L’approccio al mondo del lavoro nell’illustrazione

Scleri quotidiani di un tesista


La ricerca è qualcosa che porta sempre alla scoperta di nuovi stimoli e nuovi punti di vista e soprattutto dai luoghi meno convenzionali. Nello specifico quello che andrete a leggere è un estratto della tesi alla quale sto lavorando (e tra l’altro guardate un po’ la coerenza… Mi ero ripromesso di scrivere un articolo al giorno ed invece sono ancora a quota tre). Ma, ciancio alle bande, ecco qui l’articolo, sperando vi piaccia.
Nota d’obbligo: l’illustrazione che apre l’articolo è ad opera del bravissimo illustratore Pascal Campion (trovate il suo portfolio qui ), mentre qui trovate il blog, con forum annesso, dell’illustratrice Anna Castagnoli, che ha ispirato e molto mi ha dato per la scrittura di questa parte della mia tesi. Bene… non mi resta che augurarvi buona lettura.

Durante una conferenza tenutasi alla Fiera del Libro di Bologna del 2012, l’illustratrice Anna Castagnoli, nonché critica e redattrice di quello che oggi è forse il blog più importante in Italia nell’ambito dell’illustrazione editoriale (con annesso un forum molto frequentato) chiamato Le Figure dei Libri, spiegò ai presenti che per diventare illustratori bisogna prendersi cura di tre aspetti specifici: quello personale, quello del prodotto e quello relazionale.

-Ambito personale: un’azienda o una società possiede a prescindere un capitale di base, e nel campo dell’illustrazione l’unico capitale che l’illustratore possiede è l’illustratore stesso, per cui tutto ciò che fa parte della persona dell’artista si rifletterà sistematicamente nella sua produzione e ne diverrà materia viva e pulsante; proprio in funzione di ciò è fondamentale per l’illustratore fare un esercizio costante di conoscenza e di crescita personale che gli possa innanzi tutto far comprendere quale sia il proprio spazio (sia psicologico che fisico) nel quale poter trovare le giuste condizioni per poter partorire i propri lavori.

Ma ciò che è più importante per il creativo è quello di nutrirsi, dove nutrimento è inteso come continua ricerca di input provenienti dalle sorgenti più disparate; l’infanzia (quella personale) è un giacimento sconfinato di ricordi, sensazioni ed emozioni, che dobbiamo essere in grado di non perdere in itinere mentre cresciamo (ma questo dovrebbe essere applicato a tutti e a qualsiasi ambito), così come tutto quello che ci circonda e che fa parte della nostra quotidianità. Fare una passeggiata tra le vie affollate del centro e osservare i comportamenti delle persone e degli animali, oppure nella quiete della villa comunale, o in un bosco addobbato dalle foglie gialle dell’autunno, una chiacchierata tra amici, vedere un film, andare a teatro o ad una mostra al museo, perdersi in un assolo di David Guilmour o tra le parole di De André. Tutto è ispirazione e tutto questo immenso tesoro che giornalmente accumuliamo può diventare, attraverso la sensibilità e l’esperienza, qualcosa di meraviglioso.

-Ambito del prodotto: la creatività, esperienza, le sensazioni e le emozioni dell’illustratore ricadono necessariamente nel prodotto finale, ovvero l’illustrazione stessa. Tutti gli elaborati vanno a comporre il portfolio personale, ovvero il sample delle capacità dell’artista. La composizione di un portfolio è qualcosa di abbastanza enigmatico per molti, poiché essenzialmente deve contenere un numero minimo di lavori che rispecchino le competenze, lo stile e le capacità dell’artista nel modo più diretto e immediato possibile. Molto fa, nella realizzazione del portfolio, il concetto di realtà che l’artista vuole comunicare, e in definitiva vendere, ovvero se si vuole avere un approccio veritiero e realista o espressionista, se si vuole infrangere la realtà e invadere l’onirico con rappresentazioni astratte, se si vuole utilizzare un segno delicato oppure sporco e incisivo, gli archetipi e la composizione che acquisite e predilette (quindi in generale la sintesi di quanto spiegato nei capitoli precedenti).

