresca. Ho tirato il lenzuolo per coprire almeno i piedi. Nulla da fare: malessere. La bocca pastosa. Ho guardato la mano, l’ho odorata, niente odore di tabacco. Mi sono dovuto alzare per controllare: il pacchetto era sul tavolo e dentro le sette sigarette che conserva — sì le ho contate, più di una volta — non una di meno. Il posacenere vuoto.

Forse sarà stato vedere tutte quelle persone ieri sera fumare felici, sorridere e inalare tabacco. Dicono che capiti a tutti sognare di fumare, a chi cerca di togliersi il vizio.

E invece oggi, dice l’app, che ho toccato il traguardo delle 400 bionde “risparmiate”. Quasi due settimane. Però ho sospettato, non mi sono fidato di me stesso e mi sono dovuto alzare per contare le sigarette. Ecco, io sono ancora fumatore, dentro. Ho creduto ad una mia bugia, ero convinto che avessi ricominciato. C’è ancora molta strada da fare.

“Io non mi sogno mai niente. ‘A sera mi corico stanco che Iddio lo sa. Quando ero ragazzo, mi facevo un sacco di sogni, ma belli. Certi sogni che mi facevano svegliare così contento. Mi parevano spettacoli di operette di teatro. E quando mi svegliavo, facevo il possibile di addormentarmi un’altra volta per vedere di sognarmi il seguito”, Michele.