-Ambito relazionale: una volta realizzato il portfolio (che può essere un PDF, un e-pub, cartaceo o più semplicemente un album -anche se ovviamente per email un elaborato cartaceo non può essere inviato-) bisogna venderlo.

Un’ottima notizia (afferma la Castagnoli) è che il mondo dell’illustrazione è un mondo “pulito”, nel senso che è uno dei pochi campi in cui le capacità sono anteposte al favoritismo e al clientelismo che dilaga ormai in ogni ambito, e per una questione molto semplice: per poter illustrare bisogna saper illustrare, a differenza di tanti ambienti. Porta l’esempio di un’illustratrice basca la quale, timidissima e mai uscita oltre i confini del suo paesino, mandò il suo portfolio a varie case editrici e nonostante la timidezza quasi patologica venne contattata dagli editor al punto di divenire un’artista molto quotata.

Se non si viene pubblicati fondamentalmente i problemi possono essere due: o non si è mandato il proprio portfolio, o almeno non alle persone giuste, o non si è ancora maturi abbastanza per poter pubblicare, e manchevoli quindi di quel quid in più che fa di un illustratore un illustratore, oppure si è sbagliato l’editore al quale mandare il portfolio poiché (come detto in precedenza) un editore con una propria linea grafica avrà esigenze particolari che magari cozzano con lo stile propostogli; è quindi buona norma inviare il proprio curriculum a quanti più editori possibili, ma soprattutto non svilirsi e rinunciare dopo il primo no. Succede anche agli illustratori più quotati di venire scartati per incompatibilità con la linea editoriale. Il consiglio che la Castagnoli dà è quello di essere umili e di accettare sempre le critiche costruttive degli editor, che conoscendo bene il proprio mestiere e conoscendo, possono dare ottimi consigli ai giovani illustratori (e questa è anche un’esperienza personale), in modo da poterli interiorizzare e saper crescere professionalmente; un criterio ottimo per comprendere se la critica è stata posta in maniera costruttiva o posta in maniera superficiale è analizzare la propria reazione: se ci si sente motivati, se si comprende la propria mancanza e si è spinti a migliorare le proprie mancanza, allora essa è stata positiva, mentre se ci si sente umiliati e affranti vuol dire che l’editor è un incompetente borioso che non sa fare il suo mestiere e che sfrutta l’inesperienza dell’illustratore per pavoneggiarsi e per sminuirne le capacità e non offre possibilità di spunto e di crescita personale, come sarebbe giusto che fosse.

Infine l’illustratrice spiega ai presenti come relazionarsi all’editore: dice (giustamente) che il rapporto che è buona norma instaurare è quello di natura professionale. Parliamo comunque di un ambito di tipo lavorativo e va da sé che quindi le comunicazioni debbano essere concise e professionali (e scherzando -ma neanche tanto- consiglia di evitare email contenenti cuoricini o smile o di raccontare la propria vita in scritti chilometrici; semplici, concisi e diretti).

Un ultimo consiglio ai giovani illustratori wannabe presenti è quello di essere originali e in linea con il proprio modo di essere anche nella presentazione del proprio lavoro agli editori, e lo fa raccontando un aneddoto personale, che qui riporto:

«Anch’io all’inizio ero un po’ persa come voi, e mio marito (giornalista e molto abile nel muoversi in ambito lavorativo) mi chiede: “Anna, ma perché non inventi un modo per presentare i tuoi lavori, invece di spedire i tuoi disegni? Un modo che ti assomigli”.

In quel periodo facevo delle scatole che riempivo con delle piccole scenografie alla Joseph Cornell (artista statunitense, scultore ma soprattutto pioniere dell’assemblaggio, del cinema sperimentale e del found footage), quindi feci realizzare delle scatole su misura in carta di Firenze, stampai una quindicina dei miei disegni e il mio curriculum in formato cartolina, in modo che stessero perfettamente all’interno del contenitore, e le spedii a diversi editori. Ogni editore, alcuni colpiti dall’idea originale, alcuni sia dall’idea che dal contenuto, mi contattò nel giro di venti giorni e da alcuni ne uscirono anche contratti di lavoro. Quindi siate anche fini ed originali nel presentare i vostri lavori agli editori. Magari senza cuoricini».